Ricordando Fiamma Nicolodi

Un bel concerto della Camerata di Prato per ricordare la studiosa morta nell’agosto del 2021

Claudio Novati
Claudio Novati
Recensione
classica
Teatro Politeama di Prato
Ricordando Fiamma Nicolodi
09 Febbraio 2023

La Camerata Strumentale “Città di Prato” ha dedicato il 9 febbraio scorso, nel teatro Politeama, un concerto alla memoria di Fiamma Nicolodi, la storica della musica morta il 23 agosto 2021, che aveva seguito con simpatia le vicende e i concerti di questa orchestra. Un’orchestra che a venticinque anni dalla sua fondazione – ma come media d’età resta giovane -  tiene alto il blasone della musica a Prato, e  grazie al direttore artistico Alberto Batisti riesce a dare al pubblico pratesi programmi ambiziosi anche se sempre ben calibrati sulla taglia piccolo-sinfonica, alternando quasi regolarmente a pezzi di repertorio qualche bella rarità e qualche indagine su autori o scuole meno battute. In questo caso, poi, si trattava di dare anche un indiretto ritratto della studiosa ricordata, della sua vita e dei suoi studi: Fiamma Nicolodi, figlia di Fulvia  Casella e dunque nipote di Alfredo Casella, aveva posto al centro delle sue ricerche la musica italiana del Novecento, dalla generazione dell’Ottanta di cui suo nonno era stato uno degli esponenti di spicco, a Dallapiccola e oltre, con libri fra cui ricordiamo almeno Gusti e tendenze del Novecento musicale in Italia, Musica e musicisti nel ventennio fascista, Parole e musica (una raccolta di scritti di Luigi Dallapiccola), Orizzonti musicali italo-europei, Novecento in musica: protagonisti, correnti, opere. I primi cinquant’anni.

    E dunque, la generazione dell’Ottanta come spunto di partenza. In apertura c’era Malipiero, con una delle sue operazioni di recupero della musica italiana antica, la Vivaldiana del 1952 che assembla movimenti diversi di diversi concerti e ne cambia la veste inserendo anche i fiati, scelta oggi difficilmente giustificabile, eppure un ascolto che resta interessante proprio perché testimonia una delle prospettive principali da cui prese le mosse quella generazione; poi, naturalmente Casella, con la suite Divertimento per Fulvia op. 64, tarda e finissima orchestrazione di una collana collana pianistica di vent’anni e più prima, i Pezzi Infantili op. 35 del 1920, in cui niente o quasi sopravvive di un certo neoclassicismo fastoso e romano e tutto prende il colore delicato della fiaba; da qui, procedendo per affinità cronologiche, stilistiche e umorali con Casella, una vera rarità, Summer Day op. 65b di Sergej Prokof’ev, del 1941, che abbiamo ascoltato per la prima volta: anche qui una suite (Suite infantile, sic) per piccola orchestra ricavata da un precedente album pianistico, anche qui una strumentazione tutta transizioni delicate e tocchi naturalistici, perfetta, al pari del Divertimento caselliano, per mettere in luce il gioco di archi e fiati in una piccola orchestra. Infine, uno dei grandi riferimenti del neoclassicismo musicale europeo, Haydn, con un’esecuzione veramente riuscita, vivace e sciolta, della sinfonia N. 101, “La Pendola”.  Il concerto ha avuto molto successo e buona parte del merito va al giovane direttore Claudio Novati, dal gesto rigoroso ma anche cordiale e comunicativo, tale da trarre dall’orchestra precisione e scintillìo, e capace di dare un’impeccabile inquadratura stilistica a tutti i pezzi in programma.

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