Studiare a New York 1
Intervista a James Gandre, Presidente della Manhattan School of Music di New York
20 febbraio 2026 • 10 minuti di lettura
Considerata una tra le più prestigiose istituzioni di formazione musicale al mondo, la Manhattan School of Music (MSM) di New York offre ai giovani musicisti cinque percorsi di studio: Classical, Jazz Arts, Musical Theatre, Orchestral Performance e Contemporary Performance. I diplomi che rilascia spaziano dall'Undergraduated (Bachelor of Music - BM), al Graduate (Master of Music - MM) fino ad arrivare ai quattro titoli possibili nel Postgraduate: Professional Performance Diploma (PPD), Professional Studies Certificate (PS), Artist Diploma (AD) e Doctor of Musical Arts (DMA), corrispettivo del Ph.D. universitario nel settore della performance. Ciò che fin dal primo istante cattura il visitatore, una volta varcata la soglia della sede, ubicata nella Claremont Avenue di Manhattan, a poca distanza dalla Columbia University, è il calore dell’accoglienza e la componente multietnica degli studenti. Vi si respira la gioia di fare musica, al di là dell’arduo training necessario per diventare un musicista professionista. Le competenze si vengono ad acquisire sul campo, grazie alle moltissime iniziative che la School organizza nelle ben nove sale da concerto di cui la struttura è dotata, tra cui l’imponente Neidorff-Karpati Hall, recentemente ristrutturata, e nell’attività di disseminazione irradiata sul territorio, che coinvolge i principali enti produttivi della città. L’alta qualità artistica e la visione che animano la MSM si possono cogliere proprio durante questi eventi. Entusiasmante, per esempio, il concerto di una voce mitica, come quella di Lucy Shelton, impegnata ai fianco degli studenti del corso di musica contemporanea nel Pierrot Project. Esperienza, carisma, straordinaria vocalità e presenza scenica vengono messi al servizio dei talenti più giovani, insegnando il mestiere sul campo.
Sono proprio l’aspetto umano e la condivisione del percorso formativo che stanno a cuore al Presidente, il dott. James Gandre, ritornato alla MSM nel 2013, dopo il primo mandato svolto dal 1985 al 2000. Tra il 2000 e il 2013 Gandre è stato Presidente del Chicago College of Performing Arts presso la Roosevelt University, dove ha ricoperto contemporaneamente la carica di Presidente e Vicepresidente esecutivo presso la Facoltà di Scienze della Formazione. Una vita, la sua, dedicata a guidare la scoperta e valorizzazione dei giovani artisti, con passione, competenza e capacità di ascolto che nascono dall’essere stato lui stesso un performer. Si è infatti esibito come tenore solista con importanti orchestre e celebri direttori d’orchestra, incidendo e facendo poi parte, in qualità di commissario, a concorsi e organismi internazionali. Oltre alla riorganizzazione logistica della scuola, costata quasi 40 milioni di dollari, comprendente, oltre al restauro della Neidorff-Karpati Hall e la trasformazione del campus, anche la creazione di due studi di danza e di nuovi studi e uffici per la didattica, Gandre ha aperto la MSM a programmi innovativi, tra cui il corso di laurea triennale in Musical, l’unico del suo genere offerto da un conservatorio di musica indipendente negli Stati Uniti; 1 il Diploma di Performance Professionale, corso biennale personalizzato per artisti in possesso di un Master of Music; il Global Conservatory, concepito nel 2021 come un ambiente di apprendimento virtuale pionieristico che comprende MSM, il Royal College of Music di Londra, la Royal Danish Academy of Music e l'Università di Musica e Arti Performative di Vienna. Inoltre, a breve, sarà attivato un nuovo programma di completamento della laurea triennale in Fine Arts che consentirà agli iscritti di convertire l'esperienza professionale in crediti formativi, mentre si preparano online in modalità asincrona per completare i loro studi triennali. Durante gli anni del Covid, anche la MSM ha attivato inoltre la modalità di apprendimento da remoto e, nonostante la pandemia, ha ottenuto proprio in quel periodo la raccolta fondi più sostanziosa dalla sua fondazione, ha ampliato il Consiglio di Amministrazione e registrato il più alto numero di iscrizioni. Quale è il segreto di questo successo? Affabile, elegante ed empatico James Gandre ci racconta la filosofia dell’educazione che ispira la MSM.
