Le Wiener Festwochen proclamano la repubblica delle dee e degli dei

Le Wiener Festwochen investigano nella rassegna annuale il ruolo del divino nelle società contemporanee.

JG

04 maggio 2026 • 5 minuti di lettura

(Foto © soju.studio/SIRENE Studio)
(Foto © soju.studio/SIRENE Studio)

Le Wiener Festwochen festeggiano quest’anno il loro 75esimo anniversario. Dopo una prima rassegna isolata nel 1927, infatti, il festival è stato praticamente ‚rifondato‘ nel 1951 in un clima di ricostruzione caratterizzato da entusiasmo ed euforia in seguito al Nazionalsocialismo e alla Seconda Guerra Mondiale. Nelle ultime stagioni, da quando Milo Rau ne è diventato sovrintendente, le Wiener Festwochen stanno attraversando un processo di trasformazione radicale che sempre di più le sta portando a diventare un festival dal dichiarato potenziale politico – di «portata socio-politica radicale» come si può leggere sul suo sito internet – con numerose possibilità partecipative e di inclusione per gli abitanti della città. Con la “Dichiarazione di Vienna”, infatti, le Wiener Festwochen sono state il primo festival al mondo a dotarsi di una propria costituzione, elaborata dal “Consiglio della Repubblica”, un organo composto da 80 cittadini viennesi e ospiti internazionali, che ha discusso e proposto norme relative alle quote, all’organizzazione democratica della curatela e agli standard etici ed ecologici che il festival deve rispettare.

Dopo aver messo in scena la fondazione di una Repubblica libera di Vienna (Freie Republik Wien) nel 2024 e di una Repubblica dell’amore (Republik der Liebe) lo scorso anno, ora è il turno delle dee e degli dei. Republic of Gods è il motto ossimorico della rassegna che tra pochi giorni verrà inaugurata e che a maggio e giugno si svilupperà in vari teatri e spazi della città. In una recente intervista al quotidiano austriaco “Der Standard”, il sovrintendente Milo Rau ha spiegato come il tema della rassegna annuale sia di bruciante attualità, e che quindi durante il festival «sarà importante riflettere sul desiderio e la nostalgia di figure divine, nonché sulle nuove visioni teologiche del mondo, che si insinuano persino nei governi diffondendo scenari apocalittici».

PARSIFAL (Foto  © Annemie-Augustijns)
PARSIFAL (Foto © Annemie-Augustijns)


In questa cornice tematica si staglia una nuova produzione del Parsifal in cooproduzione con Opera Ballet Vlaanderen (Gent). I registi Susanne Kennedy e Narkus Selg – già ospiti del festival nel 2022 con un allestimento di Einstein on the Beach di Philip Glass – ambientano l’ultima opera di Richard Wagner in un mondo artificiale. L’orchestra sinfonica della radio austriaca è diretta da Yi-Chen Lin. Cantano tra gli altri Russell Thomas (Parsifal), Dshamilja Kaiser (Kundry), Albert Dohmen (Gurnemanz), Kartal Karagedik (Amfortas), Werner Van Mechelen (Klingsor) e Kurt Rydl (Titurel). In una recente intervista al settimanale austriaco “Der Falter” Susanne Kennedy ha dichiarato che una delle sue fonti di ispirazione è Christoph Schlingensief, il poliedrico artista tedesco prematuramente scomparso nel 2010 a soli 50 anni, che Parsifal aveva messo in scena al festival di Bayreuth del 2004 e che in diverse occasioni si era cimentato artisticamente con la tematica del divino. E non a caso il festival dedicherà a Schlingensief, artista imprescindibile per le innovazioni nella regia del teatro musicale del XXI secolo, la sua prima mostra personale in Austria.

Un ruolo di spicco nella rassegna di quest’anno spetterà anche a Patti Smith. La „Godmother of Punk“ (per rimanere nella terminologia del divino) si esibirà per ben tre volte: Parteciperà infatti al concerto gratuito inaugurale delle Festwochen nella piazza del comune e suonerà con il suo Quartet in un concerto open air. Inoltre, il festival ha dato all’artista carte blanche per uno spettacolo in un piccolo teatro cittadino (purtroppo sold out dopo pochissimi minuti dalla messa in vendita dei biglietti).

Tra le produzioni di interesse musicale va menzionata la pièce teatrale ‚popolare‘ itinerante Das tragische Schicksal der Sonate Nr. 2 (Il tragico destino della Sonata n. 2) di Lina Majdalanie e Rabih Mroué: La pièce investiga le strette relazioni tra musica classica, morte e potere riferendosi alla marcia funebre, il terzo movimento della Seconda sonata per pianoforte op. 35 di Frédéric Chopin, pezzo che è stato usato come accompagnamento del funerale di Chopin stesso, ma anche in quello di personalità politiche come Margaret Thatcher, Stalin o il leader degli hisbollah Hassan Nasrallah.

Due produzioni riflettono sul rapporto di arte e guerra e sulle dinamiche e meccanismi del bellicismo: The Day Before di Brigitt Muntendorf e regia di Christiane Jatahy su un testo du Rosa Montero è una lettura femminista del Iliade di Omero e un progetto di teatro musicale immersivo, in cui il pubblico festeggia assieme ai protagonisti e ai musicisti l’ultimo party prima di una guerra. Songs of Winter War del collettivo ucraino Opera Aperta si interroga invece su cosa significhi fare teatro musicale in tempo di guerra.

Anche i concerti del festival sono interpretabili come statement politici:

La Chineke! Orchestra, fondata nel 2015 e prima orchestra sinfonica professionista europea formata per la maggiorparte da people of color e membri di minoranze etniche, debutterà a Vienna con un programma di compositrici e compositori della tradizione afroamericana (Carlos Simon, Samuel Coleridge-Taylor e Florence B. Price).

(Foto© Chuko Cribb)
(Foto© Chuko Cribb)

L’Akademie Zweite Moderne infine giunge alla terza tappa del progetto No more excuses. Nata per diffondere una cultura musicale sensibile alle questioni di genere, l’accademia invita da tre anni ogni rassegna 10 compositrici da tutto il mondo. Il suo scopo è da una parte quello di aumentare la quota di opere di compositrici nel settore concertistico e teatrale per ampliare il canone tradizionale. Dall’altro, creare una rete attiva di istituzioni partner in tutto il mondo. In un estratto della dichiarazione redatta in occasione del primo incontro dell’accademia si legge: «Finché le opere storiche di compositori maschi defunti costituiranno circa il 90% di tutta la musica eseguita nel panorama musicale finanziato con fondi pubblici, gli sforzi volti a promuovere l’uguaglianza di genere e culturale rimarranno puramente di facciata». Le compositrici invitate quest’anno sono Elaine Mitchener, Bára Gísladóttir, Tania León, Ailís Ní Ríain, Nyokabi Kariùki, Imsu Choi, Sofia Jernberg, Katarina Gryvul, Nicole Lizée, Keiko Abe, Anna Korsun. I due concerti del Klangforum Wien (diretti da Susanne Blumenthal) in cui verranno presentate opere delle compositrici in questione verrà accompagnato da due giornate di meeting e discussioni sui temi dell’ispirazione e dell’appropriazione culturale.