Cooler than Tel Aviv

Due compilation documentano la freschezza musicale di Beirut

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AA.VV. Golden Beirut. New Sounds from Lebanon out / here rec AA.VV. Radio Beirut. Sounds from the 21st Century Galileo Music In tempi ormai lontani, Beirut era chiamata "la Parigi del Medio Oriente": e un che di parigino sembra proprio di respirarlo negli assortimenti di musiche proposti - con alcune coincidenze di brani e artisti e note in entrambi i casi ricche di informazioni - da due compilation sulla scena alternativa della capitale libanese. Non tanto perchè fra chi canta in arabo o in inglese c'è anche chi lo fa in francese e ricorda magari il gusto di certe proposte musicali d'oltralpe. A far venire in mente la Ville Lumière è piuttosto un'atmosfera che si avverte in questo panorama della Beirut underground. Che il mondo arabo sia aperto ad influenze e suggestioni provenienti dalla musica di tutto il mondo non è certo una novità: basti pensare all'adozione di ritmi in voga a livello internazionale, come per esempio quelli latinoamericani, nella grande musica moderna egiziana del Novecento. Ma qui si sente un cosmopolitismo consumato, diffuso, vissuto, smaliziato: in questa Beirut il rapporto con l'occidente, con l'Europa e con la dimensione internazionale appare come una relazione non con l'"altro" da sé, ma con una parte profonda della propria identità. Di mezzo c'è una stratificazione di vicende: dal mandato francese sul Libano agli anni della "dolce vita" libanese, dalla diaspora (i libanesi in patria sono 4 milioni, oltre 10 quelli sparsi nel mondo), alla tragedia della guerra civile, che ha spinto tanti all'esilio. E poi il Libano è già in sé una realtà multiculturale: sciiti, sunniti, maroniti, ortodossi, drusi, senza contare i palestinesi. La guerra civile e il conflitto con Israele, fino a quello del 2006, hanno lasciato il segno. A volte persino nella forma della musica: dopo aver vissuto cinque anni in Francia con la famiglia durante la guerra civile, nei primi anni novanta Zeid Hamdan è tornato in patria: in un Paese straziato e stremato, di fronte alle difficoltà di montare un gruppo musicale Hamdan si mise a confezionare il canto della sua compagna di allora, con musica creata con il computer: quel minimalismo che era un fare di necessità virtù diventò un trend e il loro delizioso "Herzan" è un brano cult. Ma i traumi sono visibili anche nei contenuti di questa musica: dove sono di casa il disincanto, una forte diffidenza nei confronti della politica, e una vivace attitudine al sarcasmo, all'ironia e allo humor nero, che è ben rappresentata da questa uscita di un musicista, citata nelle note di copertina di Golden Beirut: «Gli israeliani hanno bombardato la nostra città perchè ad un certo punto Beirut era molto più cool e hip di Tel Aviv e loro non potevano sopportarlo».

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