Spettacolare ma misterioso Currentzis

Pessima acustica nella Chiesa di San Marco a Milano

Verdi, Messa da Requiem (Foto Silvia Lelli)
Verdi, Messa da Requiem (Foto Silvia Lelli)
Recensione
classica
Chiesa di San Marco, Milano
Verdi, Messa da Requiem
12 Aprile 2019

Il giudizio sul Requiem di Verdi, diretto da Teodor Currentzis con la sua orchestra musicaAeterna, per la stagione della Società del Quartetto di Milano, non può ignorare la sede dell'esecuzione, la chiesa di San Marco dove il compositore lo diresse per il primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni e che ancora condiziona l'ascolto. Sia per merito della memoria storica del luogo, sia a causa dell'acustica problematica. Solo un orecchio scupoloso può limitare preventivamente i danni del riverbero nella navata, cosa che il direttore greco non ha avuto forse il tempo di fare. Chi scrive era seduto in nona fila (nel primo quarto della chiesa) e, dopo aver ascoltato una voce dal pulpito che leggeva in latino un brano dell'Apocalissse e il Requiem aeternam, si è accorto dell'attacco in pianissimo unicamente per il gesto del direttore, perché nulla si è percepito né dal coro né dai violoncelli. Nel proseguo dell'esecuzione violini e viole, nonostante i musicisti fosssero in piedi, hanno spesso segnalato la loro presenza solo grazie agli archetti che si muovevano sulle corde. Naturalmente l'esplosione del Dies Irae ha avuto l'enfasi che merita, ma anche gli altri pieni d'orchestra sono sempre arrivati in un impasto ermetico, con scarsa possibilità d'identificare nelle sezioni dell'organico poco altro che ottoni e gran cassa. Detto questo va riconosciuta la buona preparazione del coro dell'Opera di Perm e delle quattro voci soliste, Zarina Abaeva (soprano), Ève-Maud Hubeaux (mezzosoprano), Dmytro Popov (tenore) e Tareq Nazmi (basso). Al solito Currentzis non ha rinunciato alla sua abilità di uomo di spettacolo, facendo indossare a tutti, strumentisti e coristi, un abito talare nero da pope ortodosso. Così che la loro passerella all'entrata e al termine del concerto ha contribuito a creare l'auspicata atmosfera mistica, suggerita anche dagli altoparlanti che avevano invitato il pubblico a non applaudire per rispettare la spiritualità dell'evento. A dire in vero incrinata dalle candele elettriche sparse nella navata e di tanto in tanto dalle voci provenienti dalla cabina della regia televisiva (diretta su Medici-Tv). Peccato che il direttore greco non abbia avuto modo di far percepire appieno la sua interpretazione del capolavoro verdiano.

 

 

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