Musica con vista a Macerata

Gabriele Strata (Foto Alfredo Tabocchini)
Gabriele Strata (Foto Alfredo Tabocchini)
Recensione
classica
Orto dei Pensatori, Macerata
Gabriele Strata
23 Settembre 2022

Gabriele Strata, pianista classe 1999 è stato il protagonista, il 23 settembre a Macerata,  di uno dei concerti del Festival Musica con Vista , il lungo viaggio musicale che sta percorrendo tutta l’Italia iniziato l’11 giugno e arrivato quasi al termine del suo percorso attraverso trentasette concerti. I luoghi prescelti dal Festival  non sono mete turistiche famose, ma molto spesso meraviglie nascoste come giardini, chiostri, cortili di palazzi storici dislocate in aree decentrate del nostro paese, in un’ottica di turismo di prossimità. Nato nel 2020 grazie alla partnership tra Le Dimore del Quartetto e Comitato AMUR, Musica con Vista si pone come obiettivi  di sostenere la nuova generazione di giovani talenti della musica classica offrendo al pubblico la possibilità di scoprire la bellezza dei luoghi del proprio territorio.

Quello prescelto per questo concerto maceratese, in collaborazione con l’associazione Appassionata, era l’Orto dei Pensatori, luogo suggestivo che nel corso dei secoli da monastero diventò carcere e oggi sede universitaria, ma che per le avverse condizioni metereologiche è stato sostituito con un luogo al chiuso, l’aula magna del Dipartimento di Filosofia. Anche il protagonista del concerto sarebbe dovuto essere un altro, perché in programma si leggeva il nome di Alexander Gadjiev, che tuttavia  per  una improvvisa indisponibilità è stato sostituito, giusto il giorno prima del concerto,  da Gabriele Strata.

Pianista emergente di carriera internazionale, Strata si è  distinto  nel 2018 come vincitore del Premio Venezia e ha tenuto recital in diverse prestigiose sale da concerto; il programma presentato a Macerata aveva come filo conduttore la Francia e spaziava da Couperin a compositori del Novecento come Debussy, Satie e Messiaen, attraverso la musica di Chopin, con le quattro Ballate. Programma molto variegato, quindi, che ha alternato pagine virtuosistiche a brani  dove il suono era il vero unico protagonista e che ha permesso di apprezzare, di questo giovanissimo pianista, la tecnica impeccabile ma soprattutto la musicalità già matura e le scelte interpretative non scontate. Soprattutto in Chopin, molto accentuati erano i contrasti tra le diverse sezioni dei quattro capolavori, e volutamente esasperato il vario sentire che emerge dalle note e che spazia tra mille sfumature emotive.

Coraggiose le scelte di repertorio, che portano Strata anche verso la pochissimo frequentata musica contemporanea, che secondo quello che ci ha detto dopo il concerto, va doverosamente presentata al pubblico per la sua importanza, ma a piccole dosi, per la difficoltà di ascolto; da qui l’interesse verso Ligeti, o verso Messiaen, di cui ha suonato Première Communion de la Vierge da Vingt regards sur l’Enfant Jésus con grande padronanza delle risorse timbriche dello strumento.

Musicista già maturo, già in carriera, quindi, ma che nelle sue note biografiche tiene a dire che sta ancora studiando; tra i suoi maestri Roberto Prosseda, Benedetto Lupo e Ronan O’Hora.

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