Debussy, Poulenc, Britten per ricordare le angosce della guerra

La Sagra Musicale Umbra ancora una volta scommette con successo su programmi di raro ascolto in Italia

Sagra musicale umbra
Erica Piccotti
Recensione
classica
Sagra Musicale Umbra
Debussy / Britten
16 Settembre 2018 - 17 Settembre 2018

Con i concerti serali degli ultimi due giorni di programmazione – quello dedicato al War Requiem di Britten (21 settembre) e quello in cui sarà proposta la Nona Sinfonia di Beethoven (22 settembre) – la Sagra Musicale Umbra ha concluso il proprio programma di quest’anno presentando due vere e proprie invocazioni corali legate al tema della pace, al quale si affianca la drammatica memoria della guerra.

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All’interno di quello che è il secondo festival di musica più antico del nostro paese (dopo il Maggio Musicale Fiorentino), le scorse giornate sono state comunque caratterizzate da un ricco calendario di eventi: accanto infatti alla programmazione principale, in cui peraltro erano presenti anche concerti in tarda mattinata e nel pomeriggio, le rassegne Musica di Mezzodì e quella Cinque Cori alle Cinque hanno dato al pubblico perugino occasione di ascoltare giovani interpreti e formazioni di alto livello legate allo stesso territorio umbro. Rilevante, per esempio, l’eccellente interpretazione che il pianista Leonardo Cherri ha offerto della Sonata in si minore di Liszt, durante il recital a Palazzo della Penna (il 21 settembre), mentre tra i gruppi corali si è fatto apprezzare il Coro Armoniosoincanto – formazione di voci femminili diretta da Franco Radicchia – che nella Chiesa di Sant’Ercolano ha eseguito un programma dominato dalla presenza di diversi brani appartenenti al repertorio compreso tra i secoli XII e XV.

Meritano però una particolare attenzione i due appuntamenti nei quali sono stati proposti, rispettivamente, un programma interamente dedicato a Debussy (il 16 settembre a Montefalco) e uno all’interno del quale spiccavano tre dei Canticles di Britten (il 17 settembre a Perugia), intimamente ispirati al tema della pietà umana.

Nel Museo di San Francesco a Montefalco, le tre Sonate (per violino e pianoforte, per violoncello e pianoforte e per flauto, viola e arpa) scritte dal musicista francese negli ultimi tre anni di vita, hanno innanzitutto potuto contare su una eccellente esecuzione da parte di un gruppo di interpreti, all’interno dei quali si sono fatte notare le giovanissime (e bravissime) Ekaterina Valiulina al violino ed Erica Piccotti al violoncello. Ma soprattutto le diverse geometrie strumentali proposte dai musicisti di Suoni Riflessi – realtà nata grazie all’iniziativa di Mario Ancillotti, flautista tra i più rappresentativi del nostro paese – si sono intrecciate con le letture magistralmente declamate da Maddalena Crippa. Rievocando non solo i cento anni dalla scomparsa di Debussy e dalla fine della Grande Guerra ma anche il clima di angoscia vissuto da altri artisti di fronte alla tragedia del conflitto, la Crippa ha letto testi dello stesso musicista (tratti dalle lettere e dagli scritti critici) e di Marcel Proust. Questa speciale alchimia tra i suoni delle parole, le immagini irripetibili che Proust dedica alla musica nella sua Recherche, e i capolavori cameristici dell’ultimo Debussy ha prodotto un’ora e mezza di suggestione pura, che sembrava rispondere proprio a quel passo (da La Prisonnière) in cui lo stesso Proust si «se la musica non fosse l’unico esempio di ciò che sarebbe potuto essere – se non ci fossero state l’invenzione del linguaggio, la formazione delle parole, l’analisi delle idee – la comunicazione delle anime».

Sagra musicale umbra

Programma tutto dedicato alla musica vocale da camera, quello di lunedì 17 nella Chiesa di San Filippo Neri a Perugia, comprendente un gruppo di eccezionali pagine, scritte non solo dal citato Britten ma anche da autori come Debussy, Poulenc, McMillan e Barber. Rara è l’occasione nel nostro paese per ascoltare questa musica, altrettanto rara è la caratura poetica dei testi che ne fanno parte integrante, un complesso percorso musicale e letterario – frutto ancora una volta delle coraggiose scelte del direttore artistico Alberto Batisti – grazie al quale il pubblico presente ha potuto condividere momenti di grande intensità espressiva. Esemplare l’interpretazione offerta dal tenore Mark Milhofer, dal controtenore Antonio Giovannini, dal baritono Mauro Borgioni, dal pianista Filippo Farinelli e dal cornista Jonathan Williams, che si sono alternati nelle varie formazione previste dai singoli brani. Felicissima l’intesa tra Milhofer e Giovannini in Abraham and Isaac op. 51, uno dei Canticles di Britten in programma, quando hanno fuso le loro voci per creare quella del Dio di Abramo mentre ordina il sacrificio di Isacco, struggente l’esecuzione con Borgioni ha proposto il testo di Joyce musicato da Barber (Three Song op. 10), per non parlare dell’emozione che ancora una volta il controtenore Antonio Giovannini ha suscitato con Noël des enfants qui n’ont plus de maison, nel quale Debussy lascia la parola ai bambini francesi che si accingono a trascorrere un Natale di guerra.

 

Programmi ricercati ed emozionanti come questi sono una delle caratteristiche che fanno della Sagra Musicale Umbra uno degli appuntamenti più interessanti nel nostro paese. Sono vere e proprie scommesse col pubblico che si possono fare soprattutto all’interno di un festival – i rischi che viceversa le "stagioni" concertistiche accettano di correre in questo senso sono solitamente minori – ma l’accoglienza entusiasta che lo stesso pubblico ha dato, per esempio nel corso di questi concerti, rappresenta un chiaro incentivo a continuare su una strada lungo la quale gli orizzonti musicali non possono che ampliarsi ulteriormente.

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