Il Festival di Musica Antica di Innsbruck compie cinquant’anni

Dal 24 luglio al 30 agosto

PS

27 marzo 2026 • 8 minuti di lettura

Ottavio Dantone (Foto Paolo Scarnecchia)
Ottavio Dantone (Foto Paolo Scarnecchia)


Mettere in scena l’impossibile, è questo l’evento più importante che il Festival di Musica Antica di Innsbruck ha scelto per festeggiare il suo 50° anniversario. Si tratta della festa teatrale in un prologo e cinque atti di Antonio Cesti su libretto di Francesco Sbarra, intitolata Il pomo d’oro, che venne presentata a Vienna nel luglio del 1668. Inizialmente venne concepita come un omaggio per le celebrazioni delle sontuose nozze dell’imperatore Leopoldo con la principessa Margherita Teresa di Spagna del 1666, ma di fatto venne allestita in occasione del compleanno dell’imperatrice, come indicato nell’unica copia della partitura conservata nella Biblioteca Nazionale di Vienna.

L’opera, basata sulla storia mitologica del giudizio di Paride, era talmente lunga che venne rappresentata in due parti a distanza di un giorno, e così sarà anche a Innsbruck, dove verrà replicata nel corso del festival, riproponendo i fasti di uno spettacolo unico nel suo genere, con il suo smisurato numero di personaggi, quasi cinquanta, e i numerosi cambi di scena.

I giovani interpreti vocali di questo tour de force sono stati scelti all’interno della rosa dei cantanti che hanno partecipato alle ultime edizioni della Cesti Competition, uno dei fiori all’occhiello del Innsbrucker Festwochen der Alten Musik, anche se nato in un secondo momento.

Il programma di questa edizione del cinquantenario che inizierà il 24 luglio e si concluderà il 30 agosto si annuncia particolarmente ricco e oltre alla monumentale opera di Cesti, sono previsti molti appuntamenti interessanti a cominciare dall’altra opera allestita per l’occasione, l’Atalanta di Handel messa in scena come produzione della sezione Barockoper Jungfrau con la direzione di Andrea Buccarella, anche in questo caso con i partecipanti emergenti dalla Cesti Competition dello scorso anno. Poi ancora Handel con il suo oratorio giovanile Il trionfo del tempo e del disinganno che sarà eseguito dalla Freiburger Baroque Orchestra diretta da René Jacobs, e restando in tema si ascolterà anche l’oratorio di Caldara intitolato Giuseppe, diretto da Alessandro De Marchi ex direttore musicale del festival.

In occasione di questo importante anniversario verranno ricordati i pionieri della riscoperta della musica antica e della prassi storicamente informata Alan Curtis, Gustav Leonhard e Franz Brüggen. Per ricordare il primo, che è stato uno dei protagonisti della ripresa di opere barocche, verrà presentata una selezione di arie dei più importanti compositori di musica teatrale eseguite dalla Accademia Bizantina, mentre l’omaggio nei confronti degli altri due sarà curato da Ottavio Dantone e Giovanni Antonini con un concerto di musiche strumentali.

Tra i numerosi altri eventi è previsto un ritratto musicale di Cristina di Svezia presentato dalla Orchestre, Solistes & Choeur de l’Opéra Royal de Versailles diretti da Jean Baptiste Nicolas con musiche di Carissimi, Bertali e numerosi altri compositori, e un concerto intitolato “Un giro d’Italia” eseguito dall’orchestra della Academia Montis Regalis diretta da Chiara Cattani. 

Come di consueto il festival prevede una serie di concerti iniziali che si svolgono nel Castello di Ambras, che tra l’altro rappresentano il nucleo fondativo della manifestazione. 

Tra quelli di quest’anno c’è anche quello dedicato ai frammenti sopravvissuti della Dafne di Jacopo Peri, la nebulosa pietra miliare della nascita dell’opera rappresentata in forma privata nel 1598 e rimasta nell’ombra, che sarà eseguita dall’ensemble Nuovo Aspetto diretto da Jörg Halubek.

