Bologna: orchestra al centro!

Il Teatro Comunale di Bologna riprende le attività con un inatteso rimpatrio di Michele Mariotti, e ripensando la disposizione della sala

Teatro Comunale Bologna Michele Mariotti foto © Andrea Ranzi (Casaluci-Ranzi)
Foto © Andrea Ranzi (Casaluci-Ranzi)
Recensione
classica
Bologna, Teatro Comunale
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, direttore Michele Mariotti
25 Giugno 2020 - 26 Giugno 2020

“Palla al centro!” era lo slogan che nelle scorse settimane accompagnava il ritorno delle partite di calcio negli stadi. A Bologna, il Teatro Comunale mette invece l’orchestra al centro della sala, rivoluzionando i tradizionali rapporti spaziali con il pubblico. 

La scelta, che ricorda certe sperimentazioni acustiche di Nono o Stockhausen, è tutt’altro che peregrina, risultato di due teoremi inconciliabili: il palcoscenico settecentesco del teatro è troppo angusto per accogliere un’orchestra sinfonica con i dovuti distanziamenti personali richiesti dall’attuale emergenza sanitaria; la sala neoclassica del Bibiena è eccessivamente ampia per il numero limitatissimo di spettatori concesso dalle restrittive regole vigenti.

E allora, via le poltrone dalla platea per ospitarvi i leggii degli strumentisti, mentre gli spettatori si distribuiscono singolarmente o a coppie fra tutti i palchi dell’emiciclo.

La prospettiva visiva e acustica è completamente inedita. I famigerati palchi laterali a visibilità limitata diventano luoghi privilegiati, che consentono di vedere il direttore di fronte. E il suono cambia totalmente la sua natura: invece di giungerci alle orecchie sotto forma di onde intrecciate in un omogeneo fascio acustico orizzontale, s’innalza dai singoli strumenti in tante colonne sonore distinte, con effetto differenziato secondo la posizione del palco assegnatoci; il tutto amplificato dalla cassa di risonanza che si apre sotto il pavimento ligneo della platea, su cui poggia l’orchestra. 

Ne guadagnano in armonici i suoni gravi; acquistano in potenza e penetrazione gli strumenti che indirizzano il suono verso l’alto (mai sentiti i fagotti tanto netti e distinti). Insomma, un’esperienza entusiasmante, di certo originale, da non perdere.

A questo andava poi ovviamente aggiunto il carico emotivo. Sul podio tornava a sorpresa Michele Mariotti. Terminate le recite del Don Giovanni con cui nel dicembre 2018 concludeva i suoi dodici anni di presenza bolognese, il Teatro gli aveva promesso il rientro in occasione di una circostanza importante. E quale più di questa riapertura simbolica, dedicata la prima sera ai sostenitori storici dell’istituzione, la seconda agli operatori sanitari della città!

Anche il programma del concerto connotava un suo messaggio sentimentale. Avvio con Gluck, il compositore che nel 1763 inaugurò la sala, i cui “spiriti beati” dall’Orfeo rimandavano struggentemente alle tante anime fuggite nei mesi scorsi da questo mondo. La “piccola” Sinfonia in Sol minore di Mozart faceva vibrare i toni della tragedia ancora in corso. La forza del destino iconizzata nella Quinta Sinfonia di Beethoven, col suo titanico riscatto finale dell’uomo, riprendeva il filo delle celebrazioni beethoveniane appena avviate dal Teatro prima dell’inopinata clausura.

Anche la concertazione di Mariotti ci ha riportato indietro nel tempo, con i suoi rapinosi vezzi ritmici e dinamici che hanno lasciato il segno nella duttilità acquisita dall’orchestra bolognese durante i tanti anni sotto la sua guida. L’auspicio è dunque che tale ritorno inatteso preluda a nuove collaborazioni. 

Nel frattempo, altri concerti ci attendono in questo recupero estivo della stagione sinfonica sospesa, con due assi di nome Juraj Valčuha e Asher Fisch. E rigorosamente con l’orchestra al centro

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