Didone di Purcell nel Teatro dell'Opera di Tunisi

Una moderna primavera musicale barocca

PS

18 maggio 2026 • 3 minuti di lettura

Didon et Énée © Théâtre de l’Opéra de Tunis
Didon et Énée © Théâtre de l’Opéra de Tunis

Teatro dell'Opera, Tunisi

Didone ed Enea

14/05/2026 - 15/05/2026

Un piccolo capolavoro pieno di grazia ha ritrovato l’energia e l’entusiasmo che forse caratterizzo la sua prima messinscena. Si tratta di Dido and Aeneas di Henry Purcell, che nel 1689 venne rappresentata nel convitto di Chelsea, diretta da un maestro di ballo e coreografo, nel quale giovani gentildonne studiavano anche le arti rappresentative.

Deve essere stato questo che ha spinto Syhem Belkhodja, direttrice del Centro coreografico del Teatro dell’Opera di Tunisi, ad affidare la regia dell’opera dell’Orfeo britannico a Omar Rajeh, coreografo e danzatore libanese, dando particolare rilievo coreutico a questa produzione che è frutto della sinergia tra l’ensemble Les Épopées e i musicisti dell’Orchestra di Tunisi, il Coro e il Balletto dell’Opera di Tunisi e i cantanti solisti guidati da Stéphane Fuget, con l’ausilio di Claire Lefilliâtre, nei loro primi passi nel mondo della cosiddetta prassi musicale storicamente informata.

Tutti i cantanti e i danzatori erano tunisini e così anche la maggior parte degli archi, guidati dai capofila solisti e dal continuo dell’ensemble Les Épopées. In assenza di copie di strumenti storici da parte dei musicisti locali, per poter addolcire il suono degli archi e ammorbidire il fraseggio della elegante musica di Purcell, Fuget li ha dotati di archetti barocchi per rendere più omogenea ed equilibrata la sonorità orchestrale.

Non è la prima volta che quest’opera viene messa in scena a Tunisi, ma è certamente la prima nella quale cantanti e strumentisti tunisini si sono cimentati con l’ornamentazione della cultura musicale barocca in una interpretazione consapevole della specificità di quest’arte sonora, grazie al lungo lavoro preparatorio guidato da Fuget e da altri componenti di Les Épopées.

Didon et Énée (Foto © Théâtre de l’Opéra de Tunis)
Didon et Énée (Foto © Théâtre de l’Opéra de Tunis)

Gli oltre cento artisti presenti sulla scena della grande sala del Teatro dell’Opera di Tunisi hanno impresso alla Didone di Purcell una energia corale, frutto della dinamica dei loro movimenti e della scenografia minimalista fatta di numerosi moduli cubici utilizzati per fare e disfare mura, colonne, sedili, scale e altro ancora, evocando una immaginaria e astratta Cartagine che potrebbe allusivamente rappresentare anche le rovine dei tempi presenti. Non è un caso che ad un certo punto della rappresentazione su uno dei tanti muri ricostruiti e buttati giù qua e là sulla scena, uno dei danzatori come un moderno writer aveva scritto “Non tutte le distruzioni sono sconfitte”, senza dimenticare che l’astuta Didone proveniva dall’attuale Libano ed Enea era un esule e un naufrago, come ha ricordato il regista in una intervista.

Didon et Énée (Foto © Théâtre de l’Opéra de Tunis)
Didon et Énée (Foto © Théâtre de l’Opéra de Tunis)

In questo quadro gli assembramenti del Coro e dei danzatori del Balletto dell’Opera di Tunisi hanno creato l’impressione di un popolo partecipe del dramma della propria regina, reso plasticamente attraverso le coreografie moderne e contemporanee e allo stesso tempo antiche nella loro astrazione. Un contrasto molto interessante tra la musica e la scena che ha reso questa Didone così attuale e vivida, grazie anche alla intensa concertazione fatta da Fuget.

Didon et Énée (Foto © Théâtre de l’Opéra de Tunis)
Didon et Énée (Foto © Théâtre de l’Opéra de Tunis)

L’entusiasmo e la presenza scenica del giovane cast vocale che per i ruoli principali era composto da Nesrine Mahbouli (Didone), Lilia Ben Chikha (Belinda), Maram Bouhbal (Maga) e Haythem Hadhiri (Enea) ha contribuito al successo di questa originale produzione operistica che è stata accolta con altrettanto entusiasmo dal pubblico che ha riempito il modernissimo teatro dell’opera della Cité de la Culture di Tunisi anche nella replica del giorno seguente.