Norma nella Norma

Spettacolo caratterizzato da una certa genericità di accento drammatico, da addebitarsi tanto alla direzione musicale di Angelo Campori che alla regia di Mattia Testi. Discreto il cast a eccezione del tenore Igniacio Encinas, buona sia l'orchestra che il coro.

Recensione
classica
Teatro Gaetano Fraschini Pavia
Vincenzo Bellini
09 Dicembre 2000
Norma è un'opera che vive di sottili e violenti contrasti: quello, tipicamente melodrammatico tra vicenda interiore e collettività prima di tutto, ma anche quello tra la notte densa di agitazione della foresta druidica e il richiamo della luminosa e civile Roma, per ricordarne un altro. A volerli sottovalutare senza opporre loro un'altrettanto forte idea interpretativa, si rischia di affondare la vicenda in una manierata genericità, alla quale l'allestimento del Circuito lirico lombardo, appena andato in scena al Teatro Fraschini di Pavia, non sembra volersi sottrarre. L'ambientazione notturna è, per esempio, frammentata da un avvicendarsi dei riflettori tra recitativo e aria, tra introduzione e momento culminante, spesso del tutto incomprensibile; della luna, tanto evocata da Norma, neanche l'ombra. Un muro sbrecciato allude al gusto romantico per la classicità vissuta attraverso la rovina, mentre due tulle dipinti a fogliame mascherano o rivelano, all'occorrenza, i barbari abitatori della selva; delle altissime e spoglie pareti di pietra isoleranno poi la casa di Norma e il tempio d'Irminsul dalla medesima foresta. La mancanza di un'idea forte nella regia di Mattia Testi, trova un puntuale rispecchiamento nella direzione musicale di Angelo Campori, che se da un lato sembra mostrare un buon controllo dei piani sonori e un certo gusto del dettaglio, è priva di quella delicata e rara capacità di fare del tempo un grafico esatto delle emozioni dispiegate dal canto, che la musica di Bellini richiede ai suoi interpreti; gli arpeggi degli archi nelle arie, gli accordi strappati nei recitativi, le lunghe arcate melodiche, vivono solo in un dosaggio continuo e sottile di tensione e distensione, senza il quale smarriscono ogni capacità drammatica. Così l'accento era giustamente corrusco nei momenti guerrieri, adeguatamente dolce in quelli introspettivi e via dicendo, ma senza alcuna arte della transizione e della flessibilità belcantistica. La giovane Katia Pellegrino, non sempre a proprio agio nel canto d'agilità, ha saputo comunque dare vita a una Norma credibile e tragica, regalando i momenti più belli della serata nei duetti con la Adalgisa di Cristina Sogmaister, che ha sfoggiato una voce omogenea e ben controllata, unita a una grande musicalità. Decisamente non in serata, invece, Ignacio Encinas, dalla voce dura, stimbrata, pattinante nell'intonazione e legnosa nel fraseggio, tanto da non far rimpiangere che, tra i tradizionali tagli adottati da Campori, ci fosse anche il ritorno della sua cabaletta. Buono l'Oroveso di Riccardo Ferrari e le due parti minori. Di discreto livello (anche se un po' troppo leggero fra i tenori) si è mostrato il Coro del Circuito lirico regionale diretto da Valentino Metti, ottima l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano. È da notare come il pubblico dei teatri minori, una volta temutissimo banco di prova, sembri essersi decisamente ammorbidito, mostrandosi ormai più propenso a regalare generici successi che a pretendere troppo dalla propria, breve, stagione lirica.

Note: nuovo all.

Interpreti: Encinas, Ferrari, Pellegrino, Sogmaister, Bertocchi, Ricci

Regia: Mattia Testi

Scene: Pierpaolo Bisleri

Costumi: Ruggero Vitrani

Orchestra: Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano

Direttore: Angelo Campori

Coro: Coro del Circuito Lirico regionale

Maestro Coro: Valentino Metti

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Speranza Scappucci dirige per la prima volta l’opera di Bellini

classica

L’Oper Frankfurt presenta al Bockenheimer Depot il dittico The Medium e Satyricon, ultima produzione della stagione 

classica

Applausi per l'opera di Strauss con la regia di Christof Loy