Il Mediterraneo al centro del 52° Festival della Valle d’Itria

In programma dal 14 luglio al 2 agosto a Martina Franca la Carmen di Bizet nella versione originale del 1874, mai eseguita prima in forma scenica, il dittico Stravinskij/Casella e la riscoperta di Francesco Provenzale.

CG

27 marzo 2026 • 3 minuti di lettura

La conferenza stampa di presentazione
La conferenza stampa di presentazione

Il mare come mito, come crocevia e come frontiera aperta. Con questo orizzonte — dichiarato già nel titolo, “Mediterraneo, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie” — Silvia Colasanti costruisce la sua seconda edizione da direttrice artistica del 52° Festival della Valle d’Itria, in programma a Martina Franca e in altri luoghi della Puglia dal 14 luglio al 2 agosto. Un avvio di stagione che arriva forte del Premio della critica musicale “Franco Abbiati” 2025, assegnato a Owen Wingrave di Britten, nuova produzione della passata edizione: il riconoscimento più autorevole della critica italiana ha scelto il Festival come migliore iniziativa musicale dell’anno.

La notizia di maggiore risonanza è la nuova produzione della Carmen di Georges Bizet, in scena a Palazzo Ducale dal 25 luglio (repliche 28, 31 luglio, 2 agosto): sarà la prima assoluta in forma scenica della partitura originale del 1874, quella che Bizet predispose prima che i dirigenti dell’Opéra Comique imponessero modifiche sostanziali. La revisione critica è di Paul Prévost per Bärenreiter — la stessa alla base delle esecuzioni semisceniche di René Jacobs nel 2024 — e restituisce tra l’altro un largo impiego del mélodrame, dialogo recitato su tappeto orchestrale, quasi del tutto scomparso nelle versioni in circolazione. Sul podio Fabio Luisi, direttore musicale del Festival, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro Petruzzelli di Bari; la regia, le scene e le luci sono di Denis Krief, i costumi di Carla Galleri e Denis Krief. Nel ruolo del titolo il mezzosoprano Deniz Uzun, con Natalia Tanasii (Micaëla), Matteo Lippi (Don José) e Alessandro Luongo (Escamillo).

Il Festival inaugura il 14 luglio (repliche 26, 29 luglio, 1° agosto) con il dittico Pulcinella di Igor Stravinskij / La favola di Orfeo di Alfredo Casella, due lavori in un atto che reinterpretano mito e tradizione classica attraverso il prisma del neoclassicismo novecentesco. Il balletto con canto di Stravinskij del 1920 — commissionato da Djaghilev e fondato sulla musica di Pergolesi e del Settecento napoletano — si affianca all’opera da camera di Casella (1932), su libretto di Corrado Pavolini dalla Fabula di Orfeo di Poliziano, di rara esecuzione. Regia e coreografia di Jean Renshaw, direzione del giovane Nicolò Umberto Foron (classe 1998, al suo debutto italiano nella direzione operistica), voci principali Chiara Mogini, Matteo Falcier e Roberto Lorenzi; la danza è affidata all’Eko Dance Project.

Terza produzione lirica è Il schiavo di sua moglie (1672) di Francesco Provenzale, al Chiostro del Carmine dal 24 luglio: prima esecuzione in tempi moderni di uno dei lavori più significativi del compositore napoletano del Seicento cui Antonio Florio e la sua Cappella Neapolitana hanno dedicato quarant’anni di ricerca. Il cast è composto dagli allievi dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”; regia e scene di Rita Cosentino, costumi di Carla Galleri.

Il programma include anche un progetto originale commissionato a Marco Baliani: Vennero da ogni dove. Narrar cantando umanità in cammino (20 e 21 luglio, Chiostro di San Domenico), con la voce di Vincenzo Capezzuto e un ensemble con Luciano Orologi (sax, clarinetto, melodica), Giancarlo Bianchetti (chitarra) e Marco Forti (contrabbasso), intreccia musica, canti e narrazioni sul tema del viaggio per mare. Tra i concerti, il Concerto Sinfonico del 19 luglio vedrà l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala diretta da Diego Ceretta con la violinista Francesca Dego; il 17 luglio alla Basilica di San Martino il Concerto dello Spirito — a ingresso gratuito su prenotazione — presenterà in prima assoluta Lamento dal mare del compositore spagnolo Jorge Coll Navarro, in un programma con musiche di Stravinskij e Britten. Il 18 e 19 luglio è in programma un convegno musicologico su “Riscoprire l’antico nel Novecento. Mito e Mediterraneo in Stravinskij e Casella”, con coordinamento scientifico di Luca Aversano.

Ci tengo che il pubblico si emozioni, ha dichiarato Colasanti. Attraverso l’emozione, si interroghi sul nostro presente e anche sulle problematiche del linguaggio musicale. L’arte, la musica, devono essere la voce del nostro presente. Non si deve mai cedere a una mera forma di intrattenimento: bisogna sempre fare cultura. La cultura si fa con le domande. Una vocazione che si misura anche con le specificità del territorio: il Festival, spiega la direttrice artistica, attrae un pubblico particolarmente eterogeneo — residenti, turisti pugliesi, addetti ai lavori, visitatori internazionali — e proprio in questa eterogeneità sta la sfida: l’arte deve saper parlare a tutti.