In poche parole la formula numerica di questo cinquantenario si può riassumere nel totale di 62 eventi presentati in 22 luoghi diversi nell’arco di 29 giorni. Ma l’evento più atteso è certamente quello della prima messinscena in tempi moderni della festa teatrale di Cesti, finora considerata “ineseguibile” come ricordato dalla direttrice artistica Eva-Maria Sens, e alla quale il direttore musicale del festival Ottavio Dantone ha lavorato intensamente come racconta in questa intervista.

Con il Pomo d’oro di Cesti creato per la corte di Vienna si celebrano i 50 anni del festival di Innsbruck e non era mai stata messa in scena, anche perché incompleta. Per quest’occasione ha ricostruito le parti mancanti del terzo e del quinto atto sulla base di un nucleo di arie contenute in un manoscritto che si trova in Italia.

«La ricostruzione ha come base una parte delle arie del terzo e quinto atto, conservate in un manoscritto della Biblioteca estense di Modena. Sono circa 30-35 arie che sono non più di un quinto della musica mancante, forse anche meno, ma sono una base sulla quale costruire attorno. A differenza di quelle degli altri atti presenti nella partitura originale ma incompleta che si trova a Vienna, vi compaiono solo le parti vocali e il basso continuo, e mancano le  interazioni degli strumenti. Partendo dal libretto completo sono andato a spulciare tutte o quasi le opere di Cesti, quindi l'Argia, il Tito, la Magnanimità di Alessandro, anche la stessa Dori che avevo già diretto, per cercare dei frammenti o addirittura arie intere o parti recitate che si potessero sovrapporre al testo, non soltanto da un punto di vista metrico, ma anche espressivo ed emotivo. Dove l'aria corrispondeva perfettamente al carattere del personaggio, magari c'era da fare qualche aggiustamento sul ritmo della parola, basta aggiungere un ottavo, ma comunque la linea melodica e soprattutto le soluzioni cadenzali sulle parti del recitar cantando, piuttosto tipiche di Cesti, sono abbastanza riconoscibili per il loro stile e in parte probabilmente nello stile dell'epoca.

Cesti è il compositore più rappresentativo del suo tempo e ha uno stile molto personale. Per cui il lavoro è stato certosino, seduto al clavicembalo a guardare con il mio tablet tutte le partiture, e per fortuna che esiste, perché se non ci fosse stato il supporto tecnologico  sarebbe stato molto complicato e difficile avere a disposizione tutti i manoscritti anche se fotocopiati. Dunque con le parti originali dell'epoca, piano piano piano ho ricostruito il terzo e il quinto atto, aggiungendo magari alcuni elementi timbrici, perché anche nel manoscritto originale gli strumenti non sempre sono indicati e bisogna fare delle scelte, cosa utilizzare, dove aggiungere fiati, dove far suonare i soli, e tutto quello che comporta il normale studio e la concertazione di un'opera di questo tipo».

Quanto tempo ha impiegato per portare a termine questo lavoro giustamente definito certosino?

«Ho appena fatto un'intervista per un giornale spagnolo, e mi hanno fatto la stessa domanda. Non saprei dire perché ci ho lavorato molto. So che l’ho concluso in un paio di mesi, ma mia moglie sta dicendo che ci ho passato molto più tempo... 

Ci sono stati dei momenti in cui mi ero bloccato perché non trovavo la soluzione che mi interessava e poi altri in cui magari riuscivo a fare due o tre scene in un'oretta.

Spulciando le partiture scrivevo cosa poteva andar bene per quella scena o quell’altra. Poi ci ritornavo sopra per vedere se effettivamente funzionava. Quindi con la memoria di quello che leggevo tornavo indietro, provavo e riprovavo, e magari cambiavo con un'altra scena che nel frattempo avevo ritrovato.

Quindi un lavoro da un lato scientifico, ma dall'altro certamente anche creativo e da un certo punto di vista divertente. Vedere fiorire due atti di un'opera così, non dico dal nulla ma quasi, e oltretutto con la musica effettiva del suo compositore anche se presa da altre situazioni...».

