Guano Padano, l'America suonata

Guano Padano, ovvero «la colonna sonora ideale di un film girato a sei mani da Sergio Leone, Jim Jarmusch e Sofia Coppola»: li abbiamo intervistati

Guano Padano
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Un trio con personalità importanti della musica italiana, capaci di spaziare su un vasto fronte: Alessandro “Asso” Stefana, chitarrista eclettico, da poco tornato in veste solista con il secondo, omonimo album, e la sezione ritmica formata dalla batteria di Zeno De Rossi e le corde basse di Danilo Gallo. 

Al secolo Guano Padano, in concerto a Lupo 340 a Lido di Savio il 9 giugno, all’interno della seconda stagione di concerti in collaborazione con Area Sismica.

– Leggi anche: Alessandro Stefana, l'Asso della chitarra

Da 2 ad Americana sono passati due anni, da questo a Back and Forth, la vostra ultima fatica, uscita a febbraio, sette: che avete combinato nel frattempo? 

DANILO GALLO: «Al netto del periodo pandemico (non dimentichiamolo) il gruppo ha comunque maturato diversi tour live, scritto la colonna sonora che è andata a sonorizzare dal vivo il film muto di Jean Epstein Coeur Fidèle, del 1923, presentandola in diversi importanti Festival del Cinema e della Letteratura, ideato un progetto parallelo per i live intitolato The Movie Soundtracks Project, un omaggio alle colonne sonore che hanno fatto la storia del cinema, da Morricone ai film di Tarantino, fino alle composizioni di Nino Rota e Bob Dylan, con una gamma molto ampia e variegata (dal western al porno d'autore) con tanto di proiezione di spezzoni».

«Non ultimo, diversi tour e concerti con Sam Amidon, confluiti poi nella registrazione».

Back and Forth si apre con un pezzo di Paul Motian, e lo suonano con voi Bill Frisell e appunto Sam Amidon. Raccontateci questi incontri.

ZENO DE ROSSI: Si tratta di un inedito di Motian, “Prairie Avenue Cowboy”. L’ho scoperto tramite il programma radio che conduce sua nipote Cindy McGuirl  da più di una decina d’anni (Uncle Paul Jazz Closet). In una puntata fece sentire una versione di questo brano registrato durante una prova casalinga del trio di Motian con Frisell e Lovano».

«Quando l’ho sentito ho pensato subito che sarebbe stato perfetto farne una versione con Guano Padano. In seguito abbiamo pensato di chiedere a Bill Frisell un suo intervento e lui ha accettato il nostro invito con grande entusiasmo. Con lui esiste un bellissimo rapporto di reciproca stima, ho la fortuna di conoscerlo da più di 30 anni ed è senza dubbio il musicista più influente per la mia storia. A novembre io e Danilo abbiamo coronato il sogno di suonare con lui dal vivo: è stato ospite in un brano a un concerto a Bologna degli Unscientific Italians, gruppo di cui entrambi facciamo parte e che affronta un repertorio interamente  a lui dedicato».

«Sam invece l’ho scoperto casualmente anni fa mentre guidavo, ascoltando la trasmissione radiofonica 6 gradi. Rimasi folgorato da quell’ascolto e da allora sono diventato un suo grande fan. In seguito lo feci scoprire ad Asso e Danilo e il passo successivo fu quello di invitarlo in Italia per dei concerti». 

Il vostro progetto da sempre si nutre di radici che hanno  a che fare con panorami e lunghi piani sequenza americani. Da dove nasce questa fascinazione? E come si collega questo affacciarsi a questo sconfinato balcone ad un nome come Guano Padano?

DANILO GALLO: «Ognuno di noi ha un background di ascolti variegato. Non abbiamo mai stilato una lista di dischi in comune, ma sicuramente il mondo "americano", nel senso più ampio, ci affascina. In tutte le sue sfaccettature e diversità: folk, blues, protest songs, work songs, la musica polverosa del sud, quella delle montagne, il jazz, la musica black, Nashville, il rock, e quindi i film e le loro colonne sonore».

«Cosa è Guano Padano: mi piace utilizzare la metafora della zattera che continua a fare su e giù in continuazione dall’Italia agli Stati Uniti».

