Rusalka azzoppata a Madrid

Asmik Grigorian interpreta in maniera mirabile il personaggio di Dvořák per l'allestimento del Teatro Real

Foto di Monika Rittershaus Rusalka
Foto di Monika Rittershaus
Recensione
classica
Madrid, Teatro Real
Rusalka
16 Novembre 2020

L’ambito fiabesco e fantastico di un’opera come Rusalka di Dvořák, un mondo acquatico, di stagni, costeggiato da boschi, popolato di ninfe, streghe e spiriti dell’acqua, si trasforma in quello del mondo del teatro: operazione quanto mai suggestiva che il regista tedesco Christof Loy ha progettato in un allestimento  andato in scena per il Teatro Real di Madrid.

La scenografia iniziale ci presenta il foyer di un vecchio teatro semidistrutto tra le cui mura irrompono disordinate masse rocciose.

Le dicotomie che si manifestano ed esplodono nella fiaba originale tra il mondo incantato e mondo reale possono trovare in questa chiave di lettura un indicazione densa di implicazioni per sviluppare il senso del dramma della triste vicenda della ninfa Rusalka. Una ninfa che in questa versione diviene una ballerina azzoppata che, con l’incantesimo della strega Jezibaba, recupera l’uso delle gambe per poter ballare, mentre intorno è tutto un roteare di ninfe/ballerine che si aggirano sulle punte. E il contrasto, ma anche l’evidente inconciliabilità tra questi due mondi, nella visione del regista, si fa evidente nell’orgiastica celebrazione della festa di nozze a fronte di una virginea Rusalka, attonita, delusa e quasi assente. Coinvolgente e mirabile, sotto ogni punto di vista l’interpretazione di Asmik Grigorian, totalmente immersa nel personaggio: una Rusalka, la sua, struggente e dolente, che musicalmente ha evidenziato una rara brillantezza e raffinatezza vocale, onnipresente sulla scena, dall’inizio alla fine dell’opera, riesce con una varietà incredibile di attitudini mimiche e vocali, a rendere plausibile e convincente la versione di Loy.

– Leggi anche: La seconda vita di Asmik Grigorian

A fonte della ballerina azzoppata, per una crudele nemesi, il tenore statunitense Eric Cutler, qualche giorno prima del debutto si era rotto il tendine di Achille, ma, coraggiosamente, ha saputo svolgere il suo ruolo sulla scena, con tanto di stampelle, riuscendo, nonostante ciò ad essere credibile, anche se nell’azione ciò gli ha creato spesso degli impacci: notevole il suo apporto vocale, in crescendo per qualità e intensità, fino al duetto finale.

La gestione dell’azione scenica è stata estremamente accurata, ricca di senso drammatico e dell’azione, con una intensa partecipazione di tutto il cast. Così Karita Mattila è stata una brillante principessa straniera, Maxim Kuzmin-Karavaev un Vodnik autorevole ed intenso; La strega Jezibaba è stata interpretata da Katarina Dalayman con convincente piglio attorale, pregevoli anche le parti "comiche" del guardiacaccia e dello sguattero, di Manuel Esteve e Juliette Mars e senza dubbio di grande efficacia vocale l’apporto delle tre ninfe; Julietta Aleksanyan, Rachel Kelly e Alyona Abramova.

La direzione musicale del direttore stabile del Real, Ivor Bolton, si è contraddistinta per l’abituale accuratezza nella gestione dell’insieme, nella relazione delle parti vocali con il fosso, tutto molto abilmente controllato: forse a tratti è mancata un’adeguata  espansione lirica, specie nei momenti sinfonici più intensi.

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