Anversa celebra la Polifonia

Riscoprire Petrus Alamire

Recensione
classica
Se si dovesse sintetizzare in una sola frase l'essenza di questa edizione del Festival di musica antica di Anversa, si potrebbe dire che si tratta di un viaggio nel cuore della polifonia franco-fiamminga e nella storia dell'Europa a cavallo fra XV e XVI secolo, poiché il patrimonio dei manoscritti redatti nell'atelier di Alamire è un tesoro di inestimabile valore. Vedere i sette manoscritti conservati in Belgio, e ora in mostra nella Cattedrale di Anversa fino al 22 novembre, è una emozione difficile da descrivere. La nitidezza delle note, dei testi e la bellezza delle miniature e delle decorazioni è musica per gli occhi, prima ancora che per gli orecchi, e fa pensare ai cantori che hanno intonato messe, mottetti e chansons, e a regnanti e aristocratici che hanno commissionato o ricevuto in dono questi e altri meravigliosi codici. Nel complesso delle miniature e degli elementi simbolici che decorano le pagine musicali è possibile cogliere l'intreccio fra le vicende politiche e personali della dinastia asburigica-borgognona e l'arte della polifonia portata ai massimi livelli di espressività e di raffinatezza. Si tratta di opere d'arte nel più completo senso del termine, che contengono le musiche dei cantori e dei maestri di cappella che hanno operato al servizio di Massimiliano I, Filippo il Bello, Margherita d'Austria, Carlo V, la cui musica si è diffusa in Europa dettando il gusto delle élites e celebrandone gli eventi più significativi, come matrimoni, incoronazioni, consacrazioni di luoghi di culto, trattati e altro ancora.

Un tripudio di polifonia franco-fiamminga, dunque, arricchito da un colloquio internazionale nel quale i più prestigiosi studiosi della materia hanno discusso sui dettagli di una parte dei codici, riprendendo le fila di un importante convegno che si era svolto nel 1999. Ma una delle novità del programma di quest'anno è stata la felice formula delle conferenze-concerto, formative e divertenti, e dei workshop aperti al pubblico. Approfittando del fatto che alcuni fra gli studiosi partecipanti erano anche direttori di ensembles musicali, come ad esempio Jesse Rodin (Cut Circle), Andrew Kirkman (The Binchois Consort) o Paul van Nevel (Huelgas Ensemble), nei differenti approcci relativi alla interpretazione delle fonti si è evidenziato il prezioso scambio fra la teoria studiata dai ricercatori e la prassi esecutiva applicata dai musicisti. L'enorme lavoro svolto per digitalizzare i manoscritti è stato raccontato al pubblico del Festival da Stratton Bull, Linda Sayce e Klaartje Proesmans. I primi risultati sono visibili anche sul sito Idem, dove è possibile consultare i sette manoscritti custoditi in Belgio. Solo a Roma ci sono voluti cinque mesi di lavoro per acquisire 14.000 pagine dei manoscritti con musica degli "oltremontani" custoditi nella Biblioteca Vaticana. L'aspetto più interessante è che questo corpus servirà a studiosi e soprattutto ai musicisti anche per far rivivere pagine dimenticate e scoprire autori meno noti, o ignoti, visto che c'è un consistente numero di composizioni anonime che spesso si rivelano alla pari delle pagine degli autori più importanti e prestigiosi.

