Studiare a New York 2
Intervista a Reiko Füting e Louis Karchin
27 febbraio 2026 • 7 minuti di lettura
New York rappresenta il cuore pulsante della musica contemporanea americana, ciò che accade nella Grande Mela costituisce infatti la punta più avanzata della creazione e interpretazione della musica nuova.
Numerosi sono i gruppi musicali specializzati nel repertorio contemporaneo, tra cui i Da Capo Chamber Players, il Talea Ensemble, i Yarn/Wire, il TAK e l'Horszowski Trio.
Le occasioni per i compositori non mancano e il pubblico di appassionati si amplia, grazie anche a un sistema di comunicazione capillare che le singole associazioni e istituzioni attivano. Tramite canali social e mailing list, si prova a intercettare un pubblico che non appartenga agli ambienti artistici.
C’è curiosità, spazio mentale e fisico per ascoltare e imparare da ogni genere di stile, al di là della tradizione.
Ciò che rende davvero magica questa città è la capacità di creare il futuro. È il segreto dell’energia che l’attraversa, consapevole del passato ma attenta all’oggi per costruire il domani.
In questo contesto così variegato, in quale direzione si sta evolvendo la musica contemporanea americana?
Lo abbiamo chiesto a due docenti di composizione che lavorano presso prestigiose istituzioni newyorkesi.
Secondo Reiko Füting, formatosi a Dresda, alla Seoul National University e alla Manhattan School of Music di New York, ove attualmente guida l’Academic Core ed è Capodipartimento di Composizione, in passato ci sono stati principalmente due generi di compositori.
“Il primo gruppo era formato da artisti indipendenti. Penso a Charles Ives, secondo me il primo e ancora uno dei più importanti musicisti americani, che si guadagnava da vivere come agente assicurativo ed è stato poco conosciuto per gran parte della sua vita. Anche Henry Cowell, Ruth Crawford Seeger, John Cage, Morton Feldman, Steve Reich e Philip Glass rientrano in questa categoria.
Il secondo era composto invece da compositori legati a un’istituzione, come Leonard Bernstein, che era affiliato a un’orchestra, e Milton Babbitt, appartenente al mondo universitario.
Naturalmente si tratta di una generalizzazione, ci sono anche molti artisti che hanno percorso vie diverse.
Oggi la situazione è più complessa, ma vedo ancora compositori affiliati a istituzioni performative - non educative - come orchestre e teatri d’opera, e altri che invece non lo sono. Generalmente ogni filone artistico si caratterizza per un particolare approccio estetico, fondato sulla conservazione e l’accessibilità oppure sull’esplorazione e la sperimentazione. In linea di massima, la sperimentazione non è molto presente nelle istituzioni produttive, ma va cercata piuttosto nelle istituzioni formative”.
Secondo Louis Karchin, figura di spicco della musica americana e docente alla New York University, la chiave per interpretare la produzione musicale statunitense risiede da sempre nella sua molteplicità di orientamenti. “Praticamente ogni stile, dal minimalismo al massimalismo, trova eco e accoglienza in America. Ciò che è cambiato di recente è che ora vi è meno retorica su cosa sia più o meno corretto stilisticamente. Gli artisti e il pubblico sono cioè oggi più inclini ad accettare un panorama musicale pluralistico”.
E la critica musicale?
“Il mondo della critica musicale - prosegue Füting - è cambiato parecchio rispetto al passato. Ci sono molti meno critici che scrivono di concerti. Le recensioni sono riservate per eventi che si svolgono in sale importanti. Esistono diverse riviste online, ma non hanno la stessa influenza che può vantare per esempio il New York Times. Fino a oggi, ho pubblicato cinque album con l’etichetta New Focus Recordings. Ho ricevuto sempre numerose recensioni, principalmente da riviste online, ed è stato molto gratificante. Vorrei indagare in che modo recensire un album differisca dal recensire un concerto, poiché il pubblico potenziale di un album è illimitato, a differenza di quello di una sala da concerto. E tale differenza potrebbe davvero rappresentare la realizzazione di ciò che Walter Benjamin discute nel suo saggio L'opera d'arte al tempo della sua riproducibilità tecnologica: ovvero una ridefinizione dell'aura artistica”.
Anche secondo Karchin in passato vi era una maggiore attenzione da parte della stampa nei confronti della musica contemporanea. “I critici sono venuti spesso ai nostri concerti e siamo stati molto grati per l’attenzione che ci hanno riservato e per le loro recensioni. Tale presenza è divenuta meno frequente a partire dalla pandemia, ed è ora più difficile attrarli rispetto agli anni precedenti. È possibile però che questo trend si inverta, a un certo punto, nulla è più davvero prevedibile. È vero che le recensioni oggi sono più presenti sulle riviste specializzate, ma ancora una volta, questa tendenza potrebbe facilmente mutare. Il pubblico è sempre più affascinato dalla nuova musica, è spesso numeroso ed entusiasta e, finché ci sarà il sostegno del pubblico, i critici saranno interessati”.
Tutta da scoprire invece è l’incidenza che l’AI e le nuove tecnologie avranno sulla creatività e sulla performance musicale del futuro.
Se per Karchin è ancora prematuro volere definire l’impatto di IA sul processo creativo, per Füting la riflessione va analizzata secondo una prospettiva estetica ma anche sociale.