Davvero una bella avventura. Visto che ha setacciato in profondità buona parte della produzione operistica di Cesti, ci sono delle particolarità in questa festa teatrale rispetto alle altre opere del compositore?

«Posto che già all'interno dello stesso Pomo d’oro possiamo vedere diversi momenti e diversi stili, come comunque era nella caratteristica di Cesti, posso dire che avendo visionato in pratica quasi tutta la sua produzione questo si può considerare il suo capolavoro. D'altra parte immagino che lui ci tenesse particolarmente, perché sappiamo che era stata progettata per il matrimonio tra Leopoldo e Margherita di Spagna, ma poi l’opera venne eseguita più tardi in occasione del compleanno della regina, che credo avesse 17 o 18 anni,  per cui un'occasione importante. Il fatto stesso che abbia concepito uno spettacolo nell'arco di due giornate, e della durata di cinque ore e mezza di musica, alle quali erano aggiunte aggiungere balletti e festeggiamenti vari, è molto indicativo. 

Noi ci occuperemo dell'aspetto musicale, aggiungendo solo qualche balletto, e cercheremo di ricostruire da un punto di vista prettamente sonoro e scenico quest’opera, riportando in vita quello che certamente fu considerato all'epoca il più grande spettacolo della storia, qualcosa che non si era mai visto prima.

Anche se il livello di Cesti è sempre molto alto, penso che si possa dire che è una delle cose migliori che abbia fatto. Dico spesso che la musica del Seicento, penso anche a Monteverdi, è sempre di alto livello. Questo non soltanto perché è bella, ma perché comporta un impegno da parte dell'interprete sulla retorica, sulla disposizione degli elementi, e si costruisce anche con la mente. Era un’epoca di grande sperimentalismo dove troviamo delle situazioni emotive, espressive, armoniche e via di seguito, interessantissime. 

È evidente che l'opera di Monteverdi 30-40 anni prima può essere considerata a un livello superiore rispetto a quella dei suoi contemporanei, ma quando mettiamo in scena un'opera del Seicento troviamo sempre delle cose molto interessanti. Detto questo, possiamo affermare che Il pomo d’oro è certamente il capolavoro di Cesti».

Dunque si potrà ascoltare tutta la festa teatrale senza tagli.

«Sì praticamente completa. Ci saranno solo dei piccolissimi tagli, per alcune ripetizioni, ma si può dire che è completa».

Anche in questo caso c’è la presenza di qualche aria scritta dall’imperatore Leopoldo?

«Sì, mi sembra che nel quarto atto c'è una scena dove è indicato che si tratta della mano  dell'imperatore, che era un buon musicista».

La quantità di personaggi immaginati dal librettista è impressionante.

«Sì ma ovviamente come si usava all'epoca si affidavano ai singoli cantanti anche più di un  ruolo. I 47 personaggi protagonisti saranno interpretati da una ventina di cantanti, che è comunque un numero enorme, più di quelli del Viaggio a Reims di Rossini. Penso sia un record, e quindi sarà interessante vederli cimentarsi in più ruoli contemporaneamente».

Il cast sarà formato da molti giovani che sono stati protagonisti delle diverse edizioni della Cesti Competition, il concorso vocale che da diversi anni viene svolto verso la fine del festival.

«Sì, è il cerchio che si chiude, perché il concorso ha il nome del compositore, e un'occasione come questa chiaramente è il momento ideale per mettere in luce i giovani che sono la maggioranza del cast e che hanno ottenuto riconoscimenti o premi. È un progetto a tutto tondo che ha un senso compiuto».

Sarà un lavoro impegnativo anche per il costumista Giuseppe Palella e il regista Fabio Ceresa.

«Sì, ci stanno lavorando, e a me tocca registrare suonando e cantando al pianoforte tutta l’opera, perché l’unica esecuzione presente su YouTube non rende l'idea, sia perché i miei tempi saranno sicuramente diversi e sia perché mancano il terzo e quinto atto. Lo scorso anno ho fatto lo stesso per l'Ifigenia in Alide di Caldara, perché sono opere sconosciute e altrimenti i registi non hanno niente a disposizione su cui poter lavorare...».