I Musical Duels del Pontedera Festival
Dalla classica al jazz, in quattro serate giovani e affermati musicisti si sfidano all’Auditorium Piaggio sul rapporto tra testo e musica.
15 gennaio 2026 • 4 minuti di lettura
In collaborazione con Pontedera Music Festival
Dal 17 gennaio al 13 febbraio 2026 va in scena il ciclo Musical Duels, il format concertistico concepito come strumento per lo sviluppo e creazione di nuovo pubblico, progetto selezionato all’interno del bando Per chi crea, promosso dal Ministero della Cultura e gestito da SIAE.
Musical Duels si svolge all’interno dell’ottava edizione del Pontedera Music Festival, organizzato dall’Accademia Musicale Pontedera e dalla Fondazione Piaggio. In vista dell’evento di inaugurazione, abbiamo intervistato il Direttore artistico Luigi Nannetti.
Maestro, di cosa si tratta esattamente?
«Il format è stato creato con lo scopo di rendere il pubblico partecipe e coinvolto, stimolando un ascolto attivo su elementi e caratteristiche attraverso le quali la musica si struttura e comunica. Dopo il successo delle precedenti edizioni, insieme ai consulenti Marco Mangani e Marco Gallenga dell’Università di Firenze abbiamo scelto una tematica comune: il rapporto tra testo e musica. Il tema viene qui declinato in quattro concerti per altrettanti focus su diversi generi, stili e possibilità espressive compiute dai giovani artisti durante gli incontri di preparazione in questi mesi.
La prima edizione del format si è articolata invece in tre duelli solistici più un quarto pianistico a squadre, realizzato grazie a un’idea originale di Davide Cabassi, la collaborazione di Maurizio Baglini e la partecipazione di sei loro rispettivi allievi, tramessa anche su Rai 5 e ancora oggi disponibile su RaiPlay».
Cosa potrà ascoltare il pubblico?
«Si tratta di quattro appuntamenti, utili a declinare questa tematica in repertori diversi tra stili, atteggiamenti compositivi e interpretativi. Nel primo appuntamento (17 gennaio) si esplorerà il rapporto tra melodia e parola nel Madrigale cinquecentesco e nel Lied ottocentesco. Dopo le brevi introduzioni del musicologo Marco Mangani, che illustrerà alcune delle possibilità di rappresentazione musicale del significato del testo nei due diversi momenti storici, il renaissance vocal ensemble Passi Sparsi e il baritono Michelangelo Ferri, si alterneranno in tre manche, al termine delle quali il pubblico sarà chiamato ad esprimere la propria preferenza sulla migliore modalità di rappresentazione musicale del testo precedentemente illustrata. Si alterneranno composizioni di Monteverdi, Arcadelt, Luzzaschi e Willaert per i Madrigali, a Beethoven, Schubert, Wolf e Brahms per il genere dei Lied.
Nel secondo appuntamento (25 gennaio), che vedrà protagoniste il soprano Mariasole Mainini e la pianista Lucrezia Liberati, l’attenzione si concentrerà sulla rappresentazione emotiva della parola, sia esplicita, come nella musica vocale in cui è presente un testo cantato, o strumentale, ovvero che si riferisce a un testo, o a una fonte letteraria come motivo di ispirazione. Sarà il musicologo Marco Gallenga a guidare il pubblico in un percorso tra la teoria degli affetti settecentesca e il repertorio romantico, fino a quello novecentesco, con brani di Debussy, Respighi e Messiaen.
Con il terzo appuntamento (31 gennaio) invece, il Federico Frassi Quartet - con la voce di Stefania Scarinzi, Guido Zorn al contrabbasso e Andrea Beninati alla batteria -, e l’Ottetto di Alice Innocenti - con Michele Marini al clarinetto, Moraldo Marcheschi al sax, Mauro La Mancusa alla tromba, Jacopo Fagioli al trombone, Fabio Salvi al pianoforte, Alessandro Antonini al contrabbasso e Fausto Batisti alla batteria -, si confronteranno su due atteggiamenti compositivi per certi versi opposti del repertorio jazzistico. Da Charlie Parker a Horace Silver, fino a Wayne Shorter, il pubblico sarà chiamato ad esprimersi sul rapporto tra il testo e la melodia, guidati dal musicologo Marco Mangani.
Il ciclo si concluderà il 13 febbraio, con un concerto capace di mostrare come i processi compositivi e le possibilità interpretative della canzone d’autore, fossero in realtà già presenti nella musica del passato, o come esse siano oggi reinterpretate, stravolte o rinnovate nel lavoro dei cantautori Giulia Pratelli e Eugenio Sournia, guidati dal musicologo Marco Gallenga».
Che tipo di relazioni si instaurano tra musicisti e pubblico?
«Nonostante la presenza di un musicologo e il gioco che si instaura con il pubblico, parte attiva della serata, si tratta di una formula che mantiene l’esecuzione musicale in primo piano, grazie alla presenza di una serie di musicisti Under 35, dunque giovani ma già in carriera con alle spalle premi e incisioni discografiche.
Quest'anno, inoltre, alla fine del concerto il pubblico avrà anche la possibilità di dialogare con gli artisti. Nel far ciò, abbiamo coinvolto anche le classi delle scuole superiori, alle quali stiamo dedicando dei laboratori in preparazione al Festival. L'obiettivo, infatti, è quello di cercare di incentivare un pubblico non ancora frequentatore abituale di concerti. Sulla scia dell’esperienza di dottorato in Artistic Research on Musical Heritage, che sto conducendo proprio sullo sviluppo di nuovo pubblico presso il Conservatorio C. Pollini di Padova, il format credo rappresenti un esempio di come il frutto della ricerca possa trovare una sinergia efficace con gli artisti, le cui capacità creative e performative alimentano a loro volta il processo di ricerca artistica».
Il Pontedera Music Festival si appresta così a inaugurare la sua ottava edizione: qual è il bilancio di questi anni?
«Il Festival è un contenitore molto ampio che va da gennaio fino a giugno per la sezione invernale, all’interno della quale viene eseguita prevalentemente musica classica con qualche appuntamento jazzistico, e una sessione estiva, con eventi all'aperto tra repertorio folcloristico e popular music, per un totale di circa 40 concerti l'anno. Il bilancio è molto positivo, con una frequentazione dei concerti sempre in continua crescita da parte del pubblico, e numerosi passaggi su reti radiofoniche nazionali che hanno trasmesso registrazioni di alcuni degli appuntamenti con protagonisti alcuni artisti di caratura internazionale. Una tendenza che si è consolidata nel tempo anche grazie ai rapporti di collaborazione con le varie istituzioni del territorio e alle varie attività collaterali del Festival, tra le quali, il coinvolgimento diretto degli studenti delle scuole superiori».