Torna a suonare in pubblico la Filarmonica di New York

Ma negli USA le limitazioni e le difficoltà per le attività musicali restano molto pesanti

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Esa Pekka Salonen
Esa Pekka Salonen

I principali teatri d’opera e le principali orchestre d’America hanno cancellato i loro programmi fino all’autunno 2021, ma qualcosa ora si sta muovendo, probabilmente grazie anche ai primi risultati della campagna vaccinale. Anche la New York Philharmonic Orchestra, che da oltre un anno non suonava in pubblico e si limitava a mettere in streaming qualche breve concerto per piccoli gruppi strumentali, ha annunciato per aprile alcuni concerti alla presenza del pubblico, con gli ascoltatori ridotti ad appena centocinquanta, per rispettare le linee guida dello stato di New York sul Covid. Il 14 e il 15 aprile Esa-Pekka Salonen dirigerà infatti l’orchestra in Cantus in Memoriam Benjamin Britten di Arvo Pärt’s, Rakastava di Sibelius e Metamorphosen di Strauss, non però nella consueta sede dell’orchestra ma allo Shed, il centro culturale inaugurato nel 2019 nella zona ovest di Manhattan. Dunque sul podio non salirà Jaap van Zweden, il direttore musicale dell’orchestra, criticato da alcuni perché non è comparso a New York dall’inizio della pandemia fino a qualche giorno fa.

Qualche critica l’ha avuta anche Yannick Nézet-Séguin, il direttore musicale del Metropolitan Opera House, che è rimasto silenzioso per dieci mesi prima di farsi vivo con un’intervista ad un giornale canadese, in cui affermava che “è inaccettabile e doloroso che un coro e un’orchestra di questo calibro [quelli del Metropolitan] siano senza stipendio dal marzo scorso”. Infatti i musicisti del massimo teatro d’opera americano non ricevono lo stipendio da un anno. Relativamente più fortunati, i musicisti della New York Philharmonic, hanno avuto soltanto una riduzione dello stipendio, inizialmente del 20%, che si attenuerà progressivamente ma proseguirà fino al 2024.

 

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