Un interessante compositore ‘oltremontano’ al servizio della corte di Ferrara

L’ensemble Le Miroir de Musique protagonista di una incisione realizzata dall’etichetta Ricercar

Le Miroir de Musique
Le Miroir de Musique
Disco
classica
Le Miroir de Musique
Johannes Martini. Fleur de biaulté
Ricercar
2020

Nato attorno al 1430 a Leuze, in Vallonia, e scomparso alla fine del secolo Johannes Martini appartiene alla schiera dei musici ‘oltremontani’ che con la loro arte polifonica crearono una sorta di lingua franca musicale europea, sviluppando la scienza del contrappunto nei loro mottetti, messe e chanson. Il suo nome è storicamente legato alla corte estense e alla città di Ferrara, dove operò a lungo dopo aver lavorato a Costanza, nella Germania meridionale. Negli elenchi dei musici al servizio della corte ferrarese figura come ‘Zohane Martino todescho cantadore compositore’ e le sue opere sono contenute in diversi manoscritti, tra i quali risalta il cosiddetto canzoniere di Isabella d’Este (Casanatense 2856). Le chanson contenute in questo codice sono prive del testo poetico, tranne che per il loro capoverso, e ipotizzando che fossero destinate ad essere eseguite in veste strumentale l’ensemble Le Miroir de Musique diretto da Baptiste Romain, le ha interpretate con una interessante e affascinante varietà di timbri tesa a rispecchiare la ricchezza della cappella estense e  potendo contare sulla qualità dei solisti che ne fanno parte: Claire Piganiol, Silke Schulze, Elizabeth Rumsey, Marc Lewon, e Henry van Engen.

Altrettanto interessanti appaiono le musiche vocali come lo splendido ‘O beate Sebastiane’, contenuto nella raccolta Mottetti libro quarto stampato da Petrucci nel 1505, presumibilmente scritto per invocare la protezione del santo in occasione di una delle epidemie di peste che afflissero Ferrara al tempo di Martini. Tra le musiche vocali presenti nel disco risaltano anche il Credo dalla ‘Missa Ma bouche rit’, che utilizza il cantus firmus della chanson di Ockeghem, e l’Agnus Dei dalla ‘Missa La Martinella’, basata su una propria melodia, che provengono dalle messe di Martini contenute in un manoscritto della Biblioteca Estense di Modena. Queste rivelano tutti  gli artifici contrappuntistici caratteristici della cultura musicale franco fiamminga, con la predilezione per i procedimenti imitativi, mentre la  toccante semplicità gregoriana dei salmi ‘Letatus sum’ e ‘Quare fremuerunt gentes’ è frutto di una scrittura omoritmica. Tra le composizioni  interpretate dalle voci di Sabine Lutzenberger, Tessa Roos, David Munderloh, Jacob Lawrence, Matthieu Le Levreur, e Tim Scott Whiteley c’è anche un ‘Magnificat tertii toni’ con i versetti intonati monodicamente e polifonicamente secondo la prassi dell’alternatim.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Le metamorfosi del sax contemporaneo

Marina Notaro è protagonista di Maschere, un disco dedicato alla dimensione solista del sassofono riletta da nove compositori italiani

Alessandro Rigolli
classica

Il capolavoro ritrovato

Il monumentale Requiem di Bruno Maderna del 1946 risplende in un prezioso cd Stradiuvarius che documenta la prima assoluta alla Fenice di Venezia del 2009 diretta da Andrea Molino

Paolo Carradori
classica

Il vero e il verosimile

Raffaele Pe e La lira di Orfeo propongono la costruzione indiziaria di una presunta “Versione Senesino” della serenata Aci, Galatea e Polifemo di Händel

Marco Beghelli