Gli anthems di Orlando Gibbons

Le splendide antifone del gentiluomo della Cappella Reale Orlando Gibbons, interpretate da Fretwork, His Majestys Sagbutts & Cornetts e Magdalena Consort

In chains of gold. The English pre-Restoration verse anthem vol. 1. Orlando Gibbons – Complete Consort Anthems
Disco
classica
Fretwork, His Majestys Sagbutts & Cornetts, Magdalena Consort
In Chains of Gold. The English pre-Restoration Verse Anthem vol. 1
Signum
2017

La ricca innografia della tradizione anglicana ha avuto in Orlando Gibbons (1583-1625) uno dei suoi migliori esponenti. I suoi splendidi anthems sono caratterizzati da una fluente polifonia nella quale la chiarezza della declamazione non sacrifica la feconda inventiva melodica. Dopo essere stato corista nel King’s College di Cambridge, Gibbons divenne Gentleman della Chapel Royal, al servizio di Giacomo I, dove svolgeva l’attività di organista.

Tre diversi ensemble hanno collaborato per interpretare il repertorio dei suoi verse anthems in questo In chains of gold. The English pre-Restoration Verse Anthem vol. 1. Orlando Gibbons – Complete Consort Anthems: il consort di viole da gamba Fretwork, l’alta cappella His Majestys Sagbutts & Cornetts, e il gruppo vocale e strumentale Magdalena Consort. L’incontro e la collaborazione tra loro ha prodotto buoni risultati valorizzati dalla ottima qualità della registrazione. Il verse anthem è caratterizzato dall’intervento di voci soliste che si alternano al coro, e che rendono più incisivi i versetti dei salmi, del Vangelo, e degli altri testi poetici intonati polifonicamente con varietà di tessitura e di colori vocali. In questa registrazione l’interpretazione delle antifone in lingua inglese, paragonabili ai mottetti dell’Europa continentale cattolica, è particolarmente curata e arricchita dall’intervento dei due consort strumentali che assecondano e intensificano l’espressività dei loro versi.

Nella prassi musicale dell’epoca elisabettiana e giacobita i verse anthems erano solitamente accompagnati dall’organo, mentre i cosiddetti consort anthems erano destinati a esecuzioni svolte al di fuori dei luoghi di culto, nelle residenze reali o in quelle della aristocrazia. Forse per questo in alcuni casi il loro stile si avvicina a quello della musica profana, come nella seconda parte di Do not repine, fair sun, mentre l’intento encomiastico verso il re, in Great King of gods. sembra anticipare lo spirito delle odi, ossia le cantate fiorite dopo la Restaurazione.

L’innalzamento del diapason a 466 ha certamente contribuito a determinare il suono nitido di queste antifone, perché, come scrive il direttore artistico William Hunt nel libretto del cd, ci sono prove strumentali del suo uso all’epoca di Gibbons.

Il titolo del disco è ispirato da una frase di Thomas Morley, che nel suo Plaine and Easie Introduction to Practical Musick del 1597 prescriveva che la pratica del canto nelle chiese dovesse essera fatta con devozione e passione: “They ought to study how the vowel and sing clean, expressing their words with devotion and passion whereby to draw the hearer, as it were, in chains of gold by the ears to the consideration of holy things”.

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