Morandi gioca in casa

Al Teatro Duse di Bologna proseguono a oltranza le repliche dello spettacolo lanciato da Gianni Morandi ormai tre anni fa: un caso di residency del tutto inusuale per l’Italia

Gianni Morandi (foto Angelo Trani)
Gianni Morandi (foto Angelo Trani)
Recensione
pop
Bologna, Teatro Duse
Gianni Morandi – Stasera gioco in casa. Una vita di canzoni
01 Novembre 2019 - 13 Marzo 2022

Quando venne annunciata, tre anni or sono, sembrò un’impresa folle: 21 serate per il nuovo spettacolo di Gianni Morandi Stasera gioco in casa, programmate al Teatro Duse di Bologna nell’arco di alcuni mesi, là dove concerti simili si risolvono al solito in una manciata di repliche concentrate in pochi giorni. Debutto il 1° novembre 2019. E fu subito chiaro che l’azzardo non era poi tale: le date in calendario non bastavano a soddisfare le richieste, in continuo aumento, sull’onda del passaparola cittadino avviato dai primi spettatori. Le nuove date aggiunte in coda vennero però impedite dal lockdown di fine febbraio, e soltanto il 15 giugno 2020, alla riapertura dei teatri, fu possibile organizzare una rentrée simbolica, a sostegno della ripresa degli spettacoli dal vivo: 200 persone appena in sala, a ingresso gratuito, con diretta radiofonica e televisiva su Radio Bruno, la principale emittente regionale.

A ripensarci adesso, sembra passato remoto, ora che le repliche scorrono di nuovo a pieno ritmo, con ulteriori, ennesime recite riannunciate di continuo per quella che è ormai diventata una residency, e che continueranno verosimilmente fino al giorno in cui, per una volta, non si registrerà il ‘tutto esaurito’ (999 posti, che fanno conto pari con Morandi in scena). Il fenomeno è del tutto insolito per Bologna, e probabilmente per l’Italia intera: non si tratta in questo caso di un grande spettacolo di repertorio, come le commedie musicali del Teatro Sistina, che si replicano ad oltranza con cast in rotazione. Stasera gioco in casa è invece un tipico one man show, musicalmente in dimensione ‘acustica’, su palcoscenico semivuoto: Morandi, un microfono e la sua chitarra, cui s’uniscono a intermittenza il pianista Alessandro Magri e il chitarrista Elia Garutti.

Gianni Moranti (foto Angelo Trani)
Gianni Morandi (foto Angelo Trani)

Tante le canzoni in programma, e non solo ‘sue’: una trentina, eseguite integralmente o appena accennate, con spiccata preferenza per quelle amatissime degli anni ’60, una più bella dell’altra sentite ancor oggi (ma non manca un divertentissimo medley con i brani più brutti che ebbe a cantare nello stesso periodo!). E fra i numerosi evergreen, lunghi dialoghi con il pubblico senza l’esigenza di mascherare l’accento bolognese, arricchiti anzi di simpatiche espressioni dialettali: sono momenti in cui Morandi condivide ricordi personali e comuni, dalla famiglia di limitate possibilità economiche nella natia Monghidoro (sull’Appennino fra Emilia e Toscana) all’ultimo scudetto calcistico del Bologna (nel lontano 1963), dalla prima audizione in città, ancora indeciso a 13 anni fra lo stile classico di Claudio Villa e quello innovatore di Domenico Modugno, fino all’immagine onnipresente dell’amico Lucio Dalla, «che ti sembra ancora di veder spuntare dietro ogni angolo del centro», del quale propone tre brani in successione. E poiché Morandi è anche un grande imitatore di voci, le gag non si contano: esilarante il racconto dettagliato della telefonata con Mogol per mettere in piedi quella che nel 1981 sarebbe diventata la Nazionale Italiana Cantanti; e un vero virtuosismo è la riproposta di Si può dare di più ‘a tre voci’, imitando quelle di Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi che lanciarono la canzone in trio con lui.

Siamo tornati a vedere lo spettacolo dopo la breve pausa sanremese: non è sostanzialmente cambiato dal 2019, se non per l’aggiunta obbligata del nuovissimo successo Apri tutte le porte, sulle cui prime note il teatro s’illumina a giorno e spuntano fra il pubblico gli striscioni di congratulazione per il trionfo al Festival. La platea è gremita di quella ‘terza età’ che è cresciuta con lui, le gallerie pullulano di giovani che ballano in piedi i twist di oltre mezzo secolo fa. L’‘eterno ragazzo’ classe 1944 si dimena lui pure senza sosta e con un’energia invidiabile – vocale e fisica – su quel palcoscenico non scelto a caso: lo stesso dove cantò la prima volta a diciannove anni. E scherza di continuo con la propria età, assumendo in diretta le pillole della sera (per la pressione, il colesterolo, la prostata...), esorcizzando il tempo che passa con il monito apotropaico lasciatogli da Fiorello, secondo cui «Fra ‘l’eterno ragazzo’ e ‘l’eterno riposo’ è un attimo!». Ma, per nostra fortuna, di riposarsi il Gianni nazionale non ne ha davvero alcuna voglia!

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