Sciarrino, Chernyshkov: la Musica in prossimità

A Pinerolo Musica In Prossimità 2019, un viaggio immersivo negli aspetti più sperimentali della musica di oggi

Silent Set - Federico Chiari (foto Silvia Mangosio e Luca Vianello - Courtesy ALMARE) Musica in prossimità
Silent Set - Federico Chiari (foto Silvia Mangosio e Luca Vianello - Courtesy ALMARE)
Recensione
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Pinerolo (TO)
Musica In Prossimità 2019
17 Maggio 2019 - 18 Maggio 2019

Già le motivazioni di fondo sono intriganti e coinvolgenti nell’avvicinamento alla rassegna. Il Quartetto Maurice (Georgia Privitera, Laura Bertolino violini; Francesco Vernero viola; Aline Privitera violoncello), formazione che da anni si muove su un palcoscenico internazionale di repertori contemporanei e avanguardie, sta dietro – attraverso l’Associazione Metamorfosi Notturne – alle scelte programmatiche.

Invitando artisti, improvvisatori, performer, i Maurice non solo documentano, fotografano quasi in tempo reale lo stato dell’arte riferito agli aspetti più attuali della ricerca musicale, ma a loro volta – come in un laboratorio – ne approfondiscono, condividono e dibattono estetiche e poetiche.

Il piccolo Teatro del Lavoro di Pinerolo è accogliente. Il soffitto a mattoni rossi profuma un po' di postindustriale. Dedicato da anni al teatro di figura (al piano superiore c’è il laboratorio di marionette, con personaggi che paiono appena usciti da una favola) è lo spazio alternativo perfetto, anche acusticamente, per Musica In Prossimità. Vederlo poi colmo di giovani, soprattutto musicisti, ti dà una scossa positiva che di questi tempi non guasta. 

Sul palco c’è un tavolo, quattro sedie, strumenti a corda, mentre l’elettronica diffonde suoni ritmati e cupi, che ricordano ambienti di fabbrica, i quattro Maurice entrano passando tra il pubblico. Discutono tra loro animatamente. Proseguono anche seduti intorno al tavolo. Non è chiaro il contesto, ma ci sono divergenze, punti di vista opposti. Le parole si accavallano, si incrociano, si scontrano, i volumi si alzano, si abbassano, risate. Poi scattano ciclici silenzi come intermezzi di un confronto sempre più serrato. Laura Bertolino prende una fascia nera che nasconde un microfono a contatto e l’avvolge al collo. É collegata con un piccolo amplificatore dal quale la sua voce, le sue risa, ogni minimo sospiro viene camuffato, distorto. Gli altri imbracciano i loro strumenti e all’unisono emettono con l’archetto suoni lunghi, inespressivi. L’impasto sonoro si fa coinvolgente, senza un reale finale.

Si tratta della prima esecuzione italiana di In the Spring We Eat Cucumbers di Alexander Chernyshkov, uno dei compositori più visionari in circolazione. Dentro ci sta di tutto, dal teatro dell’assurdo di Beckett/Ionesco, alla condensazione delle parole dell’Ulisse di Joyce fino al teatro musicale di Philip Glass in Einstein on the Beach. Chernyshkov frulla tutti questi ingredienti e sforna una performance dove suono, gesto ed elementi verbali vanno a costruire una polifonia intrigante. Il quartetto Maurice alla prima esperienza totalmente performativa, praticamente orfano degli strumenti, se la cava benissimo dimostrandosi credibile e coinvolto in un contesto non proprio agevole. 

musica in prossimità

Tutt’altro ambiente quello che vede impegnati il duo NH (Étienne Nillesen rullante / Nicola L. Hein chitarra elettrica, oggetti) dove si sviluppa, senza nessuna strategia in piena orgia improvvisativa, pura ricerca sonora. Il rullante di Nillesen trasfigura in una miniera di soluzioni comunicative possibili. Con l’uso di oggetti diversi il musicista olandese stimola vibrazioni della pelle, della cordiera, con le mani le blocca, le amplifica e deforma, usa i bordi dello strumento. Accanto a lui Hein sviluppa un percorso astratto e accidentato, usa sulle corde oggetti diversi, le violenta, di fronte ha una ricca pedaliera. Suoni strappati, improbabili. Ciò che non convince è che tra i due non nasca in realtà né dialogo né scontro, ognuno rimane nel suo mondo, anzi spesso il volume della chitarra copre le sofisticate soluzioni del percussionista.

La prima giornata si chiude nella misteriosa Chiesa di Sant’Agostino con il progetto elettronico di Federico Chiari Silent Set, curato dall’associazione torinese Almare. Accostamenti anche stridenti tra diversi materiali, brani, testi e suoni di varie provenienze (avanguardia, canzoni popolari, poesia, field recording), le luci trasformano il pubblico in fantasmi colorati vaganti, ma è il fascino dello spazio che ti rimane dentro. 

Nello stesso luogo si apre la seconda giornata con una perla, La perfezione di uno spirito sottile (1985) di Salvatore Sciarrino con il flauto di Elena Gabbrielli e la voce di Anna Clare Hauf. Opera dedicata a Luigi Nono, rappresenta una delle tante meraviglie sonore del compositore siciliano con il suo andamento cerimoniale, i silenzi, gli svolazzi eleganti, i soffi di vento. Il flauto si trasforma a tratti in strumento percussivo, i colpi di lingua, i gorgoglii inquieti, ci trascinano verso una concezione alchemica della musica, verso una esperienza totalizzante. La voce si incastra nella trama rituale in modo sognante, in una articolazione frammentata e ricomposta delle sillabe da lemmi provenienti da un mondo antico (IV-III sec. a.C.), da lamine d’oro ritrovate a Creta. Nel finale le parole vocalizzate come un'eco si perdono tra i meandri armonici del flauto.

Dopo il talk pomeridiano, molto interessante e stimolante in compagnia di Carlo Siega su “L’improvvisazione come fenomenologia del comporre” e Alexander Chernyshkov su “Errore come metodo di composizione” la rassegna si chiude con 210_NOduo del collettivo CoMET. Un assemblaggio di opere-materiali diversi, video, elettronica, performer (Stanislas Pili, Chloè Bieri). Progetto ambizioso, quasi un approccio da complessa opera multimediale, sicuramente coraggioso ma frastagliato e dispersivo, anche meccanico nei suoi cambi di situazioni. Se, come scrive il collettivo, la presenza dei due nello stesso spazio scenico sottolinea l’impossibilità di coesistere l’obiettivo è stato centrato in pieno. Brava la Bieri negli aspetti drammaturgici gestuali e vocali, anche se una fin troppo marcata allusione alla sfera erotica appesantisce il contesto. Pili da parte sua con la grancassa preparata e amplificata rischia in una ricerca spasmodica qualche ripetizione.

Un fine settimana vitale a Pinerolo. Musica in Prossimità è una rassegna che offre con lungimiranza e curiosità tra ricchezze e fragilità lo spaccato di una pulsante realtà contemporanea internazionale molto sbilanciata sull’aspetto performativo vissuto come spazio di una ricerca che non si ferma mai.

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