Frammenti di delicato lirismo

Il pianista Alessandro Vena raccoglie i suoi bis in un disco pubblicato dall’etichetta Fortibus

Alessandro Vena
Alessandro Vena
Disco
classica
Alessandro Vena
Encores
Fortibus
2021

Dopo la decennale collaborazione con la casa discografica inglese ShevaCollection, con la quale ha registrato un repertorio che va dal barocco a Chopin, a Schumann, a Franck fino ai contemporanei, Alessandro Vena inaugura il nuovo sodalizio con l’etichetta Fortibus con Encores, un disco affatto originale ed inaspettato per un pianista di carriera internazionale, qual è Vena. Niente divismo, né ostentazione di virtuosismo nelle dodici brevi pagine che costituiscono i suoi bis, ma solo delicato lirismo espresso in quei momenti così intimi e personali che sono i “dopo recital”. È proprio dopo la performance declinata secondo il programma di sala che spesso gli interpreti aprono al pubblico il proprio mondo particolare, esprimendo preferenze, gusti, scoperte, in un silenzio denso di devozione e curiosità insieme dopo l’applauso di pochi secondi prima. Unica regola, la brevità; tratto che accomuna infatti i brani di Encores, con le sole eccezioni del Momento musicale n. 3 di Rachmaninov e della Fantaisie-Improntu op. 66 di Chopin, rispettivamente poco più di sette e sei minuti. La durata di quest’ultimo, notissimo, brano, fa già intuire come la sensibilità di Vena sia particolarmente orientata verso il lirismo, la cura del suono e del fraseggio, aspetti che emergono in tutto il disco e soprattutto nelle trascrizioni, che ne occupano più di metà.

Protagonista non poteva che esserne Bach, sia come trascrittore egli stesso (del famoso Adagio tratto dal concerto in re minore per oboe di Benedetto Marcello) sia come oggetto delle trascrizioni. Nel caso del Preludio in si minore di Bach - Siloti si è più che altro nell’ambito dell’arrangiamento, per averne il pianista russo non solo modificato la tonalità (quella bachiana, n. 10 del Clavicembalo ben temperato vol. 1, è mi minore,) ma soprattutto la disposizione delle voci, con l’inversione del disegno di semicrome dalla mano sinistra alla destra. Altre trascrizioni di Alexander Siloti, allievo di Liszt e maestro di Rachmaninov, sono rivolte al repertorio orchestrale di Bach, come l’Aria dalla Suite per orchestra in re maggiore BWV 1068, il Siciliano dalla Sonata BWV 1031 per flauto e l’Andante dalla Sonata per violino solo BWV 1003: pagine di un lirismo mirabile ed esempi di sublime perfezione musicale che Siloti ha tradotto per la tastiera e che Vena ha interpretato con intensa partecipazione.

Nel disco appare una trascrizione da Bach di un altro grande pianista, Wilhelm Kempff, anche lui affascinato dal genio bachiano ed autore come Siloti di molti lavori di questo tipo: il Largo dal Concerto per clavicembalo BWV 1056, appena dissimile dall’originale per l’assenza del pizzicato degli archi. Unici rilievi, per queste trascrizioni bachiane, l’assenza del numero della BWV nell’indice del disco e, a voler essere precisi, per l’Adagio di Benedetto Marcello il nome del trascrittore, Bach, che andrebbe posposto a quello dell’autore.

Poi Leopold Godowski che trascrive la famosa Wiegenlied op.49 n. 4 di Brahms, a corollario della serie di adagi, andanti e larghi di questo CD. Lo completano il Preludio n. 1 di Gershwin, dai ritmi sincopati del brasiliano Baião, unico brano che distoglie l’ascoltatore dal carattere sognante che caratterizza le altre composizioni, e due rarità, entrambe esempi di dolce e suadente cantabilità: la carezzevole Barcarola veneziana di Ruggero Leoncavallo, e Salut d’amour di Elgar, composto come regalo di fidanzamento e dedicato “a Carice”, una sintesi dei due nomi dell’amata, Caroline Alice.

Un disco, nel complesso, di facile ascolto, che non ha pretese di intellettualismi e da cui traspare una volontà divulgativa, vuoi per la scelta di brani celeberrimi, vuoi per il sicuro impatto comunicativo di quelli meno noti: un condensato di quell’atmosfera intima e rilassata in cui l’interprete nei bis regala ancora un po’ di emozioni al suo pubblico.

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