Via Gergiev da Bayreuth 

In Germania due partiti chiedono che il Festival wagneriano allontani il direttore d’orchestra russo dal Tannhäuser inaugurale per le sue presunte posizioni omofobe 

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Gergiev e Putin
Gergiev e Putin

Il 17 maggio – giornata internazionale contro l’omofobia, transfobia, bifobia e interfobia – è annunciata un’azione di protesta contro la presenza di Gergiev a Bayreuth promossa da due partiti: die Linke, che rappresenta la sinistra radicale, e Mut (coraggio), una piccola formazione regionale bavarese nata da una costola del movimento ecologista dei Grüne. “Nessun palcoscenico per l’omofobia, nemmeno nella buca dell’orchestra” è la parola d’ordine dei manifestanti, che si ritroveranno nella La Spezia Platz di Bayreuth. Secondo quanto si legge in un comunicato congiunto di Linke e Mut, “Gergiev mette volontariamente la sua reputazione internazionale e il lavoro artistico al servizio di Putin e, come direttore d’orchestra, può diffondere la sua ideologia e specialmente l’omofobia in tutto il mondo.” Valery Gergiev non ha mai negato le proprie simpatie per Vladimir Putin, che ha sostenuto anche attivamente nella campagna per le presidenziali e dalle cui controverse decisioni politiche come l’attacco alla Georgia nel 2008 e l’annessione della Crimea nel 2014 non ha mai preso distanza. La protesta tedesca, tuttavia, è collegata a un presunto sostegno di Gergiev alla legislazione voluta da Putin che mette al bando azioni di propaganda pro-gay, già costate in passato al direttore d’orchestra russo vivaci contestazioni da parte di attivisti di organizzazioni LGBT. Proteste che avevano avuto luogo anche in Germania all’epoca in cui Gergiev era direttore dei Münchner Philharmoniker senza comunque alcun effetto. Gergiev ha sempre negato una sua presunta omofobia e spiegato che la legge varata nel 2013 sarebbe in realtà ispirata alla volontà del popolo russo di proteggere i bambini dalla pedofilia. “Questa legge non è sull’omosessualità, ma contro la pedofilia”, sosteneva Gergiev in dichiarazioni a lui attribuite dal quotidiano olandese Volkskrant, “ma ho troppi impegni per analizzare in dettaglio questa questione.” 

Ciò nonostante, i due partiti tedeschi attaccano, sostenendo che “per quanto un/a artista sia affermato/a, nulla giustifica questo deragliamento politico.” Scontato quindi l’invito ai responsabili del Festival di Bayreuth e al mondo culturale tedesco a prendere le distanze dal direttore russo perché “non si deve permettere che vada in scena una propaganda omofoba e disumana.” 

 

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