“Le nuove tecnologie hanno sempre avuto un impatto sull’evoluzione del linguaggio e della performance musicale, e continuerà a essere così. Come d’altra parte proseguirà la contrapposizione tra i sostenitori della conservazione oppure dell’innovazione. A livello personale mi interessa soprattutto osservare come le nuove tecnologie siano un riflesso delle tendenze o degli ordinamenti sociali e come gli artisti le accolgano o le contrastino. La vera espressione artistica, tuttavia, deve sempre mirare a una sintesi originale di entrambe le componenti che rappresentano un’importante fonte di ispirazione.
Un aspetto a mio avviso importante dell'IA - continua Füting - risiede nella possibilità di programmare la creatività. Sebbene ci siano sempre stati tentativi di meccanizzare o tecnologizzare il processo creativo, prevedo che la musica verrà probabilmente influenzata in modo significativo dall'IA. I primi segnali si possono già notare.
Sono curioso in particolare di vedere però come l'IA modificherà l’interazione tra le persone. Nel campo della musica, ritengo che lo spettacolo dal vivo abbia un grande potenziale per creare uno spazio che favorisca la comunicazione al di fuori della tecnologia. L'entusiasmo per il ritorno ai concerti in presenza dopo la pandemia di COVID-19 può essere letto come un indicatore di questa riscoperta”.
In attesa le conseguenze dell’IA sul mondo della musica, come stanno coltivando la propria attività i compositori americani?
Il canale privilegiato sembra essere quello della produzione indipendente, resa possibile dal lavoro in team e dalla formazione in art management che le istituzioni educative musicali americane offrono ai loro allievi già da molto tempo all’interno dei loro piani formativi.
“Ho un’associazione, la New Living Music”, racconta Füting, “che organizza e produce un ciclo di concerti, la New Sounds. Grazie a essa cerco di mettere in contatto i miei studenti, ex o attuali, con altri artisti allo scopo di creare progetti originali. Finora abbiamo ospitato concerti da camera e solisti provenienti da Stati Uniti, Europa e Asia.
Di recente, ho avviato una seconda serie di concerti, Re-Fraction/Dis-Sensus, con il mio amico e collega Ashkan Behzadi. Anche qui lavoriamo con una ampia gamma di artisti e ensemble.
Quest'estate sarò anche responsabile di un festival musicale chiamato Creative Music Intensive, che fa parte dell'organizzazione Arts, Letters, and Numbers”.
Altre possibilità sono quelle offerte dalla direzione d’orchestra e dalle associazioni di compositori collegate con le università, ove l’insegnamento della composizione è considerato parte integrante dell’offerta accademica. “Le mie principali occasioni di performance e commissione” - rivela Karchin - “provengono dalla collaborazione con l’Orchestra della League of Composers, un gruppo da camera che si esibisce a Manhattan, e con la Washington Square Contemporary Music Society, associata al Dipartimento di Musica della New York University, dove insegno”.
E per i più giovani?
“Cerco di promuovere i rapporti tra i nostri studenti di composizione e vari ensemble interni ed esterni alla Manhattan School”, dice Füting. “Le collaborazioni continuative con gli ensemble interni includono il Tactus Ensemble, composto da tutti gli studenti del nostro Contemporary Performance Program. Tra gli ensemble esterni c'è il New Chamber Ballet, una piccola compagnia di danza di New York che lavora principalmente con la musica contemporanea ed esclusivamente con musica dal vivo. Esiste una collaborazione continuativa con il Conservatorio di Musica di Francoforte, in Germania. Il mio collega Ulrich Kreppein e io formiamo un ensemble con artisti di entrambe le scuole; il gruppo esegue brani di studenti che frequentano i due istituti; recentemente abbiamo collaborato anche con i Conservatori italiani e sto pianificando qualcosa di simile con le scuole in Israele”.
Anche Karchin ha molto a cuore la promozione dei talenti emergenti, sia in relazione ai giovani compositori che ai giovani interpreti.
“Ho lavorato con diversi giovani gruppi di musicisti e giovani solisti. Il Talea Ensemble, composto da molti dei più dotati performer di musica nuova a New York, ha recentemente eseguito e registrato un’opera che ho scritto per loro, commissionata tramite la Fromm Foundation dell'Università di Harvard. Molti degli interpreti erano all’inizio di quella che si rivelerà sicuramente una carriera stellare, ed è stato un piacere vedere così tanti di loro seguire le orme di una generazione più anziana. Una meravigliosa giovane pianista che ha studiato alla Eastman School of Music, Se-Hee Jin, sta lavorando a un CD con la maggior parte delle mie opere per pianoforte, e molti di questi pezzi sono stati scritti anni fa per pianisti esperti. È bello osservare anche qui il “passaggio di consegne”. Avendo diretto l'Orchestra della League of Composers per molti anni, incontro costantemente nuovi e talentuosi interpreti praticamente in ogni strumento, e anche questo è molto stimolante per me. Ho molti contatti con festival negli Stati Uniti, tra cui Tanglewood, la Composers Conference, Music at the Point, June in Buffalo e altri. I miei studenti, tuttavia, riescono a trovare opportunità internazionali abbastanza regolarmente, spesso approfittando dei numerosi programmi di studio all’estero della NYU. Molti studenti dimostrano interesse per la letteratura o le arti visive; altri lavorano sulla percezione musicale o si interessano ad aree legate alla musica informatica e agli studi sul suono. Li incoraggio a cercare ispirazione sia all'interno che all'esterno della musica”.