Secondo quale criterio arruolate i vostri insegnanti?
Il nostro corpo docente viene selezionato valutando la carriera artistica. Quasi tutti i nostri insegnanti sono, o sono stati, membri di prestigiosi gruppi di musica da camera o di importanti orchestre. I docenti del corso di Musical, per esempio, provengono principalmente da Broadway, i jazzisti sono performer richiesti in tutto il mondo. Quindi, per la maggior parte dei professori in servizio, insegnare non rappresenta la principale fonte di sostentamento. Coloro i quali ora sono titolari di una cattedra a tempo pieno, hanno svolto in passato una brillante attività concertistica e adesso sono in pensione. La nostra idea è che il giovane artista debba imparare da qualcuno che ha esercitato questo mestiere con regolarità, non saltuariamente. Non c'è nulla di sbagliato in modelli educativi diversi. Penso però che sia importante darsi un’identità ed esserne consapevoli.
Come scegliete i vostri studenti?
Abbiamo circa mille iscritti e possiamo concederci il grande lusso - e privilegio - di accogliere giovani artisti con un talento potenziale non ancora pienamente espresso. Uno dei miei argomenti favoriti sono proprio gli studenti che non diventeranno il primo violino ma il secondo, o entreranno nella fila. Da noi ricevono l’opportunità di svolgere una carriera concertistica che li accompagnerà per tutta la loro vita perché siamo riusciti a offrire i mezzi per dispiegare le ali e brillare in un modo diverso rispetto al livello di partenza. Le istituzioni più piccole non possono realizzare questo progetto, o meglio, potrebbero, ma scelgono di non farlo perché preferiscono la sicurezza. I grandi solisti spesso se ne vanno e abbracciano le loro meravigliose carriere. Coloro che sono un po’ meno dotati possono prendere ugualmente il volo ed esercitare la loro professione; altri, invece, intraprendono strade diverse oppure si occupano di art management. Potrei citare, ad esempio, l’attuale direttore dell’Opera del Colorado o il direttore dell'Opera del Minnesota, il direttore della Washington National Opera, oppure il 2 direttore della New World Symphony, o quello del Royal Conservatoire in Scozia, tutti laureati alla Manhattan School. Ritengo che anche questa sia una funzione incredibilmente importante da svolgere perché servono persone di talento alla guida di queste istituzioni. Se non si è stati ben formati e non si è stati capaci di autoformarsi, non si può comprendere appieno la responsabilità di educare alla musica la futura generazione.
Cosa significa oggi essere innovativi?
