Cronache dal Lussemburgo 1

Alla scoperta di "music:LX”

Recensione
classica
Lussemburgo ha festeggiato i dieci anni del suo moderno auditorium, la Philharmonie, che è venuto ad arricchire - insieme ai musei creati o ristrutturati dalle fondamenta in questi ultimi anni - il paesaggio culturale di un piccolo stato, fino ad allora interessato solo alle operazioni finanziarie, che d'altronde non trascura nemmeno ora e che gli hanno permesso di raggiungere il primo (o secondo, dipende dal metodo di calcolo) Pil pro capite del pianeta. Sono stati tre giorni densi di concerti, che si susseguivano dalla mattina alla sera nella grande sala da 1400 posti, nella sala per la musica da camera da circa 200 e anche in altri spazi ricavati nel foyer. Che la Philharmonie abbia conquistato un posto importante nella vita di questa piccola città di poco più di centomila abitanti era dimostrato dalla grandissima partecipazione del pubblico, che nello spazio di poche ore ha riempito la sala principale per tre diversi concerti, mentre numerosi altri spettatori seguivano una miriade di eventi negli spazi minori e contemporaneamente nel vecchio teatro andava in scena Madama Butterfly.

Noi eravamo lì per seguire in particolare la serie di concerti intitolata "music:LX", che aveva lo scopo di presentare alcuni dei migliori musicisti lussemburghesi a direttori artistici, agenti e giornalisti provenienti dall'Unione Europea e non solo. A organizzarli era il Luxembourg Export Office, che ha il compito di promuovere ed "esportare" i musicisti locali: il piccolo Lussemburgo ha un ufficio di questo genere, l'Italia no. In una serie di showcases vari interpreti avevano a disposizione mezz'ora ognuno per farsi conoscere. Non credevamo che uno stato delle dimensioni di una media provincia italiana avesse così tanti musicisti da proporre, tutti validissimi, anche se alcuni più interessanti, altri meno. Per esempio il pianista Jean Muller non è sembrato troppo interessante quando ha eseguito un Mozart e uno Chopin di ottima scuola, ma appunto un po' scolastici. Poi nello Studio n. 13 "La scala del diavolo" di Ligeti si è trasformato: mollati i freni, si è gettato in questa incandescente materia sonora con rigore e allo stesso tempo con furore, inchiodando l'ascoltatore con un crescendo implacabile di tensione, ottenuto grazie a un virtuosismo non solo delle dita ma anche della mente, se si può dir così. Notevole il clarinettista Max Mausen per tecnica, eleganza e bel suono. Il soprano Claudia Galli, di chiara origine italiana ma lussemburghese al cento per cento, ha capito che oggi la voce da sola non basta più e ha puntato molto sul suo temperamento pepato e volitivo. Il pianista David Ianni - che è già una celebrità - ha eseguito una sua suite di valzer molto chopiniani: è un po' prevedibile, ricorda Allevi ma con maggiore sostanza musicale, e piace molto al pubblico.

Ma il meglio sono alcuni gruppi cameristici. Il Trio Koch - due violini e pianoforte - ha a disposizione un repertorio insospettabilmente vasto e inesplorato. Il suo showcase iniziava con una sorprendente Sonata di Mozart padre, datata 1740, quando Leopold non era ancora un vecchio parruccone ma un ventenne quasi rockettaro, almeno nell'interpretazione della famiglia Koch, che è un po' eccessiva ma non ingiustificata... certe volte un pizzico di follia non nuoce. Poi una Sonatina di Martinu, non uno dei suoi lavori più noti, ma musica di alta qualità, con idee non appariscenti e tuttavia originali, condotta dall'inizio alla fine tecnica elegante e raffinata: il musicista ceco raramente delude. United Instruments of Lucilin, un gruppo di musica contemporanea a geometria variabile, ha fatto ascoltare tre compositori pressoché coetanei, con la differenza che Magnus Lindberg e Georges Lentz sono due cinquantenni in piena attività, mentre Fausto Romitelli ci ha lasciati da più di dieci anni. Il momento più interessante del concerto di quest'eccellente ensemble è stato proprio il pezzo di Romitelli, la Prima Domenica da Domeniche alla periferia dell'impero, che, eseguita con grande ésprit de finesse, rivelava un senso di tragica solitudine e di desolata insensatezza, che le versioni spietatamente tecnicistiche in cui l'avevamo ascoltata finora non coglievano assolutamente.

Artemandoline è un gruppo barocco, caratterizzato dalla presenza di due mandolini, mandola e chitarra (tutti strumenti d'epoca) oltre ai consueti archi e clavicembalo. Si dichiara "one of the world's best mandoline Baroque ensemble" e non è una vanteria. Esecuzioni virtuosistiche e spumeggianti di Vivaldi (un concerto originale per due mandolini e uno trascritto) e di due compositori che raramente escono dai libri di storia, Marco Uccellini ed Evaristo Felice dall'Abaco. Quest'ultimo gareggia da pari a pari con il suo coetaneo Vivaldi per estro delle invenzioni strumentali ed inesauribile energia ritmica.

Un direttore artistico italiano (ma non ce n'erano) avrebbe già potuto trovare spunti interessanti per le sue prossime stagioni, ma le carte più importanti "music:LX" se l'è riservate per le ultime ore dei festeggiamenti della Philharmonie.

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