Anversa atto I

I primi concerti del Festival di musica antica Laus Polyphoniae

Recensione
classica
Dietro le cortesi ed eleganti apparenze della musica del Trecento, rappresentata dalla raffinatezza della Ars Nova francese e dalla freschezza di quella italiana, si perde la nozione di un secolo afflitto da carestie, epidemie e guerre che hanno decimato la popolazione europea. Dunque la morte non è solo la metafora della estenuazione del sentimento amoroso dettata dalle convenzioni poetiche dell'epoca, ma una presenza quotidiana da esorcizzare. Laus Polyphoniae, festival poco incline alle mode e molto attento alla sostanza delle cose, ha scolpito e riassunto con un titolo di una sola parola, Mors, le angosce e le paure del secolo flagellato dalla piaga della Peste Nera, citata nel sottotitolo. Queste sono emerse nitidamente nei concerti sostanzialmente complementari del fine settimana, ad esclusione della eccentrica Ars subtilior della musica della corte di Cipro eseguita nella serata di inaugurazione dallo Huelgas Ensemble, e contenuta nel prezioso manoscritto della Biblioteca Universitaria di Torino. L'esempio più evidente è quello dei canti dei flagellanti annotati nel 1349 da un monaco tedesco, Hugo von Reutlingen, inseriti nel programma dell'ensemble Alla Francesca insieme a musiche di Machaut, che nella sua opera poetica il Jugement du roi de Navarre descrisse gli orrori della peste. Citando il Decameron di Boccaccio e la sua traduzione francese fatta da Premierfait, e i Racconti di Canterbury di Caucher, Anne Azema con la sua consueta grazia ha stemperato i toni drammatici legati a questo tema nella formula del "concerto letterario", che da qualche anno permette agli spettatori di ascoltare musica e parole tra le numerose tele custodite in una delle principali sale della Casa-Museo di Rubens. Ispirate dai manoscritti medievali del monastero benedettino di San Giorgio a Praga, le belle voci femminili del Tiburtina Ensemble hanno evocato con particolare cura e chiarezza espressiva il culto per le sante martiri Caterina, Barbara e Margherita, alternando la polifonia dei mottetti con la monodia di antifone e responsori. Al culmine e a conclusione del fine settimana lo straordinario concerto di Gothic Voices ha magistralmente illustrato l'originalità della polifonia inglese medievale, ispirandosi al tema del pellegrinaggio a Canterbury e alla devozione per San Tommaso Becket.

Ma l'intenso weekend è stato caratterizzato anche da un'altra felice e consolidata formula, quella del "concert walk", un itinerario a piedi attraverso un quartiere della città che consente di ascoltare giovani e promettenti gruppi musicali in luoghi inconsueti. La International Young Artist Presentation, pur essendo un piccolo festival nel Festival privo di tema, è una importante vetrina che consente di sperimentare con l'aiuto di un coach la capacità di allestire e presentare un programma musicale originale di durata contenuta che ponga al centro della scena gli strumenti storici. Zigzagando fra una ex-centrale elettrica, un garage e magazzino divenuto una scuola universitaria di grafica, un atelier di artista, il salone di una casa privata, un ristorante e un teatro del quartiere popolare e multietnico di Borgerhout, è stato possibile ascoltare sei gruppi di ottimo livello, selezionati fra la trentina di domande di partecipazione pervenute a "Musica. Impulscentrum voor Muziek", l'organizzazione che promuove la IYAP. Oltre alla qualità del Danzi Duo e dell'ensemble Musae Jovis, tre gruppi si sono messi in evidenza presentando in modo comunicativo e accattivante i loro programmi musicali: Il Botto Forte con una ironia senza parole, il Consort Mirabile con una narrazione storica piena di verve, e l'Amsterdam Corelli Consort, composto da dodici elementi, sia con l'ottima esecuzione che con il discorso del suo clavicembalista.

Vedendo questi giovani di tante nazionalità diverse collaborare e suonare insieme si ricava una immagine dell'Europa molto diversa da quella proposta quotidianamente dalle cronache politiche e sociali dei media, e percepire l'allegria e la passione del loro lavoro artistico è un vero e proprio antidoto contro i veleni della violenza, dell'intolleranza e del razzismo che soltanto l'istruzione e la cultura possono arginare e combattere. Sono talenti da coltivare e dovrebbero poter circolare in quanti più paesi possibile, per raccontare un'altra Europa.

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