Venezia racconta Emilio Vedova

Un film sul pittore con le testimonianze di Renzo Piano sul Prometeo di Nono

Emilio Vedova
Emilio Vedova
Recensione
classica
Venezia
Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio
04 Settembre 2019 - 05 Settembre 2019

Lunghi minuti di applausi hanno accompagnato al Lido di Venezia la prima assoluta di Emilio Vedova. Dalla parte del naufragio, film di Tomaso Pessina dedicato alla vita e all’opera del celebre pittore veneziano di cui ricorrono i cento anni della nascita.

Proiettato all’interno delle Giornate degli Autori, in occasione della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, il docufilm realizzato da Twin Studio e sostenuto dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, restituisce tutta l’umanità prorompente di Vedova, l’impetuosità del suo pensiero, la fisicità delle emozioni che attraversano il suo segno pittorico come le pagine del diario, pubblicato agli inizi degli anni Sessanta.

Pessina valorizza il potenziale drammaturgico di questo straordinario documento e lo mette idealmente in scena avvalendosi dell’intensa interpretazione di Toni Servillo.

Utilizzando così il linguaggio veloce della contemporaneità il documentario, sorta di “libro in 68 minuti”, come lo ha definito il Presidente della Fondazione Vedova Alfredo Bianchini, squarcia lo schermo proprio come i quadri del pittore laceravano i confini della tela e racconta, anche  grazie a preziosi documenti inediti conservati nell’archivio della Fondazione, i momenti salienti della formazione e avventura artistica del pittore.

Si coglie qualcosa che urge. 

Un’energia incontenibile ci racconta di un uomo che si lascia urtare e trasformare dall’ascolto delle voci interiori ma che al tempo stesso è fortemente agganciato al proprio momento storico osservato con occhio critico da uno studio definito “territorio di emergenza”, ove le tele diventano “misfatti”, denunce civili, politiche, sociali, sferrate da chi ha cercato sempre di schierarsi “dalla parte del naufragio”, ovvero dalla parte dei più deboli, e che ha saputo lui stesso naufragare, lasciandosi capovolgere dalla forza delleproprie  intuizioni.

L’impulso non si ferma qui e afferra anche lo spettatore contemporaneo, lo provoca, facendolo sobbalzare. 

Spinge a rompere gli schemi, ad andare oltre, a compiere inesauribili esercizi di immaginazione, come li chiamerebbe Salvatore Veca, per inventare un mondo migliore, più vero, ove l’arte non si mostra mai compiacente ma indica la strada come un’antenna volta al futuro, punta avanzata di una coscienza critica forte, coraggiosa, in lotta con la materia perché diventi voce contro tutte le gabbie che imprigionano il pieno sviluppo dell’uomo.

E molte voci si alternano a quella di Servillo per ripercorrere le fasi della parabola vedoviana: da Alfredo Bianchini a Germano Celant, da Karole Vail (Direttrice della Guggenheim Collection e nipote di Peggy) a Fabrizio Gazzarri, storico assistente di Vedova, fino a Georg Baselitz, il celebre pittore tedesco che, in occasione del centenario ha curato personalmente la mostra Emilio Vedova di/ by Georg Baselitz in corso al Magazzino del Sale, lo spazio della Fondazione restaurato da Renzo Piano, amico dell'artista sin dai tempi del Prometeo di Luigi Nono. 

Proprio all’entusiasmante avventura del Prometeo rappresentato a San Lorenzo nel 1984 sono dedicati alcuni ricordi di Piano che, sorridendo, racconta di un Vedova esaltato e di una atmosfera elettrizzante in cui  l’unico con i piedi per terra e un po più “saggio” era proprio l’architetto genovese.

Un documento che diventa, come il segno di Vedova, “nervi tesi”, immersione in un vulcanico laboratorio creativo ove le intuizioni dei disegni giovanili, la potenza innovativa dei lavori geometrici e i colori accesi del dopoguerra, l’arte espressionista e informale degli anni ’60, le esperienze dei Plurimi, dei Tondi e delle grandi tele degli anni ’80, fino alle opere dell’ultimo periodo, sono abilmente intrecciati alla memoria dell’arte figurativa veneziana (in particolare emerge l’adorazione per il Tintoretto) e ai momenti essenziali della storia del nostro Paese: la società post-agricola, il fascismo, la lotta partigiana, il dopo-guerra, le correnti pittoriche e le avanguardie artistiche. 

Toni Servillo, in questa preziosa rete di relazioni intessuta da Pessina, restituisce la forza di una ispirazione “che è più forte di te”, l’immediatezza di quelle registrazioni segniche che nascono dall’ascolto incessante di quelle che Vedova chiama “le voci dentro me”.

Se Vedova uomo appare nei video come agitato nell’anima e nel corpo da una sorta di corrente elettrica, come fosse in perenne contatto con una forza superiore che lo attraversa, nella voce di Servillo, alter ego e sonda sensibile, potente e fragile insieme, ritroviamo invece quella calma profonda, abissale, consapevole e strutturata che rappresenta l’altro volto del processo creativo.

Da questi contrappunti ricchi di colore e contrasto, come la tela viva di Vedova, trasuda la forza esplosiva che il pittore lascia in eredità al mondo contemporaneo e al futuro.

Ci auguriamo che soprattutto i giovani possano conoscere e lasciarsi infiammare da un esempio così dirompente.

Il film, che si avvale della produzione esecutiva di Elena Pedrazzini, verrà trasmesso su Sky Arte mentre Marsilio Editori ripropone il libro Pagine di diario, edito da Prestel Verlag nel 1960, nella stessa veste grafica voluta allora dal Maestro per la pubblicazione dei suoi scritti. 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Applausi per il pianista pisano che affronta la Nona di Beethoven nell’adattamento pianistico di Liszt

classica

Il coro del monastero Danilov di Mosca chiude il Festival di Musica e Arte Sacra di Roma

classica

Andrea De Carlo ha diretto Amare e fingere al Festival Barocco Alessandro Stradella