Spellbound 2026: l’ascolto tra ecologia e vita notturna
Torino si prepara ad accogliere Spellbound 2026, il festival curato dalla piattaforma artistica ALMARE
24 aprile 2026 • 4 minuti di lettura
Radicato nel pensiero ecosofico, Spellbound si propone come uno strumento di consapevolezza e "reincantamento", un invito a riattivare i sensi e le relazioni con il vivente attraverso il suono. Il festival non si limita alla dimensione performativa ma si candida a manifesto per ripensare il rapporto tra la nightlife urbana e la tutela degli ecosistemi.
L'annuncio ufficiale del programma è avvenuto presso l’Imbarchino del Parco del Valentino, in una serata inserita nella cornice internazionale di Earth Night: durante la conferenza stampa, moderata da Flumi - si tratta, apprendo dal sito, di una piattaforma che facilita trasformazioni sistemiche per organizzazioni o singoli individui, catalizzando collaborazione, creatività e curiosità -, si è tenuto un panel che ha messo a confronto ricerca ambientale, curatela artistica e pratiche culturali urbane.
I temi emersi hanno incluso la trasformazione della notte in uno spazio di cura e ascolto consapevole, l'integrazione di pratiche sostenibili nella produzione e fruizione degli eventi e la valorizzazione dei parchi e dei fiumi torinesi come vere e proprie infrastrutture culturali.
Ma arriviamo alle anteprime del programma di questa edizione del festival che si svilupperà nelle giornate del 27-28 giugno e del 26 settembre, coinvolgendo diversi luoghi della città con una formula che unirà concerti, installazioni, DJ set, workshop e reading. Scendendo più nel dettaglio, come lo scorso anno il luogo deputato per i progetti sonori sarà il Parco Arte Vivente, museo e centro di ricerca con sede nel quartiere Filadelfia; nato da un'idea dell'artista Piero Gilardi, è stato realizzato nel 2008 in un'area precedentemente occupata da installazioni industriali.
I panel invece si terranno all'Orto Botanico dell'Università di Torino e più precisamente all'interno dell'Arboreto ottocentesco da poco reso nuovamente fruibile dal pubblico, mentre i momenti più clubbing prenderanno vita al Magazzino sul Po
Tra le anticipazioni più attese dell'edizione 2026 figurano diverse première internazionali: il primo nome che salta all'occhio è quello di Nkisi, "un microcosmico incapsulamento di trance melo-ritmica", come si definisce lei su Bandcamp. Melika Ngombe Kolongo - questo il suo vero nome, la sua famiglia proviene dal Congo -, è cresciuta a Bruxelles e da qualche anno opera come musicista e produttrice a Londra. Il suo progetto per il festival s'intitola Desert Songs, uno sleeping concert notturno immersivo: nato all'inizio degli anni Ottanta da un'intuizione di Robert Rich, lo sleeping concert ha l'obiettivo di raggiungere, grazie alla musica, la zona di confine tra sonno e veglia per portare il cervello del dormiente a un cambio di percezione orientato verso il mondo interno.
KMRU - Joseph Kamaru, nato a Nairobi e residente a Berlino - è anche nel cartellone di C2C Festival ma arriverà prima a Torino con Near Silence, un progetto prodotto e curato da ALMARE che esplorerà le quiet area: zone rurali caratterizzate da basso inquinamento acustico, spazi in cui ascoltare gli effetti della crisi climatica. KMRU affronterà il tema dell’ecocidio attraverso una prospettiva basata sull’ascolto, integrando al field recording le interviste con gli abitanti dei territori osservati, in cui approfondirà racconti e miti legati al loro rapporto con gli ecosistemi. Durante la sua residenza indagherà l’area silenziosa del Parco del Beigua, basandosi sui dati scientifici raccolti da ARPA Liguria e DENERG del Politecnico di Torino. Accanto a lui, il fotografo e filmmaker di base a Nairobi Fred Odede elaborerà un cortometraggio dedicato al progetto che sarà proiettato durante il festival.
Tra le altre anticipazioni segnaliamo una collaborazione speciale tra Rosso Polare, HMOT, Dania e Giada Pignotti.
Con le performance di Sealionwoman e del duo nippo-indonesiano di stanza a Berlino Takkak Takkak, oltre a workshop curati dal collettivo Altalena - sulla carta si annuncia particolarmente interessante quello dedicato ai cosiddetti "sogni lucidi", vale a dire esperienze in cui si è consapevoli di sognare, permettendo di controllare o modificare l'ambiente onirico, spesso includendo il volo o la creazione di scenari fantastici -, chiudiamo l'elenco delle anticipazioni.
La serata di presentazione del 23 aprile è stata trasmessa integralmente da Radio Banda Larga (RBL) nell'ambito dello speciale Earth Night, evento promosso dalle organizzazioni internazionali DJ’s 4 Climate Action e Mydas Greenworks.
Con un cartellone essenziale e un approccio focalizzato sull'inclusività e sulla qualità dell'esperienza, Spellbound 2026 punta a consolidarsi come un appuntamento unico per chi vede nel suono non solo intrattenimento ma un ponte verso una nuova immaginazione contemporanea. A differenza di altri festival in cui gli avvenimenti si sovrappongono e l'atmosfera di fondo tende alla frenesia, Spellbound 2026 fa una scelta di calma, rilassatezza, quasi di lentezza: usando un concetto che ultimamente è di moda tra molti sindaci delle nostre città, è un festival con il limite dei 30 chilometri orari.