«Gli Stati Uniti, nello spremi agrumi, sono un pò il frullato del mondo che però acquista forme diverse nelle epoche e nei luoghi. Cosa è Guano Padano: mi piace utilizzare la metafora della zattera che continua a fare su e giù in continuazione dall’Italia agli Stati Uniti. La cultura italiana (ed europea) attraversa l’oceano Atlantico, sbarca laggiù e viene a contatto con la cultura americana. Si incontra, si scontra, si colora, si arricchisce, si trasforma e poi ritorna. Per poi subito dopo ripartire. In un processo infinito di infinite traversate. Del resto siamo tutti figli di una traversata in barca, di incontri e rimescolamenti».

«Il guano è un concime naturale, un fertilizzante, un buon auspicio affinché nasca un fiore nel deserto; "padano" si riferisce al luogo geografico dove viviamo che, per certi versi, ricorda le immense distese, gli infiniti orizzonti, l'immaginario e l'immaginifico di molti posti degli Stati Uniti. E quindi ecco il collegamento, forse, col tuo balcone».

Qualcuno dei vostri pezzi potrebbe funzionare bene su una storia di Cormac McCarthy? Vi suona? Altri riferimenti importanti per voi in questo ambito?

ALESSANDRO STEFANA: «Siamo grandi estimatori di Cormac McCarthy, e hai ragione a considerarlo come una delle principali influenze. Il suono però è stato plasmato anche da altri artisti che ammiriamo profondamente. Kent Haruf, per esempio, il cui modo di descrivere la vita semplice e autentica delle piccole comunità ha avuto un forte impatto; un'altra figura è sicuramente John Steinbeck e inoltre per motivi anche biografici, personalmente sono stato influenzato da William Saroyan, in particolare dalla sua Commedia umana».

In passato avete aperto i concerti dei Calexico. ci raccontate? 

DANILO GALLO: «Sono un fan dei Calexico sin da quando il gruppo è nato: ne rimasi folgorato per come coniugavano il folk, il pop, la polvere, il Messico e i confini, il jazz, il mondo psichedelico, con un suono ruvido, denso ma libero, e nuovo, senza precedenti».

«La colonna sonora ideale di un film girato a sei mani da Sergio Leone, Jim Jarmusch e Sofia Coppola».

 

«Per vari motivi siamo diventati amici ed è successo che siamo gli uni fan degli altri. Ci sono territori che si intersecano, tra noi e loro. Lo stesso Joey Burns, oltre ad aver dato una bellissima definizione al suono Guano Padano ("la colonna sonora ideale di un film girato a sei mani da Sergio Leone, Jim Jarmusch e Sofia Coppola)" ha scritto un testo e partecipato al nostro terzo album Americana». 

Da che repertorio proviene il traditional "Short Life" cantato da Sam Amidon?

ZENO DE ROSSI: «La musica è stata scritta da Sam mentre il testo è stato preso dalla canzone "A Short Life of Trouble" nella versione di Doc Watson e Clarence Ashley del 1960».

“La colonna sonora ideale di un film girato a sei mani da Sergio Leone, Jim Jarmusch e Sofia Coppola", dicevamo – lo ha detto Joey Burns; mi parlate dei vostri riferimenti cinematografici e di un film che vi piacerebbe sonorizzare?

ALESSANDRO STEFANA: «Sicuramente tra i riferimenti cinematografici ci sono molti Western all'Italiana, anche i più oscuri. Alcuni potrebbero essere Se sei vivo spara, Il grande duello, Il grande silenzio e il film che ha segnato la fine di quell'epoca, ovvero Keoma di Enzo G. Castellari».

«Poi ci sono i film di Robert Rodriguez, tra cui El Mariachi resta sempre il mio preferito, ma anche Buffalo '66 di Vincent Gallo, i grandi road movies, David Lynch, Scorsese e I giorni del cielo di Terrence Malick. Se posso dirti un sogno irrealizzabile, qualsiasi cosa avesse fatto Sam Shepard sarebbe stato sicuramente qualcosa di magnifico su cui immaginare una musica».

La stagione estiva di concerti al Lupo 340 prosegue con una serie di appuntamenti che confermano l’eclettismo quasi utopico (sono tutti a ingresso gratuito) della proposta dello stabilimento balneare romagnolo: si va dal solo di Pasquale Mirra (28 giugno), al ritorno dei giapponesi Goat (12 luglio), sino ad Alabaster De Plume il 4 agosto e molto altro.

Per il calendario dettagliato www.lupo340.com

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