Una Tosca in bianco e nero a Parma

L’opera di Puccini ha chiuso la stagione lirica del Regio

Tosca (foto Roberto Ricci)
Tosca (foto Roberto Ricci)
Recensione
classica
Teatro Regio di Parma
Tosca
27 Aprile 2018 - 06 Maggio 2018

Appuntamento finale della stagione lirica 2018 del Teatro Regio di Parma, l’allestimento di Tosca– con dedica a Tullio Serafin in occasione del 50° della morte – ha proposto la messa in scena dello stesso Regio con la regia ideata nel 1998 da Alberto Fassini, la cui ripresa è stata curata da Joseph Franconi Lee mantenendo le prerogative fondamentali di un’ambientazione che trova nella lettura in bianco e nero, nella grande scalinata centrale e negli obliqui ingrandimenti di elementi architettonici della Roma papalina i suoi caratteri centrali.

I vent’anni trascorsi dalla sua ideazione hanno appannato questo allestimento più di quanto avremmo immaginato e la rilettura di Franconi Lee, con le scene e i costumi di William Orlandi e le fredde luci di Roberto Venturi, non sono riuscite a eludere più di tanto l’impressione di staticità che ci ha accompagnato lungo i tre atti, pur nella prospettiva di una complessiva efficacia estetica confermata dai diversi quadri scenici.

In questo contesto si è dispiegato il dramma pucciniano, che abbiamo seguito in occasione della “prima” dello scorso 27 aprile, plasmato da una direzione musicale gestita da Fabrizio Maria Carminati attraverso una lettura che ha concesso poche sfumature, puntando più sulla contrapposizione di contrasti dinamici che sulle preziose e raffinate sottigliezze orchestrali che la partitura custodisce al di là dei profili vocali in primo piano dei protagonisti. Un esempio, in questo senso, lo abbiamo ritrovato nel tratteggio strumentale con il quale è stato delineato il tema che accompagna la morte di Scarpia, dove la caratteristica intensità drammatica del disegno melodico è stata ingabbiata nella densità del volume sonoro. Un carattere, quest’ultimo, che ha condizionato anche il palcoscenico abitato da una compagine vocale messa a tratti in secondo piano dalle risacche sonore scaturite da un’Orchestra Filarmonica Italiana che faticava un poco a restare nei ranghi di un sostanziale equilibrio strumentale.

Tra i protagonisti Anna Pirozzi ha dato corpo a una Tosca caratterizzata da un lato da una solida vocalità e, dall’altro, da una monolitica espressività, affiancata dalla discreta presenza del Cavaradossi incarnato da Andrea Carè, mentre Francesco Landolfi nei panni di Scarpia ha restituito solo in parte la densità malvagia e contorta del personaggio. Tra gli altri sono da citare la misurata efficacia espressa da Luciano Leoni (Angelotti) e da Armando Gabba (il sagrestano). Sempre solido il Coro del Teatro Regio preparato da Martino Faggiani, qui affiancato con coerenza dal Coro di voci bianche della Corale Giuseppe Verdi di Parma accudito da Beniamina Carretta.

Soddisfatto il pubblico presente, i cui applausi hanno salutato tutti gli artisti impegnati, con un occhio di riguardo per la Tosca di Pirozzi e con qualche timida riserva nei confronti della direzione d’ochestra.

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