Hosakawa, Mozart tra i fiori di loto

Lotus under the Moonlight di Hosakawa e il Concerto K 488 di Mozart interpretati da Momo Kodama per ECM New Series

Hosokawa Mozart Momo Kodama
Momo Kodama (foto di Marco Borggreve)
Disco
classica
Momo Kodama, Seiji Ozawa, Mito Chamber Orchestra
Hosokawa / Mozart
ECM
2021

La pianista Momo Kodama non è nuova a proposte discografiche nelle quali si ritrova a mischiare le carte di tradizioni musicali differenti e periodi storici lontani: lo ha fatto con Ravel, Takemitsu e Messiaen e ancora con Debussy e Hosokawa. E proprio quest’ultimo compositore, classe 1955, è protagonista di questo recente album pubblicato dall’etichetta ECM – collana New Series – con il suo concerto per pianoforte e orchestra Lotus under the Moonlight, a sua volta ispirato al Concerto K 488 di Mozart che completa il disco. Tutte pagine interpretate dalla stessa Kodama con la Mito Chamber Orchestra diretta da Seiji Ozawa.

La registrazione risale al dicembre del 2006 e testimonia il debutto alla Concert Hall della Art Tower Mito (prefettura di Ibaraki, in Giappone) della composizione di Toshio Hosokawa, commissionata dal Nordeutscher Rundfunk per il 250° anniversario della nascita di Mozart e presentata per la prima volta nello stesso anno ad Amburgo. In questa occasione al compositore è stato chiesto di individuare un concerto di Mozart e di scrivere un nuovo lavoro impiegando la stessa impostazione strumentale. La scelta è caduta, appunto, sul concerto in la maggiore K 488, il cui movimento centrale, l’Adagio in fa diesis minore, ha rappresentato la fonte di ispirazione principale della composizione dell’autore giapponese.

Le suggestioni esercitate dall’opera del salisburghese sulla fantasia di Hosakawa si sono sciolte in un lavoro sviluppato in un unico movimento che alterna zone terse e dilatate a momenti di maggiore densità timbrica, caratteri intrecciati in una scrittura segnata da un tratto meticoloso e trasparente al tempo stesso. Un carattere di fondo, testimoniato anche dal titolo del lavoro, che rimanda a un richiamo spirituale e che trova a sua volta conferma nell’immagine ideale che unisce il fiore di loto e l’acqua che fa da cornice. Lo stesso compositore annota come «di tutti i fiori, il fiore di loto è il più apprezzato nel buddismo. Molte statue del Buddha lo mostrano in piedi su un fiore di loto. […] Nel mio concerto, il pianoforte simboleggia il fiore di loto (umano) e l’orchestra l'acqua e l'universo circostante».

La scrittura di Hosokawa – nel suo equilibrio attraversata, in alcuni dei frangenti più tesi, da vaghe eco di affilati archi ligetiani – è stata qui restituita dalla Kodama attraverso il suo pianismo levigato e asciutto, intenso nel restituire la misura di un lavoro che anche sul versante orchestrale Ozawa è riuscito a valorizzare per equilibrio e pregnanza espressiva.

Caratteri che vengono confermati anche nell’interpretazione della pagina mozartiana, il cui contrasto stilistico con l’opera precedente appare valorizzato grazie a una lettura nitida dei tre movimenti offerta da un lato dal limpido dinamismo del pianoforte della Kodama e, dall’altro, dalla pulita densità strumentale espressa dalla Mito Chamber Orchestra sollecitata con efficace puntualità dallo stesso Ozawa. Elementi resi attraverso segni interpretativi anche significativamente variegati nei quali, alla vivacità dell’Allegro iniziale segue la riflessività un poco dilatata dell’Adagio centrale, per poi finire nell’Allegro assai conclusivo, chiudendo così con passo più che brillante un’esecuzione la cui buona riuscita viene testimoniata anche dagli applausi finali, ideale appendice posta in chiusura delle due pagine che compongono questa registrazione.

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