Una Norma filologica a Parma

La Norma di Biondi è stata contestata da un pubblico forse troppo abituato ad impostazioni tradizionali. L'opera aveva, comunque, una propria linea interpretativa coerente, caratterizzata dalla sonorità degli strumenti originali, dai tempi ora dilatati ora più stringati, e dal dato coloristico incisivo e marcato. Bene Europa Galante e il Coro, meno bene la compagine vocale, in cui emergevano il basso Abdrazakov, la soprano Barcellona, mentre il tenore Hoon è risultato poco incisivo, e deludente la Anderson, in visibile difficoltà. Forti (ed eccessive) contestazioni del pubblico, non solo verso i cantanti ma anche nei confronti di una regia bella ed equilibrata, nonché delle scelte interpretative di Biondi.

Recensione
classica
Fondazione Teatro Regio di Parma Parma
Vincenzo Bellini
07 Marzo 2001
La Norma proposta ieri sera al Teatro Regio di Parma, terzo appuntamento del cartellone del Verdi Festival, ha incontrato presso il pubblico che gremiva la sala pareri discordanti. Una reazione, se vogliamo, abbastanza prevedibile nei confronti di un'operazione che assieme al pregio di una ricostruzione marcatamente filologica - sia dal punto di vista vocale sia, soprattutto, da quello strumentale - portava in se tutte le problematiche d'ascolto insite in quelle proposte interpretative che si discostano da una tradizione che è nella memoria (e nelle orecchie) dei più. Ciò detto, va rilevato come lo spettacolo abbia in ogni modo goduto di un'organicità di fondo, il cui equilibrio si rifletteva sul palcoscenico nelle ambientazioni e nelle atmosfere rievocate da una regia che Roberto Andò ha voluto sospesa tra una classicità a-temporale ed una stilizzazione astratta del mondo celtico che abita quest'opera. Un'impostazione pienamente assecondata dai costumi curati da Nanà Cecchi e dalle belle scene di Giovanni Carluccio, tratteggiate attraverso giochi di trasparenze in cui i protagonisti si stagliavano in un'ideale foresta dai confini labili, immersa in una diffusa atmosfera lunare. Una rappresentazione scenica che ben si accostava alla lettura musicale che di quest'opera ne ha proposto Fabio Biondi, alla guida dell'orchestra Europa Galante e del Coro del Verdi Festival. Le sonorità generate da una compagine formata da strumenti originali (o fedeli ricostruzioni) - in cui si poteva ritrovare, tra gli altri, il raro cimbasso, o un fortepiano in luogo del cembalo - hanno restituito una forte caratterizzazione all'intera esecuzione, che proponeva la partitura in una nuova edizione curata da Maurizio Biondi, e ricondotta ad una struttura che riportava alla prima rappresentazione scaligera del 1831. Fabio Biondi, che nel rigore storico imbracciava egli stesso in più occasioni il violino, ha dunque indirizzato la propria interpretazione sulla strada personalissima di un respiro melodico che diveniva tutt'uno con le oasi narrative rappresentate dai recitativi, emersi in primo piano quali elementi drammaturgici portanti. Concreta conseguenza a questo approccio è stata una rilettura dei tempi esecutivi i quali, quando non venivano espressivamente dilatati, risentivano comunque di un assestamento conseguente all'impostazione generale. Anche i colori musicali hanno proposto prospettive diverse, a tratti decisamente incisive e fascinose, anche grazie alla vigile reattività dell'orchestra e del coro. Sul piano vocale abbiamo seguito un Pollione (Shin Young Hoon) giovane e volenteroso (anche se non sempre incisivo), un Oroveso al quale Ildar Abdrazakov ha saputo restituire una buona dimensione vocale e scenica, una Adalgisa (Daniela Barcellona) che ha affrontato l'accresciuta incidenza del suo ruolo con felice impegno, e la Norma di June Anderson che, pur nell'equilibrio di fondo, non ha entusiasmato, soprattutto nella parte più alta della tessitura vocale (complice forse il recupero di tonalità originarie, come per esempio in Casta diva). Alla fine applausi, ma anche contestazioni, a nostro parere, decisamente fori luogo.

Interpreti: Young Hoon, Abdrazakov, Barcellona, Anderson

Regia: Roberto Andò

Scene: Gianni Carluccio

Costumi: Nanà Cecchi

Orchestra: Orchestra Europa Galante

Direttore: Fabio Biondi

Coro: Coro del Festival Verdi

Maestro Coro: Martino Faggiani

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Napoli: da Reich a Battistelli

classica

Milano: il nuovo direttore della Sinfonica di Milano

classica

Un successo alla Semperoper di Dresda per la nuova opera di Detlev Glanert Die Jüdin von Toledo ispirata a una tragedia del 1855 dell’austriaco Franz Grillparzer