Suonerebbe italiano?

A Parigi promossa un'opera "buffa" di Gervasoni

Recensione
classica
“Suona italiano”, ma potrebbe suonare così se non fossimo in Francia? Chiedersi se i concerti che questa rassegna di musica italiana porta oltralpe avrebbero lo stesso seguito se proposti nel nostro Paese è un’interrogativo più che lecito dopo aver assistito alla rappresentazione di “Limbus-Limbo” all’Opéra Comique di Parigi. Evento che figura tra i progetti speciali della II edizione di “Suona italiano”, posto peraltro in apertura della stagione 2012-2013 del grazioso teatro non troppo distante dall’Opéra della capitale francese, il lavoro di Stefano Gervasoni, dopo esser stato presentato lo scorso settembre a Strasburgo, ha debuttato a Parigi di fronte a un pubblico decisamente nutrito. Vero è che Gervasoni qui giocava praticamente in casa - visti gli studi compiuti all’Ircam, la borsa di studio ottenuta per l’Accademia di Francia a Roma e infine la nomina a professore di composizione presso il Conservatorio Superiore di Musica di Parigi - ma difficile credere che la platea fosse composta da soli addetti ai lavori, come talvolta accade in Italia peraltro senza arrivare all’affollamento che ieri sera l’Opéra Comique aveva raggiunto. Creato per festeggiare i 50 anni del gruppo Les Percussions de Strasbourg, Limbus-Limbo è un’opera buffa (genere peraltro nel quale già nel XVIII secolo lo spirito provocatore italiano si andò a innestare nella migliore tradizione teatrale francese) che - ancora una volta “provocatoriamente” - riflette sull’arte popolare e sul ruolo dell’umorismo nell’opera ai giorni nostri, prendendo spunto da una notizia risalente al 2007: la definitiva cancellazione del limbo dalla cartografia cattolica, luogo ove, nel libretto di Patrick Hahn, è possibile il dialogo tra gli opposti, tra il puro e l’impuro, tra il sacro e il profano.

La vicenda ruota sulle figure del naturalista Carlo Linneo e dell’uomo di chiesa Giordano Bruno, che accolgono nel limbo Tina, una stravagante miliardaria intenzionata a organizzare una grande festa, quando la notizia dell’abolizione del limbo prende tutti alla sprovvista. Recentemente lo stesso Gervasoni ha fornito alcuni utili chiarimenti sulla struttura teatrale del suo lavoro, che qui è stato affidato alla regia di Ingrid von Vantoch-Rekowski: «C’è una commistione di ruoli, nei panni dei tre protagonisti ci sono tre cantanti, ma anche tre attori, che fungono per certi versi da alter ego, mentre in altre situazioni, con l’aiuto dell’elettronica, cantano come fossero un coro. All’elettronica sono anche affidate varie infiltrazioni esterne al tessuto musicale, che testimoniano l’aspetto tragico esterno all’ambiente protetto del limbo: al suo interno invece c’è una percezione della realtà molto ovattata, ragion per cui i personaggi non vogliono uscirne, fin tanto che non crolla il muro - a seguito dell’abolizione del limbo come da decreto papale - che protegge questo ambiente, i personaggi si trovano di fronte alla tragicità del mondo e decidono di scappar via».
Molto applaudito dal pubblico, ma anche accolto con qualche contestazione, Limbus-Limbo è sembrato decisamente più convincente sul piano musicale che su quello teatrale. Alla scrittura estremamente diversificata da un punto di vista stilistico, alla generale chiarezza delle linee melodiche e della trama strumentale, ha fatto contrasto una scarsa decifrabilità di quanto accadeva sulla scena: i tre attori che affiancavano i cantanti hanno alla fine creato più confusione che altro e in un’opera buffa, sempre che ci fosse l’intento di richiamarsi alla tradizione storica, la semplicità della vicenda e la comprensione di quanto accade sulla scena sono elementi affatto secondari. Tra i momenti migliori della serata quelli in cui i sei personaggi cantavano più ordinatamente ‘a cappella’ e poi, di sicuro, gli inteludi strumentali, dove è emersa la grande bravura del gruppo di percussionisti di Strasburgo.

Il ricco programma della II edizione di “Suona Italiano” proseguirà fino alla fine del mese di dicembre. A promuovere la manifestazione è la Fondazione Musica per Roma, insieme al Ministero degli Affari Esteri, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla Siae, con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, del Ministère de la Culture et de la Communication en France, della Sacem, nonché dell’Institut Français. Nata come corrispettivo di “Suona francese”, che in Italia è ormai arrivato alla quinta edizione, “Suona italiano”, avvalendosi delle citate collaborazioni, punta a mettere in rete vari eventi in terra francese dedicati alla musica italiana, proposta sia da interpreti italiani che francesi. Fin qui ovviamente la cosa non può che avere valutazioni positive. Tuttavia è proprio dal confronto delle forze in gioco nelle due manifestazioni, che emergono differenze significative. Per la musica francese in Italia scendono in gioco l’Ambasciata francese in Italia e l’’Insitut Français, mentre oltralpe è notevolmente più impegnativo il lavoro per mettere in rete, per esempio, i vari Istituti di cultura presenti in diverse città. Vero è che tre Ministeri italiani forniscono la loro collaborazione, ma alla fin fine l’iniziativa parte dalla Fondazione Musica per Roma, mentre per i ‘cugini’ francesi, beh è lo direttamente Stato a occuparsi di loro. C’est la vie...

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