Se me l'avesse chiesto cinque anni fa, Le avrei dato altre risposte. L'innovazione ci spinge in direzioni mai esplorate prima. Trent’anni fa essere innovativi significava aprire corsi di musica antica o magari avviare un dipartimento di jazz. Oppure, come abbiamo fatto negli anni ’70, inaugurare un ufficio di pianificazione delle carriere perché per trovare lavoro non è sufficiente soltanto sostenere audizioni, ma bisogna sapere stendere anche un buon curriculum, munirsi di una cartella stampa, di foto professionali. Abbiamo aperto anche un ufficio concerti, per rispondere alle richieste di performance che giungono alla scuola. Negli anni ’90 abbiamo inaugurato poi il primo corso di studi dedicato alla formazione orchestrale. È stato il primo corso di laurea specificamente progettato per formare in modo professionale i futuri maestri d’orchestra. Allora fu molto innovativo e di grande successo, e da allora abbiamo laureato molti musicisti che ora lavorano stabilmente nelle varie orchestre. Essere innovativo oggi è però qualcosa di molto diverso. Non so se qualche conservatorio oggi possa definirsi veramente tale. Per me innovativo sarebbe potere studiare come l'intelligenza artificiale funzionerebbe con tutti i nostri corsi di laurea e come questa prospettiva cambierebbe il nostro modo di comporre e, forse, anche di suonare. Ma è molto difficile, per artisti giunti a metà carriera, o addirittura oltre, riuscire a ripensare radicalmente la propria professione. Nella mia esperienza ho potuto osservare piccoli sprazzi di innovazione, ma non ho ancora visto un'istituzione compiere una svolta davvero importante in questa direzione, non almeno che io sappia. In parte perché i docenti potrebbero avere timore nel mettersi in gioco, non essendo formati per questo genere di innovazione, e in parte perché la stessa amministrazione potrebbe essere spaventata e temere di perdere i suoi iscritti. Tenga poi presente che gli studenti stessi, sebbene desiderino l’innovazione, non vogliono perdere i vantaggi di tutto ciò che veniva offerto loro prima. Credo sia prudente, in questa situazione, “aspettare e vedere”. Bisogna in fatti tenere in considerazione un altro problema, quello geopolitico. C’è così tanta inquietudine nel mondo…Certamente in questo Paese, ma anche gran parte dell’Europa è in subbuglio, che si tratti dell’Ucraina o degli effetti della Brexit o della situazione in Medio Oriente. Dove possiamo dire che regni davvero la pace e la prosperità? È arduo innovare in un clima così teso. 3 Il prossimo anno, per esempio, negli Stati Uniti, ci troviamo ad affrontare forti tagli al bilancio federale per l'istruzione superiore e non so come e se qualcuno di noi saprà gestire appieno questa situazione. Ci dobbiamo concentrare sull’innovazione o sulla sopravvivenza? Il momento non è adatto per realizzare entrambe le sfide. Quando tutto è così incerto, e ogni settimana spunta qualcosa di nuovo, è difficile fare previsioni. Quindi, se il futuro si presenta relativamente prevedibile, non è possibile apportare grandi cambiamenti, o anche solo contemplarli.
Quali sono le opportunità formative per chi vuole specializzarsi nel repertorio contemporaneo alla Manhattan School?
Ci sono due tipi di opportunità formative per coloro che desiderano approfondire il repertorio contemporaneo: questa disciplina è inserita all’interno dei nostri corsi tradizionali mentre, per chi punta a una specializzazione, offriamo un vero e proprio corso di laurea in musica contemporanea dal programma intensivo. Ci terrei che quello della contemporaneità divenisse un aspetto sempre più caratterizzante della MSM. Ho assistito a molti dei nostri concerti di musica contemporanea e sono davvero spettacolari.
Quale importanza riveste nella vostra istituzione la ricerca?
Le School americane non contemplano attività di ricerca musicale come parte del loro programma di studi. Il sistema statunitense non lo prevede, mentre so che in Europa è molto comune. I nostri programmi di dottorato sono tutti programmi di performance. A differenza nostra, il Royal College di Londra, con cui siamo gemellati, per esempio, ospita un’intensa attività di ricerca. La nostra istituzione è invece totalmente fondata sulla performance, ci occupiamo unicamente di migliorare le abilità artistiche dei nostri studenti.
Quale è la vostra strategia per migliorare le performance dei vostri talenti?
