Alla Monnaie un elegante Eugene Onegin

Successo per l’allestimento firmato Laurent Pelly

Eugene Onegin
Eugene Onegin
Recensione
classica
Monnaie di Bruxelles
Eugenio Onegin
29 Gennaio 2023 - 14 Febbraio 2023

Una scena essenziale, ma ben pensata, che mette in risalto le dinamiche psicologiche tra i personaggi principali, e le loro conseguenti posizioni spaziali rispettive, quella proposta dal regista e costumista francese Laurent Pelly per il nuovo Eugene Onegin di Čajkovskij realizzato in collaborazione con l’Opera reale danese. Sul palco domina una piattaforma che gira, si inclina, si piega in parte verso l’alto per dare forma alla stanza di Tatiana, e quando pone la sua diagonale in perpendicolare alla sala l’effetto immediato ben riuscito è quello di fare percepire con forza anche visivamente la maggiore lontananza, anche d’affetti, di chi si trova in fondo. Il problema in analoghe grandi installazioni centrali è stato spesso quello di mettere ai margini e statico il coro, invece Pelly risolve brillantemente facendo muovere le masse tutto intorno e dandogli adeguato spazio davanti la scena e anche sulla piattaforma, con il risultato che le belle pagine corali dell’Eugene Onegin sono davvero ben valorizzate e riuscite, i contributi sono compatti e d’effetto sia vocalmente che visivamente, il coreografo Lionel Hoche è riuscito a far muovere tutti con piccoli passi e gesti eleganti. Non c’è altro sulle scene di Massimo Trocanetti, se non qualche sedia e uno sfondo di cielo nuvoloso, ma è più che sufficiente, anche grazie alle luci sempre appropriate di Marco Giusti. Nel terzo atto la piattaforma è sostituita da un’elegante scalinata nera brillante sormontata da lampadari, per evocare il lussuoso palazzo del principe Gremin, la minore originalità è però compensata dalla migliore prestazione degli interpreti principali nel finale. Se infatti su tutti si fa ammirare,il tenore russo d’origini ucraine Bogdan Volkov, specialista della parte di Lenski, perfetto sin dalla sua prima aria e sopratutto in quella famosissima che precede il duello, dal bel timbro melodioso, con sicurezza scenica ed interpretazione accorata del giovane poeta innamorato; invece l’atteso debutto del famoso baritono francese Stéphane Degout come Onegin lascia un po’ interdetti nei primi due atti, e lo stesso può dirsi del soprano britannico Sally Matthews che non ha più la freschezza della voce per cantare credibilmente Tatiana, che oltretutto interpreta in modo eccessivo come se fosse una ragazza con forti problemi psicologici, con i piedi rivolti verso l’interno e testa bassa, quando dovrebbe essere più semplicemente una comune adolescente introversa alle prese con il suo primo innamoramento. Ad onore di cronaca, comunque, la scena della lettera della Matthews è stata pure applaudita, ma senza entusiasmare; Poi, nell’atto finale, la Matthews appare più giusta come matura, elegante e devota sposa, anche se persistono i problemi di una tessitura con poco volume nelle note più basse. Solo alla fine Degout, la cui bellezza della voce e tecnica sono comunque sempre ammirevoli, nel confronto con l’amata, dove si presenta non a caso non più come l’elegante e freddo dandy ma solo in camicia, riesce a mettere a nudo l’anima ed emozionare. Il principe Gremin è  ben interpretato dal basso francese Nicolas Courjal, e riuscito anche il personaggio della balia benché affidato ad una giovane, il mezzosoprano italiano Cristina Melis; meno convincenti i mezzo Lilly Jørstad come Olga, poco naturale nella parte, e Bernadetta Grabias come Larina. Una menzione meritano i bei costumi disegnati dallo stesso Pelly, dalle fogge antiche ma senza esserlo troppo, un po’ fiabeschi e senza tempo, che contribuiscono a rendere fresco e moderno un allestimento davvero riuscito grazie alle sue semplici ma affascinati geometrie, l’unico elemento che disturba tale rigore è avere lasciato le sedie della festa di Tatiana a fare da sfondo alla scena del duello nel bosco. Una buona prestazione dell’Orchestra della Monnaie è infine assicurata dal suo direttore musicale, Alain Altinoglu,  solo un po’ disomogenea, che dopo un inizio tentennante trova la sua strada, anche se sempre con qualche accellerata e forte di troppo, ben esprimendo tutto il romantico, profondo, languido e drammatico trasporto che sa regalare la musica di Čajkovskij.

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