In Germania prove tecniche di ripartenza nei teatri

Il caso dell'Assia: misure di sostegno ad artisti e festival mentre si accelera sulle riaperture dei teatri, ma gli ostacoli sono molti

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Staatstheater Darmstadt

Anche lo Stato federale dell'Assia in Germania si muove e vara misure di sostegno per artisti, festival e istituzioni culturali per attenuare la crisi seguita alla pandemia da coronavirus. Secondo la Ministra per la Cultura, Angela Dorn dei Grüne, «l’arte e la cultura non sono un lusso o la ciliegina sulla torta nei tempi buoni ma una parte fondamentale della nostra vita». Circa 50 milioni di euro di fondi sono stati destinati a artisti indipendenti, che potranno ricevere un assegno fino a 2000 euro sganciato da eventuali spese legate all’attività che ne limiterebbe l’accesso. Previsto un sostegno anche ai festival cancellati per un importo fino a 500 mila euro, in media 2,50 euro a biglietto venduto per i festival sovvenzionati con fondi pubblici e 5 euro a biglietto per quelli sostenuti da associazioni senza scopo di lucro o istituzioni private. 

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Finanziamenti previsti anche per sale da concerto, teatri indipendenti e cinema fino a 18 mila euro per lo sviluppo di nuovi formati o per l’adeguamento delle strutture. Il sostegno deciso dal governo dell’Assia non è escluso possa essere cumulato con i programmi di sostegno agli operatori del settore culturale già varati dal governo federale. 

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Il varo del pacchetto segue di qualche giorno l’annuncio del Governatore dell’Assia, il cristianodemocratico Volker Bouffier, che ha deciso di accelerare la ripresa di varie attività economiche autorizzando la riapertura di teatri, teatri lirici e sale da concerto e altre istituzioni culturali già a partire da sabato scorso a condizione sia garantito il rispetto delle regole di distanziamento sociale. Dal punto di vista pratico, però, poco è cambiato e praticamente tutti i luoghi di spettacolo nella regione continuano a rimanere chiusi. Se un risultato c’è stato è soprattutto nell’aver rilanciato il dibattito su come ripartire. Entusiasta soprattutto il sovrintendente dello Staatstheater di Kassel, Thomas Bockelmann, che annuncia già per domenica 24 maggio una rappresentazione di Candide di Bernstein: «In cui suoneranno solo 13 musicisti in modo da rispettare le norme sul distanziamento. Per il coro dovremo escogitare qualcos’altro». 

Più tiepido il sovrintendente dell’Oper Frankfurt, Bernd Loebe in una intervista al quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. Confermando la cancellazione di tutte le produzioni del teatro fino al prossimo settembre, Loebe vede difficile ricominciare se non saranno riviste le restrizioni attuali che prevedono l’accesso a soli 100 spettatori o 200 previa autorizzazione ad hoc («posso pensarci da 300 spettatori in su»). Inoltre fa i calcoli sull’impatto che il distanziamento fatalmente ha sulle forze che realisticamente si possono mettere in campo: «Un numero realistico al momento è di 15 o 16 musicisti, presto forse 30, ma si può già fare qualcosa con quel numero. Magari si possono eseguire le opere due volte di seguito» per assicurare l’ingresso a un maggior numero di spettatori. 

Sulla stessa linea si pone anche il sovrintendente dello Staatstheater di Darmstadt, Karsten Wiegand, che non esclude forme flessibili come rappresentazioni musicali ripetute tre o quattro volte in una giornata che consentirebbero al pubblico di godere dell’esperienza dal vivo e di sperimentare nuove forme di fruizione. 

Inevitabile, l’impatto anche sulle scelte artistiche. Se il sovrintendente dell’Hessisches Staatstheater di Wiesbaden, Uwe Eric Laufenberg si dice intenzionato a proporre la trilogia Giorni felici, Aspettando Godot e Finale di Partita di Samuel Beckett – «Sono tre pezzi che si possono fare rispettando il “distanziamento sociale”, per così dire: Beckett ha prescritto nei testi che i personaggi sono tutti a un metro e mezzo di distanza. Le opere teatrali hanno un’attualità tristemente umoristica a causa della crisi» – secondo Bernd Loebe: «C'è un repertorio di opere da camera, un repertorio barocco, e opere di alta qualità musicale che possono essere eseguite solo da pochi musicisti. Certo non sarà possibile mettere in scena spettacoli lirici su larga scala». Quanto agli allestimenti, non senza una punta di ironia, Loebe fa una profezia: «È possibile che le produzioni vadano verso Robert Wilson. E forse avrebbe anche il suo fascino. Del resto nelle produzioni moderne o meglio postmoderne spesso Tristan e Isolde, per dire, non si baciano più».

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