Trianon Opera di Roberto De Simone trasmesso da Rai5

Il nuovo spettacolo del regista, compositore e studioso di tradizioni popolari sarà rappresentato al Trianon, storico teatro del quartiere napoletano di Forcella

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 Trianon Opera (Foto Chicca Ruocco)
 Trianon Opera (Foto Chicca Ruocco)

Venerdì 30 aprile alle 18 Rai5 trasmetterà il nuovo spettacolo di Roberto De Simone, intitolato Trianon Opera – tra pupi, sceneggiata e Belcanto, realizzato dal Teatro Trianon Viviani, in coproduzione con Scabec e Campania teatro festival. Questo lavoro segna il ritorno del maestro napoletano al Trianon - il teatro del popolare quartiere napoletano di Forcella di cui è direttrice artistica Marisa Laurito - che nel 2002 era stato da lui reinaugurato dopo un lungo periodo di chiusura con la riscrittura melodrammatica di Eden teatro di Raffaele Viviani.

De Simone - che ha messo in scena Trianon Opera  insieme a Davide Iodice, con la regia televisiva di Claudia De Toma - spiega che lo spettacolo «intende essere una esplorazione storica e antropologica sulla religiosità napoletana sia a livello colto gesuitico sia a livello popolare», attorno a «un documento scritto che fa da cardine esplorativo: l’opera Il vero Lume tra le ombre, più nota come La Cantata dei pastori, del drammaturgo gesuitico Andrea Perrucci, rappresentata per la prima volta nel 1698». Lo stesso De Simone fin dal 1974 si era già interessato alla Cantata, curandone vari allestimenti e scrivendo un saggio edito da Einaudi nel 2000.

Come spiega De Simone, «la Cantata  era rappresentata a Napoli nel periodo natalizio sia in teatri parrocchiali sia in teatri popolari,ad opera di attori amatoriali affiancati da attori professionisti, subendo ogni volta modifiche, aggiunte e trasformazioni circensi», per tutto il Settecento e poi nell’Ottocento e ancora nel Novecento, fino a circa il 1970, dunque per più di duecentocinquanta anni. Ma chiarisce che la sua «Trianon Opera  non presuppone una filologia revivalistica né una riproposizione come modello esemplare rispetto a un testo plurisecolare, oggi definitivamente uscito dalla tradizione: la riscrittura di brani dell’opera si vale di una trasposizione con l’Ipa (International phonetic alphabet, cioè l’Alfabeto fonetico internazionale) del testo, secondo la storica pronuncia orale dell’italiano da parte degli attori di tradizione napoletana, rendendone quasi incomprensibile il significato verbale, come si addice a un testo sacro».

Per quel che riguarda la parte musicale, la versione di De Simone «fa riferimento, fra l’altro, alla virtuosistica partecipazione dei celebri sopranisti evirati, che nel Settecento si esibivano durante il periodo natalizio nelle chiese e nei teatri parrocchiali per un vasto pubblico, differenziato culturalmente». Ecco quindi che il soprano Maria Grazia Schiavocanterà una serie di arie di bravura, composte da Carmine Giordani (Giordano), Giovanni Battista Pergolesi, Domenico Cimarosa, Riccardo Broschi, Wolfgang Amadeus Mozart, Leonardo Vinci e anche Vincenzo Bellini, con un brano finale dello stesso De Simone.

Maria Vergine e Giuseppe sono interpretati rispettivamente da Michele Imparato e Pino Mauro. Gli altri interpreti sono Veronica D’Elia, Luca Lubrano, Biagio Musella e Oscar Di Maio. I pupazzi sono di Flavia D’Aiello, le scenografie di Gennaro Vallifuoco, le scene dipinte di Raffaele De Maio, i costumi di Giusi Giustino. Alessandro De Simone dirige l’orchestra Nuova Polifonia, formata da quintetto d’archi, tromba, due fisarmoniche, bandoneon, mandolino e due chitarre.

«Spero di avere coniugato poeticamente – conclude Roberto De Simone – storia e metastoria, scrittura e oralità, religiosità ufficiale e cristianesimo popolare, ricchezza della tradizione e degradato vuoto della contemporaneità teatrale, musicale e cinematografica».

 

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