Amburgo ricorda Stravinskij

La NDR Elbphilharmonie Sinfonieorchester diretta da Thomas Adès ricorda i 50 anni della morte del compositore con un trittico di sue composizioni

NDR Elbphilharmonie Orchester
NDR Elbphilharmonie Orchester
Recensione
classica
NDR Elbphilharmonie OrchesterNDR Elbphilharmonie Orchester
Stravinskij in Hamburg
10 Aprile 2021

Anche se tardivo, fu molto forte il legame che si stabilì fra Stravinskij e Amburgo. Un legame che fu fortemente voluto dal poliedrico Rolf Liebermann, fra il 1957 e 1959 responsabile del dipartimento musicale della NDR, la radiotelevisione pubblica della Germania del Nord, prima della lunga sovraintendenza all’Opera di Stato di Amburgo. Nel 1957 avvenne l’incontro fra i due a Venezia e la commissione di Threni per la NDR Sinfonieorchester, che sarà presentata un anno dopo in prima mondiale alla Scuola di San Rocco a Venezia con la direzione del compositore, come l’altro concerto al Teatro La Fenice con un programma di classici stravinskijani, nell’ambito del XXI Festival di Musica Contemporanea della Biennale. A Amburgo seguiranno poi la prima europea di Movements nel 1960, una celebre serata all’Opera di Stato di Amburgo nel 1962 con il trittico di balletti Orpheus, Agon e Apollon Musagète coreografati da Georges Balanchine per festeggiare l’ottantesimo compleanno di Stravinskij, e ancora la prima assoluta nel 1963 dell’opera oratorio The Flood. Infine, nel 1964 la NDR progetta un documentario sul compositore, che viene intervistato da Liebermann nella sua casa di Hollywood e invitato a dirigere sue musiche in uno studio televisivo a Amburgo di nuovo con la NDR Sinfoniorchester. Fra le altre musiche scelte per il documentario, Stravinskij dirige l’Apollon Musagète nel 1965 destinato a restare la sua ultima collaborazione con la città anseatica e con la Germania, ma anche fra le ultime esibizioni come direttore d’orchestra, attività che dovrà abbandonare definitivamente per le precarie condizioni fisiche solo un paio di anni dopo.

Non poteva dunque passare inosservata ad Amburgo la ricorrenza del 6 aprile, cinquantesimo anniversario della morte a New York del compositore. L’intenzione era di dedicare un festival-maratona “Stravinsky in Hamburg” lungo 10 giorni all’interno della programmazione dell’Elbphilharmonie, la nuova casa della NDR Sinfonieorchester (ribattezzata NDR Elbphilharmonie Orchester dal 2017). Costretti dalla prolungata chiusura di teatri e sale da concerto in Germania, il grande festival si è ridimensionato e “virtualizzato” in una serie di eventi radiofonici e di concerti trasmessi in streaming con il NDR Chor diretto da Philipp Ahmann, la NDR Radiophilharmonie diretta da Andrew Manze e il violino di Julian Rachlin, il duo pianistico Evgeni Koroliov e Ljupka Hadzigeorgieva, la NDR Bigband diretta da Geir Lysne.

Appuntamento di punta della breve ma significativa rassegna era il concerto nella Sala Grande dell’Elbphilharmonie con la NDR Elbphilharmonie Orchester diretta da Thomas Adès in sostituzione del direttore musicale dell’orchestra Alan Gilbert assente per malattia. In programma un trittico di composizioni legate alle stagioni neoclassica e russa del compositore. Apriva la serata il Concerto per pianoforte e orchestra d’archi del 1924 che trovata nel pianista Kirill Gerstein un solista ideale a realizzare quella sorta di oggettività antiromantica auspicata dal compositore contro “mani incompetenti o romantiche”. Nel tesissimo dialogo con i fiati dell’orchestra (con complemento di contrabbassi e timpani in deroga al titolo), Gerstein metteva una tecnica rigorosa al servizio di una resa lucida della fredda e spigolosa trama strumentale elaborata da Stravinskij sulla martellante ritmica dei due movimenti estremi, appena attenuata nel secondo movimento.

Del legame a doppio filo di Amburgo con l’Apollon Musagète, il secondo dei pezzi in programma, si è già detto. Per ribadirlo, come preambolo all’esecuzione dal vivo, veniva mostrato del materiale video dall’archivio della NDR, di un certo interesse, sulle prove di un anziano Igor Stravinsky con l’orchestra della NDR e di George Balanchine con i solisti scelti per le rappresentazioni amburghesi. L’esecuzione diretta da Adès, che seguiva dopo un breve intervallo, si faceva apprezzare soprattutto per un certo gusto coloristico, ottenuto dal prezioso impasto degli archi dell’orchestra, nonché dagli ottimi interventi solistici del violino di spalla Stefan Wagner, ed esaltato anche dai tempi distesi preferiti dal direttore. Una simile cifra direttoriale si ritrovava anche nella suite dall’Uccello di fuoco, autentico pezzo iconico del periodo russo del compositore, scelto a conclusione del programma. La formazione orchestrale si ritrovava al completo – e ben distanziata, con gli ottoni piazzati nei posti solitamente destinati al coro – per una lettura che sembra quasi guardare al modello debussyano in un gusto impressionistico che evocava vividamente le fantasmagoriche immagini di quel mondo russo, prima tappa del lungo viaggio di Stravinskij in mondi musicali e culturali lontanissimi.

 

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