Chi sostiene Pereira?

Firenze: mentre si aspetta il nuovo sovrintendente ecco i titoli della stagione lirica e sinfonica

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Alexander Pereira
Alexander Pereira

Ma come ? Cristiano Chiarot, classe 1952,  troppo vecchio e pensionabile, e allora Alexander Pereira, classe 1947 ? Stando ai social degli  aficionados è questa la prima e stupita reazione di fronte all’annuncio che sarà il sovrintendente uscente della Scala a subentrare nel Teatro del Maggio a Chiarot, della cui defenestrazione da parte del sindaco Dario Nardella riferimmo sul Giornale della Musica il 18 luglio. D’altra parte c’è chi applaude e ricorda che Pereira è comunque un esponente del Gotha internazionale dei sovrintendenti, ha fama di esperto, navigato e per molti aspetti assai creativo dirigente, se pensiamo al lavoro fatto in passato soprattutto a Zurigo e a Salisburgo. Nelle difficoltà che hanno caratterizzato la sua recente fase scaligera, ha saputo conquistarsi anche solidarietà di peso, a cominciare dal direttore principale della Scala Riccardo Chailly, per non dire di Cecilia Bartoli, che nel giugno aveva  annunciato la sua defezione dal “Giulio Cesare in Egitto” previsto alla Scala in autunno, per solidarietà appunto con Pereira, visto che si profilava all’orizzonte la soluzione Dominique Meyer. Ma anche aperte opposizioni nel consiglio scaligero, come quelle di Philippe Daverio e Francesco Micheli, quest’ultima rinfocolatasi nell’affare Arabia Saudita, cioè nelle trattative condotte da Pereira sull’attribuzione di un posto nel consiglio a qualche rappresentante di quella colta e illuminata democrazia, naturalmente  in cambio di soldi. Si era arrivati così alla soluzione di compromesso “Meyer arriva ma per un po’ resta anche Pereira”, fino alla prossima scadenza del contratto di Meyer con la Staatsoper di Vienna. Ma evidentemente si stava già lavorando in sordina a questo approdo fiorentino (non sapremmo spiegare diversamente la rapida liquidazione di Chiarot). 

A chi attribuire la gestazione e conduzione dell’intera operazione ? “Nastasi porta Pereira al Maggio”, titola oggi 29 agosto il “Corriere”, e infatti, in attesa della ratifica del Consiglio di Indirizzo il 6 settembre, Pereira ha fatto pervenire un comunicato in cui ringrazia Dario Nardella e Salvatore Nastasi, l’alto funzionario o se si vuole mandarino di ministero già commissario straordinario del Maggio nel 2005, poi a capo dell’unità di missione per la costruzione del nuovo teatro alla Leopolda, l’amico da sempre di Nardella, colui sul cui nome come potenziale presidente del Consiglio d’Indirizzo del Teatro del Maggio in luogo di Nardella si era arroventato lo scontro con Chiarot e con Fabio Luisi. Insomma un’operazione nata sull’asse Milano-Roma in base a meccanismi di compensazione e riequilibrio di poteri di varia natura, che ci sembra abbia poco a che fare con l’individuazione delle vere problematiche e prospettive del teatro fiorentino. Prevedevamo che nessun dirigente intenzionato a non essere un dirigente dimezzato avrebbe voluto convivere con Nastasi, e se avevamo torto lo si vedrà. Può anche darsi che Nastasi nel prossimo futuro si ritrovi affaccendato in altre faccende, perché si avvieranno i lavori di completamento del teatro (la dotazione scenotecnica e l’auditorium da 1000 posti modulabile in due sale), ed è facile pensare che Nastasi, già al comando dei lavori ai ricostruendi Petruzzelli e Fenice, per il restauro del San Carlo e qui a Firenze per il nuovo teatro, segua questa sua vocazione. 

