La Fenice: a scuola d’opera con Albinoni

Con La Statira e Pimpinone continua il Progetto Opera Giovani della Fenice, bell’esempio di collaborazione fra un conservatorio e una fondazione lirica 

Progetto Opera Giovani al Teatro Malibran di Venezia - La Fenice Opera GIovani
Statira al Teatro Malibran (foto di Michele Crosera)
Articolo
classica

L’impegno del Teatro La Fenice sul piano dell’educazione si articola su diversi fronti. Archiviata (per ora) l’iniziativa Comporre il poema musicale rivolta alle scuole secondarie di primo grado torna il Progetto Opera Giovani in collaborazione con il Conservatorio “Benedetto Marcello”.

Insegnanti e studenti sono mobilitati per realizzare due produzioni ospitate all’interno della stagione del Teatro La Fenice presso il Teatro Malibran e aperte al pubblico pagante. In questa stagione, la scelta è caduta su due titoli poco consueti: il dramma in musica Statira del 1726 e l’intermezzo Pimpinone del 1708, entrambi frutto della penna di Tommaso Albinoni. 

Dimensione educativa a parte, le due riproposte sono state l’occasione per un recupero di indubbio valore musicologico di un compositore noto oggi per la musica strumentale e la cui abbondante produzione operistica è andata in gran parte distrutta sotto le bombe alleate sganciate su Dresda. Spiega Francesco Erle, docente di canto corale nel Conservatorio veneziano e direttore della Statira: «Dopo la Zenobia regina de’ Palmireni, che abbiamo presentato nella scorsa stagione al Malibran, anche per la Statira ho avuto la fortuna di lavorare con Franco Rossi, che ne ha curato la revisione e dell’edizione. Si tratta del nostro terzo Albinoni, considerando anche la serenata Nome glorioso in cielo e in terra dedicata all'imperatore Leopoldo II, con la quale abbiamo inaugurato il Museo del Conservatorio veneziano». 

Come già per la precedente Zenobia, il recupero della Statira è stata anche l’occasione per coagulare altre forze interne al Conservatorio veneziano, che da un quinquennio hanno dato vita a un esperimento unico in Italia, il progetto Opera Studio. Fra queste c’è Francesco Bellotto, che ha curato la regia dell’opera al Malibran, «un grande esperto e appassionato ricercatore di librettistica, che ha notato un avvicinarsi fortissimo delle forme sia di versificazione che di organizzazione dell'opera verso il teatro di prosa, tipico dei librettisti Apostolo Zeno e Pietro Pariati, un’evoluzione molto forte rispetto all’epoca di Zenobia che risale a trent’anni prima».

Anche sul piano musicale, nonostante qualche segno di continuità con Zenobia, non mancano le innovazioni: «impressionanti», secondo Erle, «in particolare la scrittura violinistica, che, secondo l’analisi del nostro gruppo di lavoro, riflette un virtuosismo quasi napoletano in certi passaggi, piuttosto sorprendente perché in anticipo rispetto all’evoluzione della scrittura veneziana. Alcune arie, in particolare, richiedono al violino un virtuosismo che colpisce davvero molto». 

Nel complesso un’operazione di recupero che cerca anche di gettare un po’ più di luce su un periodo poco esplorato nello sviluppo del teatro musicale veneziano di inizio Settecento. «In questo periodo c'è una continuità enorme con la riforma monteverdiana, ci sono dei tratti che permangono nella produzione operistica veneziana successiva accanto a innovazioni e anticipazioni di sviluppi che si imporranno in seguito, contrariamente a quello che la storiografia ci ha sommariamente indicato. Dopo Monteverdi e Cavalli di fatto si sa molto poco e soprattutto si fa molto poco» secondo Erle, «con questo lavoro su Albinoni cerchiamo di dare il nostro contributo per far conoscere un po’ di più di quel periodo». 

Progetto Opera Giovani al Teatro Malibran di Venezia - La Fenice Opera GIovani
Il cast di Statira

Ha meno il senso della riscoperta ma non è certo meno interessante l’altro titolo di Albinoni del Progetto Opera Giovani, il Pimpinone, intermezzo che mette in scena la classica schermaglia fra un maturo benestante e l’umile servetta che, una volta sposata, rivela la sua vera natura insopportabile capricciosa. Un archetipo ripreso in lavori successivi come La serva padrona di Pergolesi, Don Pasquale di Donizetti ma anche La donna silenziosa di Richard Strauss. «L‘intermezzo era un contraltare "comico" ossia quotidiano alle vicende drammatiche o eroiche dell’opera seria, vicende lontane dalla vita delle persone.

