I conti in tasca ai musicisti americani

I compensi dei direttori musicali e dei violini “di spalla” delle Orchestre sinfoniche USA

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Riccardo Muti
Riccardo Muti

Un sito americano ha rivelato – ma non è uno scoop, sono dati pubblici per legge – i compensi dei direttori musicali e dei “concertmaster” (violino di spalla nel gergo italiano) delle principali orchestra sinfoniche degli USA. Oltre alla curiosità morbosa di spiare gli affari degli altri, questi dati soddisfano un altro tipo di interesse, ovvero fare un confronto tra quanto guadagna – e quanto quindi viene valutato, e questo non riguarda solo l’aspetto monetario – un musicista in America e in Italia, dove questi dati non si possono ottenere facilmente. Ma, stando alle voci che girano, i dati italiani non sono nemmeno confrontabili con quelli americani. Non è difficile indovinare da che parte pende il piatto della bilancia.

 

Cominciamo dai direttori musicali. I dati sono ricavati dai bilanci delle orchestre e si riferiscono alla stagione 2017/2018. Il sito cita le orchestre e non i direttori musicali, ma dalle prime si deducono facilmente i secondi. Apre la lista la Chicago Symphony (id est Riccardo Muti) con 3.527.730 dollari, che si ottiene mettendo insieme le varie voci, cioè la remunerazione fissa e i compensi per i vari concerti. Seguono a distanza, poco sopra i due milioni, le orchestre di San Francisco e Los Angeles (cioè Michel Tilson Thomas e Gustavo Dudamel): da notare il calo di Los Angeles che l’anno precedente era prima con più di tre milioni. Sotto i due milioni stanno, in ordine decrescente, le orchestre di Dallas (allora Jaap van Zweden, ora Fabio Luisi), Cleveland (Franz Welser-Möst), New York (allora Alan Gilbert ora Jaap van Zweden), Philadelphia (Yannick Nézet-Séguin), Boston (Andris Nelson) e Saint Louis (allora David Robertson, ora Stéphane Denéve). La decima è Baltimora (Marin Alsop), che sta sotto il milione. 

 

Passiamo ora ai violini di spalla. Il primo della graduatoria è il concertmaster della New York Philharmonic con 687.955 dollari: sì, avete letto bene. Segue a ruota quello dell’orchestra di Cleveland - città non tra le più popolose e importanti, ma che ha sempre avuto un’orchestra d’eccellenza - con 634.277: da notare che il concertmaster in questione, William Preucil, è stato licenziato al termine di quella stagione per “sexual misconduct and/or sexual harassment”. Ma andiamo avanti. I concertmaster di tre orchestre stanno tra i 500.000 e i 600.000 dollari (San Francisco, Chicago, Los Angeles) e altri tre tra i 400.000 e i 500.000 (Boston, Philadelphia, Washington). Le ultime due orchestre tra le top ten sono Baltimora e Cincinnati, tra i 300.00 e i 400.000 dollari… appena! Nessuno lo dica alle “spalle” delle orchestre italiane.

Però c’è anche la contropartita. La San Francisco Symphony Orchestra ha annunciato il licenziamento di 35 dipendenti (a dire il vero sono tutti amministrativi) a causa della forzata sospensione dell’attività fino al 31 dicembre 2020 per il covid-19. Per la stessa ragione l’orchestra di Nashville si è sciolta, licenziando praticamente tutti, musicisti e amministrativi: la direzione ha dichiarato che è un provvedimento temporaneo, ma sembra che l’orchestra, se rinascerà, avrà uno status e un’organizzazione totalmente diversi. Dunque il suo concertmeister con ogni probabilità rimpiangerà i 213.841 dollari che riceveva come stipendio annuo. In Italia non ci stupiamo: noi siamo avanti, già negli anni passati tante orchestra (tre nella sola Roma) sono state sciolte senza bisogno di invocare la pandemia.

 

 

 

 

 

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