Montepulciano, il caos e il cielo

Ottima partenza per il quarantacinquesimo cantiere internazionale d’arte di Montepulciano

Cantiere Montepulciano
Recensione
classica
Montepulciano
Cantiere internazionale d'arte
24 Luglio 2020 - 25 Luglio 2020

Montepulciano c’è, con il suo Cantiere internazionale d'arte e con le altre manifestazioni estive. E per quel che riguarda il festival fondato da Hans Werner Henze c’è anche, per questi primi eventi di cui facciamo la cronaca, e nonostante il calo prevedibile dei flussi turistici, la risposta del pubblico. Tanto che è nell’aria una seconda recita (visto che la prima, il 1° agosto, è già esaurita), di Fuga a tre voci di Marco Tullio Giordana dal carteggio Henze/Bachmann con Michela Cescon, Alessio Boni e Giacomo Palazzesi alla chitarra, che di questa edizione 2020 del Cantiere costituisce un po’ l’evento.

In un panorama generale di ridefinizioni e rinunce da Covid, sarebbe stato veramente un peccato che finisse con un’ultima stagione mortificata – ma non è stato così – il mandato di Roland Boer, che ha ideato le ultime edizioni del Cantiere e che come direttore musicale lascia dopo tanti anni, e lascia un’impronta di fedeltà allo spirito originario di Henze, ma anche di apertura alle inevitabili evoluzioni e ampliamenti di prospettiva. 

Già, cambiamenti, tra caos e utopia, natura e umanità, terra e cielo – i temi del Cantiere numero 45 intitolato a “Caos e Creazione”. Il programma, tutto settecentesco, del concerto inaugurale del 24 in Piazza Grande, con i Solisti Aquilani, partiva dal Chaos da Les Elements di Jean-Fery Rebel, una pagina splendida che ci ha fatto ancora una volta deplorare la scarsa presenza dei francesi nei programmi italiani, e approdava al dialogo idealizzato fra umanità e regno animale con la deliziosa scena dall’oratorio di Haendel L’Allegro, il Penseroso e il Moderato, Sweet bird (soprano solista l’ottima Adina Vilichi).

Cantiere Montepulciano

Passando, però, da quella che Al Gore ha chiamato la scomoda verità: l’esecuzione delle Quattro Stagioni vivaldiane era preceduta da un lungo video realizzato dagli stessi Solisti Aquilani, in cui le note di Vivaldi commentavano i mari di plastica, la distruzione delle foreste, l’orgia dell’umana spensieratezza, la folle fuga dalla realtà, in un provocante contrasto con la natura arcadica della musica, come ad ammonirci sulla necessità improrogabile di uno sguardo nuovo. Seguiva poi l’esecuzione in sé, e qui, ammettiamolo pure, le operazioni sul testo vivaldiano, fra svisature da chitarra rock del violino solista, timbri e agogiche esasperate e persino rumoristica live electronics di supporto, andavano ben oltre quanto è costume tollerare nella prassi corrente della musica colta… però non dispiacevano affatto, anzi, la tempestosa energia, la spavalderia e la compattezza del gruppo, sotto la guida del valente violino solista e concertatore Daniele Orlando. In questo concerto Boer dirigeva al centro ma con davanti un piccolo clavicembalo per il basso continuo, come spesso fa, i pezzi di Rebel e Haendel, e si affiancava a Vivaldi come secondo cembalo.

Il giorno dopo, il 25, un duplice evento sdoppiava in preziosa varietà e finezza di proposta il tema del cielo. Alle 21.30, Le voyage dans la lune a cura di Francesco Finocchiaro e Daniele Furlati, ossia, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, i docenti (Daniele Furlati e Luca Leprotti) e allievi del corso di Musica applicata del Conservatorio di Rovigo per accompagnare con strumenti e live electronics le deliziose fantasie lunari e solari di un maestro del cinema muto come Georges Meliès e altri racconti siderali. Alle 23.30, di nuovo in Piazza Grande, per una proposta davvero interessante, la versione per due pianoforti dei Pianeti di Gustav Holst, versione d’autore che ascoltavamo per la prima volta nel raffinato bianco e nero pianistico così contrastante con i colori e gli spessori della ben più celebre versione a grande orchestra, proposta dal duo stabilmente costituito da un celebre pianista, Leslie Howard, e dal suo allievo Ludovico Troncanetti. In tutte queste occasioni, molti consensi da un pubblico necessariamente ridotto da distanziamenti di legge ma chiaramente felice di essere di nuovo ad ascoltare musica.

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