Riproporre questi pezzi oggi al di fuori dalla loro collocazione all’interno di un’opera seria, pone il problema della durata, che banalmente non fa serata» sostiene il direttore della produzione, Giovanni Battista Rigon, anche lui docente al Conservatorio oltre che direttore d’orchestra di lunga esperienza. Un problema risolto anche facendo ricorso all’altro Pimpinone, quello musicato da Georg Philipp Telemann per Londra e Amburgo nel 1725: «Ho aggiunto i primi due movimenti di una sinfonia e una sonata dei primi anni del Settecento a mo’ di sinfonia introduttiva e di interludi fra primo e secondo atto fra secondo e terzo. Dall’altro Pimpinone, quello di Telemann, ho preso a prestito due arie in italiano non presenti in Albinoni: una frizzante, piena di spirito di Pimpinone,“Ella mi vuol confondere”, cantata tutta in sincope come balbettando con un irresistibile effetto comico; l’altra è un'arietta molto piccola, in minore, di tono patetico, che ricorda un po' quella di Barbarina del IV atto delle Nozze di Figaro. Due autentici gioiellini», illustra Rigon, che non è troppo preoccupato della dimensione strettamente filologica del lavoro: «Se dovessimo essere rigorosi, eseguire un intermezzo come si fa oggi privo della cornice dell’opera seria all’interno della quale veniva eseguito è comunque un arbitrio. Diciamo che l’autenticità è piuttosto nel rifarsi piuttosto allo spirito dell'epoca, che affrontava con una certa libertà il materiale drammatico, plasmandolo a seconda delle necessità contingenti. Un aspetto, questo, che amo in questo repertorio ma anche in Rossini, che ho diretto molto, proprio per la libertà che concede all'interprete». 

Sul piano della realizzazione musicale, entrambe le produzioni coinvolgono studenti negli ensemble strumentali. Ma mentre nel Pimpinone vengono impiegati strumenti moderni, nella Statira è coinvolta l’Orchestra barocca del Conservatorio “Benedetto Marcello”, una delle iniziative più significative sul piano didattico del Dipartimento di Musica Antica della scuola. «A Venezia abbiamo la fortuna di avere un Dipartimento molto forte nel quale il lavoro di equipe è molto solido – spiega con un certo orgoglio Francesco Erle – e l’Orchestra barocca del Conservatorio è l'espressione di questo lavoro. Nell’orchestra sono coinvolti studenti ma anche, come tutor, docenti come Enrico Parizzi, primo violino di spalla, e Cristiano Contadin, primo continuista. Entrambi sono professionisti molto impegnati anche sul piano concertistico, come gli altri colleghi del Dipartimento: il tiorbista Tiziano Bagnati, la clavicembalista Miranda Aureli, la cantante  Cristina Miatello e il flautista Giovanni Toffano». 

Il Progetto Opera Giovani e la possibilità di confrontarsi con una produzione vera e propria è un’opportunità di formazione fondamentale per chi sogna una carriera professionale nella musica, come sottolinea Rigon: «Nella nostra funzione di docenti ma anche di professionisti della musica riusciamo a far capire concretamente agli studenti quali sono le regole dell’inserimento professionale. Per loro è veramente un salto di qualità importante perché innanzitutto devono studiare un intero spartito, cosa non così scontata, poi perché devono affrontare un palcoscenico, che significa lavorare sulla tenuta nervosa ma anche piccole dinamiche, come ad esempio la puntualità alle prove. E poi significa imparare cos’è una prova musicale di sala, cos’è un’“italiana”, cos’è un assieme, insomma tutti gli aspetti pratici di una produzione».

È anche una grande opportunità per il Conservatorio per rendere più appetibile la propria offerta formativa e attirare l’interesse di studenti anche dall’estero. «Abbiamo una domanda enorme da parte di aspiranti giovani cantanti. Quest’anno abbiamo ricevuto circa 150 domande da tutto il mondo ma solo il 10% ce l’ha fatta. Evidentemente si sa che da noi si lavora seriamente ma anche che esiste l’opportunità di misurarsi con la professione e anche di poter esibirsi su una scena vera», spiega ancora Rigon. «E va detto che chi arriva a esibirsi deve passare una doppia selezione: quella per entrare in Conservatorio e quella nelle audizioni per i vari ruoli delle produzioni». 

Progetto Opera Giovani al Teatro Malibran di Venezia - La Fenice Opera GIovani
Scena di Pimpinone

Una sinergia fra formazione musicale e professione che offre prospettive concrete alle future stelle di domani: «il Progetto Opera Giovani nasce dalla necessità di offrire ai nostri studenti una formazione più completa alla professione. Soprattutto per i cantanti in un Conservatorio non hanno davvero la possibilità di confrontarsi con la professione, nel senso che quando arrivano al diploma, conoscono qualche aria, magari fanno il loro percorso di arte scenica, preparando un atto d’opera quando sono fortunati, ma la cosa finisce là», spiega Rigon e aggiunge Erle: «dal nostro progetto sono usciti cantanti che oggi sono in carriera e anche con occasioni molto importanti. Chiaramente stare sopra il palcoscenico vuol dire maturare, capire meglio le cose».

Vuol dire, cioè, realizzare nel modo più compiuto e dare un senso alla difficile missione della formazione nel campo delle arti. 

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