C’era una volta un re pazzo e solo

In The Mad King per l’olandese Opera2Day Stefano Simone Pintor propone un apologo sulla solitudine a partire dalle Eight Songs for a Mad King di Peter Maxwell Davies

The Mad King (Foto Marco Borggreve)
The Mad King (Foto Marco Borggreve)
Recensione
classica
L’Aia, Koninklijke Schouwburg
The Mad King
22 Gennaio 2021

Chissà se c’entrano i fatti di Washington e soprattutto l’uomo che li ha ispirati (e che chissà non volesse davvero farsi re) dietro al rinnovato interesse per il monodramma di Sir Peter Maxwell Davies Eight Songs for a Mad King. Più verosimilmente sono frutto della necessità di ridurre al minimo le presenze sulla scena causa pandemia scelte artistiche non troppo scontate sia negli allestimenti sia spesso nella scelta dei titoli. È comunque singolare che il vecchio lavoro di Maxwell Davies – la prima esecuzione a Londra risale al 1969 – sia stato ripreso in due diverse produzioni a distanza di pochi giorni. A Monaco di Baviera per i “pandemici” Montagsstück diffusi in streaming si è vista una produzione “extra light” dell’Opera di Stato Bavarese firmata da Andreas Weirich con il baritono Holger Falk. A una decina di giorni di distanza dallo Koninklijke Schouwburg de L’Aia arriva The Mad Kingproduzione firmata da Opera2Day, intraprendente compagnia olandese di giro che si propone di coniugare la tradizione operistica con la sensibilità dell’oggi.

Il monodramma originale è ispirato alla figura di re Giorgio III del Regno Unito, il cui lunghissimo regno fu segnato da un lento precipitare nella follia che lo costrinse a trascorrere gli ultimi dieci anni della sua lunga esistenza recluso nel Castello di Windsor. È un re già acciecato dalla follia quello che si intuisce nel percorso drammaturgico poroso degli otto monologhi scritti da Randolph Stow prendendo a prestito molte parole dette o scritte dal re stesso in un immaginario consesso con gli amati ciuffolotti, suoi unici compagni di solitudine. Uccelli ai quali re Giorgio pretendeva di insegnare a cantare usando i motivetti di un piccolo organo meccanico, una delle fonti dell’eteroclito alfabeto musicale assemblato da Maxwell Davies per i sei strumentisti che accompagnano la gamma espressiva estrema con la quale fa esprimere il baritono interprete unico.

Per la sua seconda collaborazione con Opera2Day a poco meno di due anni da Dangerous Liaisons, in The Mad King Stefano Simone Pintor sviluppa una drammaturgia coerente nella sostanza con il lavoro originale di Maxwell Davies, anteponendo un “preshow” con protagonista un petulante pappagallo che, dallo schermo di uno schermo televisivo, traccia le frammentarie coordinate spazio-temporali su una trama di “musique concrète” composta per l’occasione da Brendan Faegre. Il seguito si sviluppa lungo la trama disorganica delle Eight Songs nella quale si innestano episodi händeliani non tanto per dire del noto amore di re Giorgio per la musica del “caro Sassone” ma per rifarsi allo spirito di quegli “stage props” evocati da Maxwell Davies per descrivere il suo lavoro, restituiti qui in trascrizioni sghembe e dissonanti dello stesso Faegre. L’intenzione non è quella di colmare gli sconnessi vuoti “di memoria” ma di amplificare piuttosto un portato esistenzialista dal sapore beckettiano del lavoro suggerendo una solitudine voluta come reazione a presagi di minacce esterne. Beckettiana sembra anche l’ispirazione del Pintor regista, che spoglia il protagonista come lo spazio scenico di ogni possibile regalità, esaltando la degradazione di uno squallido “huis clos” da fine dei tempi abitato da oggetti da discarica come in una sorta di distopia ecologistica.

Restano comunque numerosi gli ammiccamenti all’universo del re folle nell’organetto meccanico e soprattutto nelle molteplici tracce ornitologiche disseminate nella gabbia della scena disegnata da Herbert Janse, così come nei paesaggi sonori dei sei bravi strumentisti del New European Ensemble preparati da Hernán Schvartzman e fantasiosamente vestiti come uccelli per la scena dalla costumista Mirjam Pater. A dare voce ma soprattutto corpo al re è Charles Johnston, avvolto in un accappatoio sgualcito e in mutande, imprigionato in una solitudine rabbiosa e smanioso di rinchiudere nella sua gabbia tutto il mondo racconta meglio di un proclama, ma con toni assai più lievi, di come quell’uomo solo sia il solo artefice della propria rovina.

Con i teatri chiusi al pubblico anche in Olanda, Opera2Day ripiega sullo streaming ma la speranza è di poter avviare la tournée prevista in diverse località del paese fino a marzo.

 

 

 

 

 

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