Quelle parole dei Counting Crows

Quando una canzone ci parla

Recensione
pop
In Italia abbiamo la "maglietta fina e la voglia di essere nudi", in quella che è forse una delle canzoni più melense e di maggior successo che si ricordi. L’estate, sapore di sale, sapore di mare sulla pelle, ce n’è abbastanza da far venire la nausea. Il tema alla fine è lo stesso, ma Adam Duritz, leader ad alto tasso letterario della band americana Counting Crows, rinuncia ad ogni immagine adolescenziale, dimentica le pulsioni ormonali. Una storia estiva, con una ragazza australiana conosciuta durante una vacanza in Grecia (le premesse sono perfette), viene narrata e sviscerata, diventando una sorta di racconto sulla capacità di autoconvincimento dell’uomo, sulla capacità di negare l’evidenza, sulla paura dell’amore: «And every word is nonsense but I understand and, Oh lord, I'm not ready for this sort of thing... Io non sono pronto per questo genere di cose. Ogni parola è priva di significato, ma la capisco. Ogni volta che starnutisce credo sia amore. Ma io non sono pronto per questo genere di cose».
Ecco, in questi magnifici versi dell’ultimo ritornello sta tutta la canzone, traccia numero cinque dell’album di debutto della band, il campione di vendite (grazie al brano “Mr Jones”) “August and everything after” del 1993. Mi viene la pelle d’oca anche oggi, dopo 17 anni e qualche migliaio di ascolti, quando verso la fine arrivano i backing vocals, che tradiscono la provenienza west-coast della band. Poi Anna comincia a scomparire, se ne va, ed io non sono pronto per questo genere di cose...


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