New Echoes, la Svizzera a Venezia

Sei appuntamenti con la nuova musica svizzera a Venezia fino ad aprile

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New Echoes Venezia

È durato 112 secondi l’eco di un colpo di pistola a salve sparato nel deposito abbandonato di carburante a Inchindown, in Scozia, dal professore di ingegneria acustica dell’università di Salford Trevor Cox. Proprio di questi tempi (era il 18 gennaio), ma cinque anni fa, nel 2014, venne stabilito questo record, l’eco in strutture realizzate dall’uomo più lungo di sempre.

I nuovi echi dell’attualità musicale svizzera dal canto loro risuonano dalle parti della laguna della città che somiglia ad un pesce da oramai tre anni: giunge infatti alla terza edizione New Echoes, la rassegna di nuova musica svizzera a Venezia; sei appuntamenti tra gennaio e aprile a cura di Enrico Bettinello, articolati tra spazi storici per la kermesse come Palazzo Trevisan degli Ulivi ed il Teatrino di Palazzo Grassi (chi scrive si ricorda un memorabile concerto di Arto Lindsay lì) e la sede veneziana dello IED, Istituto Europeo di Design.

Una serata, in collaborazione con il festival Jazz Area Metropolitana, avrà invece luogo al centro della riviera del Brenta, a Dolo, nella Biblioteca Comunale di Villa Concina. Si comincia venerdì 18 gennaio a Palazzo Trevisan degli Ulivi con la rivisitazione del concetto del classico piano trio di Stefan Aeby, per poi proseguire il 1 febbraio con l’imprendibile avant folk del chitarrista Eric Chenaux, già collaboratore del grande Sandro Perri, una sorta di cantautorato introverso, sghembo e personalissimo dal fascino fragile e saturnino. Il 15 febbraio la ricerca sulla chitarra acustica di Christy Doran, che sarà in residenza a Palazzo Trevisan degli Ulivi per tutto il mese di febbraio.

L’8 marzo sarà poi il turno delle le esplorazioni nel mondo del ritmo di Lucas Niggli, autore di vari dischi per la prestigiosa Intakt, per un dialogo tra terra ed acqua (il concerto si terrà nel suggestivo salone di Palazzo Franchetti, affacciato sul Canal Grande) , mentre il 23 marzo si decolla verso Marte con il futurismo cosmico, tra libertà jazz e pattern elettronici del trio di Heinz Herbert, davvero molto interessante.

Si chiude poi il 12 aprile con il baccanale art-pop del duo Eclecta.

Sei concerti, sei traiettorie, sei esperienze, sei echi dei suoni avventurosi che la nuova musica svizzera non smette di seminare, con lo sguardo ancora rivolto verso un indicibile domani. Per ogni dettaglio andate qui, e per il resto allacciate le cinture, o fatevi legare all’albero maestro come fece Ulisse quando col suo equipaggio era il momento di passare dove si udiva il canto delle sirene. La differenza è che a questo giro non ci saranno scogli perigliosi su cui sfracellarsi ma solo nuove scoperte di fascinose, desuete forma di vita in musica in quello che David Toop anni fa con una felicissima intuizione definì l’Oceano del suono.

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