Alla Monnaie un libertino elegante

Convincente prova di Barbara Hannigan come direttore d’orchestra per "The Rake's progress"

The Rake’s Progress
The Rake’s Progress
Recensione
classica
Monnaie di Bruxelles
The Rake’s Progress
25 Marzo 2019 - 26 Marzo 2019

Una messa in scena minimale, un grande cubo nero che si apre e articola gli spazi arricchiti solo con qualche oggetto strettamente funzionale alla storia, alle spalle l’orchestra Ludwig con sul podio il soprano canadese e direttore d’orchestra Barbara Hannigan, sui lati il coro della Vlaams Radio, la radio fiamminga, diretto da Bart Van Reyn, al centro giovani ma talentuosi interpreti ben diretti nei movimenti dal regista svedese Linus Fellbom che cura anche le efficaci luci . Il risultato è una versione semiscenica di The Rake’s Progress (La Carriera di un libertino) di Stravinsky particolarmente godibile, dal sapore molto “british”, elegante, un pizzico estravagante, ironica quanto basta coprodotto dal Klara Festival e dalla Monnaie, peccato solo che siano state previste soltanto due date a Bruxelles nell’ambito della tournée internazionale già in programna per questa nuova produzione. La Hannigan, specialista sia di opera che di musica contemporanea, si è rivelata ben all’altezza di dirigere un’opera scritta nel 1951 in stile definito neoclassico ma che è più nuova che classica: i recitativi accompagnati dal clavicembalo si fondono con naturalezza con le dissonaze, arie da belcanto con pezzi d’insieme da musical americano. La sua bacchetta è discreta ma precisa, la partitura fluisce nitida senza forzature. La gioventù della maggior parte degli artisti su scena – dai cantanti dell’équipe Equilibrium creato dalla stessa Hanningan, ai musicisti del collettivo Ludwig, con base ad Amsterdam e con i quali la Hannigan ha recentemente vinto un Grammy Award – contribuisce alla freschezza della proposta in una performance semiscenica di ottimo livello complessivo ed in cui traspare chiaramente lo spirito di un lavoro collettivo in cui anche i protagonisti, quando necessario, giocano un ruolo di semplice servizio agli altri o di mero riempimento decorativo di scena.  La parte del protagonista, Tom Rakewell, è affidata a Elgan Llyr Thomas, giovane tenore gallese dal bel timbro, ma con qualche debolezza di tenuta sopratutto nel primo atto, e ottime doti sceniche, che regala al personaggio un’aurea di simpatia e innocenza malgrado i comportamenti dissoluti e insensati in cui lo coinvolge sempre più il diabolico Nick Shadow, intrepretato in modo istrionico da basso baritono Yannis François che ha cominciato la sua carriera come danzatore ed infatti dimostra una qualità e precisione di movimento in scena pari alle sue ottime doti vocali, malgrado ad inizio rappresentazione abbia fatto sapere di avere mal di gola. Meno adatta al ruolo Aphrodite Patoulidou come Anne Trulove, il soprano greco ha un timbro troppo scuro per il personaggio, ma ciò non toglie che la sua tecnica è la più apprezzabile e la sua potente voce regala alcuni dei più bei momenti della serata. Brava anche il mezzosoprano Fleur Barron nel ruolo di Baba the Turk; solo un po’ rigido nei movimenti il basso Antoin Herrera-Kessel, malgrado sia anche lui un ex ballerino, nella parte del padre Trulove ma davvero straordinario quando interpreta invece il ruolo da mezzo Mother Goose en travesti; bene anche James Way come Sellem . Un ultimo plauso, infine, per i bei costumi del Ginger LABO di Anversa. 

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