Un documentario per riscoprire la compositrice Charlotte Sohy

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09 marzo 2026 • 5 minuti di lettura

Charlotte Sohy
Charlotte Sohy

Alcuni la descrivono come una sintesi di Franck, Wagner e Debussy, vicina al neoromanticismo nei suoi primi lavori, più innovativa in seguito, sempre con una forte impronta personale. Vissuta a cavallo dell’ultimo Ottocento e il primo Novecento, oggi la sua musica è interpretata dai più grandi musicisti, dal pianista Lang Lang al violinista Renaud Capuçon alla direttrice d’orchestra Debora Waldman, eppure sino a cinque anni fa era completamente dimenticata. Charlotte Sohy, nata nel 1887 a Parigi e vissuta a lungo nel castello di Buisson de May, in Normandia, è oggi considerata una compositrice d'eccezione e un documentario vuole farla riscoprire anche al grande pubblico. Una storia emblematica delle difficoltà che hanno dovuto affrontare le donne per affermarsi come compositrici e di come spesso sono state dimenticate malgrado l’indubbio valore, ma anche una storia esemplare di tenacia, perseveranza e immenso amore per la musica. Dopo un’anteprima a Parigi al Forum des images des Halles, e una prima diffusione su su France 3 Normandie, “Charlotte Sohy, la consacrazione di una compositrice” diretto dal musicista e montatore video Matthias Weber, al suo primo documentario, co-sceneggiato da Laurence Uebersfeld, dal 6 marzo è disponibile in replay su france.tv. Un’occasione preziosa per ripercorrere la vita e sopratutto riscoprire le pagine meravigliose scritte della compositrice. Figlia di un ricco industriale, bambina precoce, studio prima pianoforte e armonia, poi organo e composizione alla Schola Cantorum di Parigi dove incontra il compositore Marcel Labey che sposa e dal quale ebbe sette figli. Il marito dirà sempre che in famiglia il genio musicale era la moglie. Nel loro appartamento parigino al 24 di rue Greuze, e poi nel loro Castello in Normandia, organizzarono incontri musicali a cui venivano invitate figure di spicco del mondo dell'arte e  Charlotte Sohy divenne amica di Nadia Boulanger e Mel Bonis. Era anche la cugina di Louis Durey, il futuro compositore de Les Six. Charlotte dovette lottare per affermarsi in un mondo fortemente maschilista, spesso misogino, e per non essere discriminata firmò molti dei suoi lavori con gli pseudonimi maschili di Charles Sohy, Louis Rivière e Claude Vincent. Nel documentario, la direttrice d’orchestra Debora Waldman ricorda come l’avere ascoltato per la prima volta al festival "Présence Compositrices" nel 2013 un piccolo brano della Sohy sia stato un colpo di fulmine. Una riscoperta dovuta al fatto che il nipote della Sohy, François-Henri Labey, pure musicista, si è dato come missione di trascrivere gli spartiti della nonna su computer. La Waldman, dopo aver appreso dell'esistenza della sinfonia "Grande Guerre" della Sohy ha chiesto al nipote le parti orchestrali e dopo due anni di lavoro, nel 2019 la splendida sinfonia è stata eseguita per la prima volta a Besançon, un secolo dopo la sua composizione, dall'Orchestra Victor-Hugo Franche-Comté sotto la direzione della stessa Waldman. La giornalista Pauline Sommelet e Debora Waldman hanno raccontato questa scoperta in “La Symphonie oubliée” pubblicato nel 2021 da Robert Laffont. In tale opera di riscoperta di Charlotte Sohy, la Waldman  è stata presto affiancata dalla violoncellista Héloïse Luzzati e dalla pianista Célia Oneto Bensaid, insieme hanno registrato la musica di Charlotte Sohy in tre CD, per l'etichetta La boîte à pépites dall'associazione Elles Women Composers, cd che includono tredici lavori di Charlotte, in particolare i quartetti d'archi, il trio per violino, violoncello e pianoforte e il trittico pastorale per flauto, violino, viola, violoncello e arpa. Il catalogo di Charlotte Sohy, pubblicato da Présence Compositrices, comprende al momento trentacinque lavori. Charlotte Sohy è autrice anche di tanti pezzi per pianoforte e di un dramma lirico, L'Esclave couronnée, composto tra il 1917 e il 1921, che dimostra la sua perfetta padronanza anche di una grande orchestra e dell’uso del leitmotiv wagneriano, ma per cui dovette lottare 25 anni affinché l’opera fosse messa in scena. Infine il successo alla prima e delle quattro repliche, nel 1947 nella città di Mulhouse, la ripagò di tutti gli sforzi. Non solo musica, Charlotte Sohy è autrice anche di libretti per le composizioni del marito, opere teatrali e un romanzo. La sua formazione letteraria è importante anche perché si riflette nel suo linguaggio musicale che si caratterizza per grande potenza drammatica e una prosodia impeccabile nei lavori lirici. La sua musica fu eseguita pure da Maurice Ravel e Gabriel Fauré, ma fu programmata sempre meno dopo la Prima Guerra Mondiale anche a causa della misoginia che aveva pervaso la comunità artistica dal 1914 e della pubblicazione da parte di Jean Cocteau nel 1918 del suo manifesto contro Debussy e il wagnerismo. La vita di Charlotte Sohy non fu facile anche perché la coppia perse tutto nella crisi finanziaria del 1929, costringendoli a vendere il castello in Normandia e a tornare a vivere a Parigi dove si guadagnarono da vivere come insegnanti di musica, e dove Charlotte si spegnerà nel 1955 all'età di 68 anni. Dopo la sua morte, le sue opere non furono né pubblicate né registrate e solo nel 1974 suo nipote ha iniziato a inventariare e digitalizzare i manoscritti della nonna. Se le opere sinfoniche della Sohy hanno iniziato a riapparire nei programmi concertistici, la sua scrittura per voce rimane in gran parte inesplorata ed il documentario ha anche il merito di accendere i riflettori anche su questa parte del lavoro della Sohy, con il soprano Nadège Meden che ne interpreta l’impegnativa scrittura vocale nell’ambito del suo impegno di riscoperta dell repertorio delle compositrici nell’ambito di un progetto discografico in preparazione con la pianista Soraya Verdier. Il  documentario, in cui prendono la parola diverse figure chiave nella riscoperta di Sohy, dai citati  artisti Renaud Capuçon, Lang Lang,  Debora Waldman, Héloïse Luzzati, Célia Oneto Bensaid al nipote François-Henri Labey e a Claire Bodin, fondatrice dell'associazione Présence Compositrices, è prodotto da LuFilms, una casa di produzione con sede in Normandia impegnata a realizzare opere che danno voce alle donne, sia attraverso i soggetti scelti che attraverso le prospettive delle registe, ed è stato realizzato anche grazie ad una campagna di crowdfunding. 

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