Pereira ha fama di sovrintendente sui generis, basti pensare a come si è divertito a interpretare il ruolo parlato del Maggiordomo nella recente  Arianna a Nasso di Strauss alla Scala, dalla parte degli artisti (anche come garante di una certa pace sindacale, ma in questo non può certo dare lezioni a Chiarot), dotato di una certa disinvoltura gestionale e di coraggio nella programmazione, propenso a larghe spese, insomma, quanto a questo, si direbbe, proprio  l’opposto del misurato Chiarot. Nessuno ha mai messo in discussione la sua grande capacità di attirare molto, molto denaro dei privati, e probabilmente è questo che ha conquistato Dario Nardella, che sa che il Teatro del Maggio ha sul groppone un debito pregresso di quasi sessanta milioni e che però ha sempre in bocca il ritorno del Maggio ai pristini splendori e ad una competizione con i livelli della Scala, che in altri tempi, e neanche tanto lontani, era possibile, e talvolta addirittura vincente, e per questo sogno di rilancio conta certamente su Pereira. Ma c’è un piccolo particolare: a Milano si può essere bravi ad attrarre capitali privati perché  a Milano i capitali privati ci sono. A Firenze ? Mah… 

Intanto, in questo balletto di nomine, in teatro si continua a lavorare, il coordinatore artistico Pierangelo Conte continua a programmare e coordinare, ed è stata presentata, o meglio confermata e completata, la stagione fino al prossimo festival del Maggio 2020, e quest’ultimo dovrebbe essere presentato a giorni in concomitanza con la conferma di Pereira. Confermati dunque i titoli operistici già noti, molto repertorio e riuso di allestimenti ma anche novità e rarità, come l’abbinamento dei Pagliacci di Leoncavallo con la prima assoluta di Noi,  due,  quattrodi Riccardo Panfili, una commissione del Maggio, sul podio Valerio Galli (da 13 settembre), e il Fernand Cortez di Spontini, sul podio Jean-Luc Tingaud, dal 12 ottobre. Da notare che viene riproposta anche la famosa Carmen con maschicidio secondo Leo Muscato (dal 13 ottobre), e c’è, cosa oramai abbastanza rara, un Trittico  pucciniano al completo, con la regìa di Denis Krief, con Josè Maria Siri che sarà sia Giorgetta che Angelica (dal 15 novembre). Sul fronte dei concerti sinfonici, 23 produzioni di cui dieci al prossimo Maggio 2020, con diversi ma ben dipanati fili conduttori, i percorsi di musica nordeuropea con Sibelius, Grieg, Nielsen e C., una stimolante antologia alle origini della sinfonia dai primordi al classicismo viennese affidata a partire da fine settembre al Goldoni  all’antichista per eccellenza delle ultime stagioni del Maggio, Federico Maria Sardelli, la maratona beethoveniana per il duecentocinquantesimo dalla nascita affidata a Zubin Mehta che nel prossimo Maggio farà anche il suo amato Fidelioin forma di concerto. Fra stagione e festival, un’offerta sinfonica complessivamente soddisfacente e con programmi ben studiati, che vedrà la presenza sul podio, a partire da ottobre e comprendendo il Maggio 2020, di bacchette amatissime a Firenze, come Myung Whun Chung e James Conlon, giovani direttori cresciuti molto bene sotto i nostri occhi come Alpes Chauan, graditi ritorni come Valcuha, Russel Davies, Lonquich, Gatti, presenze più pop come Piovani, debutti interessanti sul podio, la portoghese Joana Carneiro e il francese Lionel Bringuier. La stagione sinfonica si apre il 27 ottobre con Ennamuel Krivine che dirigerà fra l’altro la berlioziana  Fantastica. Ma un anticipo della stagione sinfonica si avrà fra poco,  il 6 settembre, e sarà il congedo di Fabio Luisi da questo podio, con il programma che sarà poi proposto nella partecipazione al festival Enescu di Budapest, con il Primo Concerto di Paganini, solista Sergej Krylov, e la sinfonia n. 3 di George Enescu.    

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