Riscoprire Poulenc a Liegi

Ottima la prova di Speranza Scappucci sul podio per Dialogues des Carmélites

Dialogues des Carmélites
Dialogues des Carmélites
Recensione
classica
Opéra Royal de Wallonie-Liège
Dialogues des Carmélites
21 Giugno 2023 - 29 Giugno 2023

Grande successo, innanzitutto personale, per il maestro Speranza Scappucci che è tornata all’Opera di Liegi, dove è stata direttore musicale dal 2017 al 2022, per dirigere una nuova produzione dei Dialogues des Carmélites di Poulanc. Ma molto applaudito pure lo spettacolo nel suo complesso che, malgrado una messa in scena che inizialmente non convince appieno, infine conquista con un finale inaspettato, riuscendo in quel crescendo emotivo di profonda commozione che regala l’opera quando ben eseguita. Una produzione al femminile – oltre alla direzione musicale della Scappucci, la regia è di Marie Lambert-Le Bihan, le scene ed i costumi di Cécile Trémolières, le luci di Fiammetta Baldiserri – che si contraddistingue per precisione di direzione musicale, buone giovani voci, delicatezza e realismo della messa in scena dei diversi stati d’animo. Il punto debole è, da parte della scenografa, non essere riuscita a dare un chiara percezione della differenza di situazioni, innanzitutto con la casa aristocratica da cui proviene la protagonista Blanche, e in cui si rifugerà a lavorare come serva dopo la rivoluzione, suggerita dalla presenza solo di un brutto sipario semitrasparente. Comprensibile la scelta dell’essenzialità in un’opera intimista, il giocare con le ombre, ma la rivoluzione sembra qui assai lontana, appena evocata  da palle nere che cadano sul fondo e poco altro. Ma infine la pedana che domina il palcoscenico, centrale nelle scene in convento, viene sollevata verso l’alto e si rivela inaspettatamente essere un’enorme lama di ghigliottina sotto cui si dispongono tutte le religiose per cadere ad una ad una nel crescendo drammatico finale davvero d’ottimo effetto. Altro momento di grande commozione è già alla fine del primo atto la morte della priora ed il suo duetto con Blanche, quest’ultima interpretata dal giovane soprano francese Alexandra Marcellier che ben incarna ed esprime tutte le paure ed i dubbi della protagonista, mentre il mezzo Julie Pasturaud riesce ad essere, malgrado la giovane età, una Madame de Croissy, la priora, che fa venire i brividi per il realismo della sua fine caratterizzata da un’angoscia opprimente e tormentata, e davvero di grande intensità il suo scambio di battute sul punto di morte con Blanche. Bravi ed adatti ai ruoli anche tutti gli altri interpreti, tra le suore un plauso un particolare al soprano Sheva Tehoval che si fa notare come una Constance de Saint-Denis spontanea e fresca, al mezzo Julie Boulianne che è una composta e convincente madre Marie de l’Incarnation,  lo stesso può dirsi del soprano francese Claire Antoine nel ruolo della nuova priora. Tra gli interpreti maschili, si fanno apprezzare in particolare il bravo tenore Bogdan Volkov come le Chevalier de la Force; il basso nobile Patrick Bolleire che è suo padre, il Marquis de la Force;  il tenore François Pardailhé come, un po’ perduto, prete confessore del convento. Buona complessivamente la prova del coro diretto da Denis Segond. Se, come per le scene, anche i costumi non convincono del tutto, fogge d’epoca che in un contesto reso tanto spoglio sembrano troppo vecchi, a dare sempre più fascino alla vicenda ci pensano invece le belle luci sfumate e poetiche della Baldiserri. Ma è sopratutto la direzione della Scappucci che fa fare il salto di qualità allo spettacolo per le sue riconosciute qualità di precisione e moderno gusto interpretativo, forse qui solo qualche fortissimo ancora un po’ più da limare, con grande attenzione alle voci e con un carisma e un’ empatia grazie alle quali riesce a fare esprimere tutti al meglio, orchestra e cantanti, dando senso ad ogni sfumatura dei tormenti e delle angosce esistenziali dei protagonisti, lavorando bene non solo sui colori ma pure sul disegno complessivo della partitura, ben leggibile e coesa con i suoi affascinati rimandi interni e con un ritmo cinematografico, collegando immagini e scene senza mai fare venire meno la tensione. 

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