Dal 19 agosto nella sede di Amuz, la chiesa sconsacrata di Sant'Agostino, e in altre chiese di Anversa, come la Cattedrale di Nostra Signora, San Paolo, San Carlo Borromeo, Sant'Andrea e San Giorgio, si sono alternati numerosi gruppi, prevalentemente vocali. Rispetto agli anni precedenti il programma musicale è inevitabilmente più omogeno, poiché concentrato sulla polifonia franco-fiamminga a partire dai manoscritti di Alamire, e dunque inevitabilmente Messe e mottetti hanno prevalso su altri generi e forme. Uno dei concerti più intensi, e a tratti commovente, è stato quello dell'ensemble Cappella Pratensis, dedicato prevalentemente al Requiem di Pierre de la Rue, il compositore prediletto da Margherita d'Austria, e quello più presente nei manoscritti della bottega di Alamire. Ma hanno lasciato un segno anche i Cut Circle, con una vigorosa interpretazione della Missa Philippus Rex Castiliae di Josquin, (che non è altro che la Missa Hercules Dux Ferrarie), Stile Antico, che ha presentato un programma sulla musica per la corte asburgica con la consueta perizia, e Cappella Mariana, che ha intonato i movimenti della Missa de Sancta Cruce di Pierre de la Rue con mottetti di vari autori. Il successo dei concerti dei veterani, The Tallis Scholars e Huelgas Ensemble era naturalmente scontato. I primi hanno presentato una delle rare composizioni inglesi contenute in uno dei manoscritti di Alamire, la Missa O bone Jesu di Robert Fayrfax, mentre i secondi hanno voluto mettere prima a confronto Sanctus e Agnus Dei di messe di differenti autori, e poi successivamente un altro programma, che ha raccolto una standing ovation, dedicato esclusivamente a musiche di anonimi selezionate da differenti manoscritti e intrepretate con l'ausilio di un coro francese di giovani fanciulle, Aposiopée. Questa scelta è derivata dal fatto che van Nevel studiando uno dei manoscritti conservati a Monaco e notando la parola "pueri" scritta in rosso ha ritenuto che la parte fosse in origine destinata alle voci bianche. Certamente in questo contesto non poteva mancare l'Ensemble Alamire, fondato nel 2005, che con i musicisti di The English Cornett & Sackbut Ensemble ha presentato un programma intitolato The Spy's Choirbook, che allude ad una delle numerose attività svolte dall'intraprendente e poliedrico Petrus Imhove, alias Alamire. Il codice custodito a Londra nella British Library arrivò in Inghilterra come dono diplomatico destinato a Enrico VIII e alla sua prima moglie Caterina d'Aragona, ma sembra che Alamire si adoperasse anche per trasmettere sottobanco notizie strettamente riservate.

Altri concerti hanno entusiasmato il pubblico, con un'altra standing ovation, stavolta per Stile Antico che ha presentato un secondo concerto dedicato alla antifona mariana Salve Regina, secondo gli stili e le sensibilità di diversi compositori le cui musiche sono presenti nel corpus alamiriano. Il Festival sta per concludersi dopo giornate intensissime nelle quali oltre ad una summer school sulla polifonia franco-fiamminga intonata a partire dalla notazione originale - la grande questione che ha costantemente attraversato il dibattito fra studiosi e musicisti - si sono svolti parallelamente anche altri corsi e i piccoli concerti itineranti per giovani ensemble esordienti. Collegium Vocale Gent e il quartetto di sax Bl!ndman stanno provando il concerto conclusivo di domenica 30 agosto diretto da James Wood, nel quale gli strumenti ad ancia intoneranno alcune delle composizioni polifoniche assieme alle voci dell'ensemble belga. Ascoltando le prove in alcuni momenti davano l'impressione di fondersi come se fossero accompagnate da un organo. Ma il lavoro maggiore si sta svolgendo attorno a due nuove composizioni, una di Eric Sleichim, Morgen!, ispirata alla polifonia franco-fiamminga e l'altra di Salvatore Sciarrino, il cui titolo Diverbio tra mottetti, con due sogni può trarre in inganno. Non è legata ai mottetti degli oltremontani, ma è inserito per rappresentare l'idea del dialogo tra il passato e il presente che è alla base della concezione di questo concerto. Come afferma il direttore artistico Bart Demuyt, questo che potrebbe sembrare un punto di partenza, dopo cinque anni di lavoro sui manoscritti di Alamire, è invece un punto di partenza. La mostra dovrebbe circolare in alcuni paesi europei, speriamo anche in Italia, e altri progetti stanno maturando per valorizzare un patrimonio musicale che ha fatto parte anche della storia del nostro paese.

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