Barga, il sogno della big band

In attesa del ritorno delle big band, Barga Jazz ha omaggiato il suo fondatore Giancarlo Rizzardi, scomparso nel 2019

Barga Jazz 2020
Foto di Francesco Martinelli
Recensione
jazz
Barga
Barga Jazz 2020
18 Agosto 2020 - 30 Agosto 2020

Barga è una città della provincia di Lucca, situata nella valle del Serchio che scende dall'Appennino. Famosa per aver avuto come illustre ospite Giovanni Pascoli nella frazione di Castelvecchio, nel mondo del jazz italiano è nota perché dal 1986 vi si tiene un festival speciale, centrato su un concorso di arrangiamento e composizione per big band, formula innovativa e ancora poco diffusa in Italia. Il Festival è nato grazie alla passione e alla capacità visionaria di un musicista di Barga, Giancarlo Rizzardi, che aveva avuto una lunga carriera professionale nella musica pop e da ballo, e che ottenne la decisiva collaborazione del contrabbassista e compositore Bruno Tommaso, per molti anni direttore della big band "residente" e ancor oggi spesso ospite e collaboratore della rassegna.

In questi decenni il Festival ha sempre mantenuto la propria struttura a tema, costituendo uno dei pochi luoghi in Italia dove giovani arrangiatori e compositori jazz potevano concretamente sperimentare le proprie capacità ascoltando le loro partiture eseguite da una eccellente big band (che dopo Tommaso è stata diretta da Mario Raja). Tra i musicisti che si sono esibiti a Barga come solisti assieme alla big band che eseguiva gli arrangiamenti originali delle loro composizioni si possono segnalare tra gli altri Lee Konitz, ospite già alla prima edizione del Festival, e poi Tom Harrell, Dave Douglas, Kenny Wheeler, Steve Swallow, Giorgio Gaslini e – invitato per l'edizione dedicata a Shorter – Claudio Fasoli. Della big band hanno fatto parte nel corso degli anni Luca Flores, Stefano Bollani, Paolo Fresu e molti altri tra i maggior jazzisti italiani.

Giancarlo Rizzardi, dopo una vita dedicata alla musica che lo ha visto anche svolgere intensa attività di didatta e di direzione di gruppi amatoriali, è scomparso nel 2019. L'edizione 2020 doveva essere a lui dedicata per celebrarne l'eredità. Purtroppo le limitazioni derivate dall'emergenza pandemica hanno impedito sia di riunire la big band sia di utilizzare per i concerti il Teatro dei Differenti, annidato nel cuore della vecchia Barga, dove dal 1999 si tengono i concerti della rassegna. Per fortuna Alessandro Rizzardi, figlio di Giancarlo e attuale direttore del festival, assieme al vasto gruppo di appassionati e sostenitori che ne permette la realizzazione (a cui contribuisce anche il Comune di Barga, la cui Sindaca Caterina Campani è stata una presenza regolare ed affettuosa), ha deciso di mantenere la continuità dell'iniziativa con una importante serie di concerti che si è tenuta all'aperto, nel grazioso giardino della Villa Gherardi, residenza estiva di una facoltosa famiglia barghigiana oggi trasformato in elegante ostello utilizzato anche per gli ospiti del festival.

Barga Jazz 2020
Foto di Francesco Martinelli

Qui si è svolto praticamente l'intero programma, a parte il suggestivo concerto in solo OREB di Dimitri Grechi Espinosa che ha avuto luogo nel Duomo di Barga di fronte a un numeroso e partecipe pubblico il 23 agosto; nel corso della tradizionale giornata di Barga in Jazz, pur con un programma ridotto rispetto al passato, si è comunque vista la sfilata per le vie della città vecchia della West Coast Street Band, guidata dal trombettista Alessio Bianchi, e i concerti pomeridiani dei gruppi formati dagli studenti della Siena Jazz University nel pomeriggio, con jam session finale.

Il festival era già cominciato da qualche giorno, con il contest dedicato ai gruppi emergenti cui hanno partecipato ben 32 band, tra cui sono state selezionate le quattro che hanno preso parte alle serate finali del 18 e 19 agosto, che hanno visto l'assegnazione del premio per miglior gruppo ex aequo ai trii di Valentina Fin e Tommaso Perazzo, con il sax alto di Manuel Caliumi vincitore del Premio Luca Flores come miglior solista.

Il programma è stato largamente basato su musicisti italiani, viste anche le notevoli difficoltà di viaggi, e ai progetti solisti di componenti passati o attuali della big band del festival. Si è iniziato con il sorprendente e brillante progetto Twelve Gates che il sassofonista e compositore Pietro Tonolo assieme al cantante e bassista Charlie Cinelli ha dedicato al repertorio del bluesman Rev. Gary Davis, originario della regione del Piedmont e le cui prime registrazioni, precedenti alla conversione, risalgono agli anni Trenta, anche se Davis vide poi una ripresa della propria carriera negli anni Sessanta durante il revival del blues. Cupe e ossessive, le predicazioni del Rev. sono state  fatte rivivere in un'atmosfera psichedelica grazie soprattutto agli spettacolari sfondi chitarristici di Giancarlo Bianchetti. Tutt'altra atmosfera nella serata successiva, con la celebrazione del più classico repertorio popular in chiave moderna da parte dell'All Around trio guidato dal trombettista Andrea Tofanelli assieme a Max Tempia all'organo Hammond e Rino Di Pace alla batteria.

