Aimard a Milano Musica in tributo a Kurtág

Il pianista francese incontra alla Scala l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Heinz Holliger, per un concerto tributo al compositore ungherese

Aimard e Holliger
Aimard e Holliger
Recensione
classica
Teatro alla Scala, Milano
Aimard e Holliger
18 Novembre 2018

Mentre si susseguono le recite dell’opera Fin de partie, lo scorso lunedì il pianista Pierre-Laurent Aimard ha raggiunto l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai a Milano Musica per rendere tributo alla figura del compositore György Kurtág, concerto tra i più attesi dell’intero festival. Il programma avvia una fitta rete di connessioni attorno all’autore, a cominciare dal Concerto per pianoforte dell’amico e collega György Ligeti, interpretato dal pianista francese che al suo fianco vanta una trentennale stretta collaborazione dai tempi dell’Ensemble Intercontemporain. Stele, indiscusso capolavoro nonché prima composizione di Kurtág per grande orchestra, scritta già in età matura su commissione di Claudio Abbado, del quale si vuole rendere omaggio con questa esecuzione. In conclusione, il Concerto per orchestra di Bela Bartók si potenzia dello slancio esecutivo impresso da Heinz Holliger, spinto sull’alternanza di passaggi strumentali anche tetri, a sferzanti ritmi e conturbanti melodie dal sapore folcloristico, in una cavalcata magistralmente rinvigorita nei toni sarcastici e nelle tinte grottesche.

Nessun atteggiamento teso alla consuetudine interpretativa, rischio di chi dedica la propria vita a promuovere l’opera di un determinato artista, ha corrotto l’andamento della serata. Sin dall’inizio il gioco percussivo del pianoforte, nel primo movimento del Concerto di Ligeti, si muove attorno al filo tracciato dall’organico strumentale, laddove il solista affiora e si immerge con sbalorditiva istintività. Così nella trama rarefatta avviata nel Lento e deserto, Aimard si impone con affondi sulla tastiera di inaudita drammaticità. Al concerto, quasi un fuori programma già annunciato, Aimard intraprende l’esecuzione di una serie di brani di Kurtág in prima assoluta, se non italiana. Gesti pianistici di straordinaria intensità, pur nella loro apparente semplicità, sono affidati alternativamente a una delle due mani, prima di riconciliarsi sulla tastiera nei toni sacrali, o nella ruvida aggressività, ma pur sempre immacolati da uno sconvolgente senso dell’equilibrio e della forma. Scritti negli ultimi sette anni in omaggio a musicisti cari al compositore, spicca la dedica alla sua amata Márta, compagna di vita e d’arte.

Sullo sfondo dei ripetuti applausi del pubblico che ha affollato il Teatro alla Scala, Aimard si rivolge a Holliger con gratitudine e affetto, mentre il direttore fa tenere una sedia tra gli orchestrali per poter assistere con devozione e curiosità ai brani pianistici di Kurtág. Nessun commento può descrivere invece l’impatto esecutivo di Stele che ha irrimediabilmente contribuito a rendere memorabile l’intero concerto.

 


 

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