A Montpellier un Falstaff senza pancia e in piscina

Curata interpretazione del baritono Bruno Taddia, non convince la messa in scena di David Hermann

AT

09 gennaio 2026 • 4 minuti di lettura

Falstaff ( Foto Marc Ginot - OONM)
Falstaff ( Foto Marc Ginot - OONM)

Opéra, Montpellier

Falstaff

07/01/2026 - 13/01/2026

Dopo essere stata annullato due volte a causa del Covid, il nuovo allestimento del Falstaff di Verdi con la regia del tedesco David Hermann è finalmente andato in scena all'Opéra di Montpellier con alcuni dei cantanti previsti allora, a cominciare dal baritono Bruno Taddia che ha potuto infine debuttare il ruolo del protagonista avendo avuto il tempo di affinarlo ancora di più, ed il risultato è molto curato Altrettanto minuziosa la direzione di Michael Schonwandt dell’Orchestre national Montpellier Occitanie, direttore stabile del teatro dal 2015, il maestro danese ha diretto quest’opera più di 60 volte e la conosce alla perfezione, la sua guida è precisa e sicura sia per i suoi musicisti che per i cantanti, ottima infatti l’integrazione voci-orchestra, quest’ultima mai eccessivamente forte da coprire le voci, con alcuni strumenti in sala e i corni che risuonano nella foresta piazzati persino nel foyer alle spalle della sala, con un piacevolissimo effetto di lontananza molto ben calibrato e riuscito.

L’idea del regista Hermann è quella di presentare un Falstaff d’oggi, senza pancia, un seduttore prestante che un po’ richiama Don Giovanni per la leggerezza con cui va alla conquista amorosa, ma evidentemente con tutta l’ironia e l’autoderisione che caratterizza solo il personaggio di Verdi. La trasposizione scenica dell’idea, in sé interessante, non è però riuscita del tutto, e non hanno aiutato le scene di Jo Schramm ed i costumi di Carla Caminati, Ad apertura di sipario l’impressione è di scenografie ancora da completare perché tutto è lasciato colore beige e grigio, siamo in un quartiere popolare con la Locanda della Giarrettiera è diventata un KebabKing, sopra schiere di finestre con parabola da cui qualcuno getta in basso ogni tanto sacchetti d’immondizia, solo tristi sedie di plastica bianca come arredo. La pedana ruota, alcuni pannelli si sollevano, e la casa dei Ford dall’altra parte è invece alto borghese con posteggiata un’auto sportiva e una piscina. E infine la foresta del terzo atto sarà richiamata solo aggiungendo una base di tronco al posto della grande quercia e coprendo la libreria con dei faretti. La piscina, con annesso vano doccia che prende il posto del paravento, è un’altro degli elementi caratterizzanti la nuova produzione, con Fenton che è l’addetto alla sua pulizia e sopratutto il moderno Falstaff che, com’è prevedibile, finisce là dentro, idea funzionale alla nuova contestualizzazione e assai divertente.

Ma il personaggio di Falstaff sembra ancora un po’ in bilico tra il vecchio e il nuovo, vitale e vivace ma con movimenti che richiamano ancora un po’ il Falstaff della tradizione, comici per un uomo con la pancia e che adesso invece dovrebbero sopratutto essere l’esemplificazione della leggerezza morale e gioiosità di Falstaff ma che sembrano un po’ eccessivi per un Falstaff più giovanile. Taddia comunque è ammirevole per come ha cesellato il suo personaggio, bissando il successo che nello stesso teatro ha già riscosso nei panni di Gianni Schicchi e Don Pasquale, peccato davvero per il brutto travestimento che gli è riservato alla fine, senza corna, ricoperto da strani lunghi filamenti dai colori smorti prima di finire in mutande. Al suo fianco brillano anche Angélique Boudeville, soprano lirico dalla voce morbida e piena, nei panni della signora Alice Ford; e si fanno notare sin dalle prime battute anche la giovane soprano russa Julia Muzychenko nei panni di una Nannetta in costume da bagno e il giovane tenore Kevin Amiel che regalano bei momenti di belcanto nel raccontarci il loro amore, con Nanetta in particolare che poi incanta come fata. Dispiace invece che il ruolo di Mrs Quickly sia affidato al pur bravo mezzosoprano bulgaro Kamelia Kader che, anche se ha cantato il ruolo altre volte e cerca di ispessire le notte più profonde, non è certo il contralto che ci vorrebbe. Ed oltretutto le sue reverenze sono stranamente cantate verso il pubblico e non verso Falstaff. Cast di livello disomogeneo anche per gli altri ruoli: il baritono rumeno-americano Andrew Manea è un Ford che si fa notare per il suo “È sogno? o realtà “ e con lui le scene acquisiscono colore con murales che sono proiettati e poi infatti si animano, c’è anche una scimmia, altra buona idea; il mezzosoprano Marie Lenormand è poi una buffa Meg Page con borsetta; il tenore Yoann Le Lan è un buon Caius, il basso britannico David Shipley caratterizza molto bene Pistola e il tenore Loïc Félix è Bardolfo. Anche i cantanti non italiani mostrano una buona dizione, buona anche la prestazione del coro diretto da Noëlle Gény. Se musicalmente la celebre fuga è infine ben eseguita, purtroppo suscita grande perplessità, con la luce che evidenza in sequenza le coppie, anche nuove coppie quali Falstaff con Quickly e Caius con Bardolfo, e alla povera Meg, rimasta sola, non resta che un colpo di pistola.