Il secondo set ha visto Mario Raja scendere con gioia dal podio del direttore d'orchestra per potersi esibire finalmente al suo strumento, il sax tenore, assieme al trombettista Francesco Fratini in un repertorio di composizioni originali del leader e del chitarrista Enrico Bracco ma anche in alcuni classici del jazz moderno a firma di tra gli altri di Wayne Shorter.

Analoga l'impostazione del trio guidato dal vibrafonista Luca Gusella, che ha aggiunto al suo arsenale per l'occasione un vibrafono midi con cui utilizzare suoni elettronici per interpretare in modo originale composizioni del jazz di oggi. Trasparente e croccante il sound della formazione completata dal giovane Andrea Grossi al contrabbasso, già qualificato leader di vari gruppi contemporanei, e dallo spettacolare Alessandro Rossi, capace di completare l'ensemble accompagnando, energizzando e commentando lo srotolarsi delle improvvisazioni senza mai essere soverchiante. Per me una delle scoperte del festival.

Il baritonista Rossano Emili, di origini umbre ma ormai barghigiano d'adozione, fresco di pubblicazione del suo Hermetico, rivisitazione della musica di Hermeto Pascoal per quartetto di sax, voce e percussioni, ha presentato un quartetto dedicato invece alla interpretazione di composizioni originali ispirate anche a brani letterari. Repertorio complesso e di non facile assimilazione per cui il valente quartetto che lo eseguiva, completato da Guido Zorn al contrabbasso, Francesco Poeti alla chitarra e Daniele Paoletti alla batteria, è sembrato un po' rigido e timoroso. Ha comunque impressionato la fluida creatività e precisione di Poeti alla chitarra.

Il Modalità Trio del clarinettista e sassofonista toscano Nico Gori, da tempo una delle colonne della sezione ance della big band di Barga Jazz, è una distesa occasione di dialogo tra tre musicisti di grande esperienza e inventiva, ricchi di humour e sempre pronti a sorprendersi l'un l'altro. Da ormai vent'anni ne fanno parte accanto a leader Massimo Moriconi al contrabbasso e basso elettrico e l'essenziale Ellade Bandini alla batteria. La serata dedicata a Scott Hamilton ospite dell'Alkaline Trio di Alessandro Di Puccio al vibrafono, Alberto Marsico all'organo Hammond e  Alessandro Fabbri alla batteria, che non ho potuto seguire per un impegno concomitante, ha aperto una sezione finale del programma di respiro più internazionale.

Dopo le geografie urbane inquietanti e un po' dark del trio Melez disegnate dalla espressiva voce della cantante turca residente a Berlino Cansu Tanrıkulu, innervate dall'intenso drumming del batterista americano Jim Black e illuminate dalle elettroniche del tastierista tedesco Elias Stemeseder, il festival per una sera si è dovuto trasferire al Teatro dei Differenti causa maltempo. Ed è stata in realtà una fortuna perché nella piccola sala abbiamo potuto ascoltare in acustico, con il sottofondo della pioggia scrosciante, il collaudato duo di Andy Sheppard al sax tenore con la pianista italiana Rita Marcotulli. Musica organica, che sgorga da una perfetta complementarietà dei due musicisti, a tal punto che i due strumenti sembrano suonati da una mente unica. Elegante, solare e melodica la Marcotulli, brumoso e meditativo il sax di Sheppard. Concerto memorabile.

Barga Jazz 2020
Foto di Francesco Martinelli

L'ultimo concerto è invece tornato ai gruppi guidati dai componenti della big band di Barga Jazz con un doppio programma che in una serata ormai decisamente autunnale ha presentato il collaudato trio del chitarrista Angelo Lazzeri assieme a Daniele Mencarelli al basso elettrico e Paolo Corsi alla batteria, con la presenza straordinaria del baritonista Emili che aveva partecipato al primo disco della formazione, e il nuovo quartetto Extended Singularity del pianista Stefano Onorati con il trombettista Fulvio Sigurtà, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Alessandro Paternesi alla batteria. Elegante il caldo sound del trio di Lazzeri in un programma di composizioni originali eseguite con precisione e misura dall'affiatato trio, e affascinante la cifra stilistica del quartetto in un repertorio moderno che ha fatto risaltare la morbida timbrica della tromba di Sigurtà e la continua ricerca di Evangelista al basso. 

Malgrado la situazione generale, una edizione riuscita e partecipata che ha reso un adeguato omaggio alla memoria del fondatore dell'iniziativa, nel cui nome speriamo dall'anno prossimo si possa riprendere la consueta formula orchestrale. 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

jazz

Con qualche defezione e un programma reinventato, l'edizione 2020 di Ai confini tra Sardegna e jazz

jazz

Diario di un viaggio ritrovato a Fano Jazz By the Sea 2020

jazz

Alla testa del nuovo quartetto Broken Shadows, Berne e Speed rileggono le proprie radici musicali