Le posso fare l’esempio di come impostiamo il corso di Orchestral Performance. Mentre in Europa vi dotate di un solo docente di direzione, qui prediligiamo un direttore d’orchestra in residence che tiene circa cinque concerti all’anno su quindici, ma poi offriamo stage con artisti di calibro internazionale. La nostra filosofia è che gli studenti debbano venire a contatto con molti artisti diversi in modo da essere pronti a suonare in qualsiasi occasione si potrà presentare loro. Quando si diplomeranno avranno maturato una ventina di esibizioni orchestrali e non saranno stati guidati dallo stesso direttore per più di una o al massimo due volte. Lo stesso vale per l’opera: arrivano sempre nuovi interpreti, registi, direttori, così che i nostri studenti abbiano l’opportunità di sperimentare molteplici modi di considerare le stesse composizioni. Sono infatti allo stesso tempo un grande sostenitore ma anche un non-sostenitore delle masterclass. In una masterclass, infatti, puoi avere a disposizione solo mezz’ora di lezione, ma è sempre utile cogliere il suggerimento che quell’artista può consigliarti. 4 L’altro giorno stavo presentando un mio caro amico, che è anche un grande pianista, e mi è venuto in mente qualcosa che mi disse nel 1983, quando frequentavo una sua masterclass. Ricordo solo quell'unica cosa ma si è rivelata fondamentale per il mio modo di cantare e nessuno me l'aveva mai detto prima: quei trenta secondi sono stati così importanti per me e valgono tuttora così tanto. Alla MSM si svolgono quasi cento masterclass all’anno e il confronto consente di migliorare notevolmente le proprie capacità. Ad esempio, alla Filarmonica gli orchestrali incontrano un nuovo direttore una volta alla settimana. Devono essere pronti a fare x, y e z, a seconda della richiesta del Maestro che li sta ascoltando. I nostri docenti, essendo artisti in carriera e spesso componenti di orchestre importanti, non vengono a scuola tutti i giorni ma quando per esempio si lavora su un passaggio famoso, poniamo il Tuba Mirum dal Requiem di Mozart, lo studente si rapporterà con un insegnante di trombone che suona abitualmente quel brano in un’orchestra. I suoi consigli non saranno quelli di chi ha ascoltato tante registrazioni ma di chi ha eseguito quel brano sotto la guida di molti direttori. Ciò contribuisce a generare una profondità diversa nella maturità musicale dei nostri studenti, una sfumatura che li distingue. Cerchiamo inoltre di dare un senso al loro percorso artistico. Il nostro sforzo è quello di creare motivazioni. Possiamo inserire un laureato della scuola, che suona in un’orchestra, in una tournée a Broadway. Oppure coinvolgere un manager di soul artist che spiega ai ragazzi come funziona il mondo della produzione, o invitare un sindacalista per introdurli alle questioni sindacali. Tutto questo aiuta ad ampliare la conoscenza su come funzionano le cose nel mondo del lavoro. L’ufficio di pianificazione della carriera si occupa inoltre di procurare molte occasioni di performance e avviamento all’insegnamento. Il centro ha la funzione di preparare alla professione e all’impatto che essa svolgerà nella vita del giovane artista.
Tra le vostre iniziative più interessanti vi è quella del Global Conservatory.
L’idea mi è venuta nel 2019 e mi sono rivolto ai nostri partner, che all’epoca erano tre, i Conservatori di Vienna, Copenaghen e Londra, a cui si è aggiunto in seguito Amsterdam. Il principio era quello di ampliare la nostra offerta formativa senza aumentare i costi. Ora stiamo iniziando a pensare come potremmo unire le nostre forze per espandere e potenziare alcuni dei nostri corsi di laurea più piccoli così da migliorare la formazione in aree che storicamente non hanno ricevuto la giusta attenzione perché attraggono meno studenti. Finora sono nate delle collaborazioni davvero straordinarie. C’è un incontro annuale e la cura dedicata dalle persone che ci lavorano è davvero impressionante.
Quanto sono importanti gli sviluppi tecnologici e le competenze in AI nei vostri curricula?
Devo ammettere che siamo solo all’inizio. Il Prorettore, che è responsabile accademico, sta lavorando con il Presidente di Facoltà per capire come funzionerebbe l’intelligenza artificiale nel nostro istituto, come possiamo sfruttarla a nostro vantaggio e allo stesso tempo assicurarci che non se ne faccia un uso improprio. Deve rappresentare un miglioramento, non un deterioramento per la formazione. Si tratta di un’esperienza appena avviata ma che stiamo esplorando.