Monodramma contemporaneo

A Madrid la prima di Las horas vacías di Ricardo Llorca

Las horas vacías  (Foto Pablo Lorente)
Las horas vacías (Foto Pablo Lorente)
Recensione
classica
Teatro Canal, Madrid
Las horas vacías
09 Novembre 2021 - 14 Novembre 2021

Con la proposta di un nuovo titolo come Las horas vacías di Ricardo Llorca il Teatro Real di Madrid, prosegue con un tipo di programmazione decentrata, alternativa a quella del teatro principale, in collaborazione con altre istituzioni teatrali, per proporre nuove produzioni contemporanee con lo scopo di estendere i propri ambiti di aprirsi a nuovi settori di pubblico.

Una “opera monodramma” (come la definisce l’autore), che arriva a Madrid per la prima volta in forma scenica, dopo aver debuttato nel 2007 a New York e circolato in diverse sale internazionali, in forma da concerto o semiscenica.

Come già in precedenti proposte del teatro madrileno, con questo lavoro si percorre il terreno della forma ibrida, di un’espressione che si muove tra la prosa e il canto. Llorca, autore anche del libretto, sembra volerci presentare il dramma tutto interiore della solitudine contemporanea, delle ‘ore vuote’, dei rapporti virtuali di una donna con lo schermo di un computer. Sulla scena del Teatro Canal: una soprano, un’attrice e un coro, in buca una piccola orchestra d’archi e un pianoforte.

Il clima musicale prospettato da Llorca si muove come collezionando un’eclettica fusione di influssi, su una linea coerentemente postmoderna: su un impianto di stampo minimalista dell’orchestra e del pianoforte, la scrittura vocale per soprano viene disegnando stentoree melopee, agili colorature sul registro acuto, finanche tratti che ricordano i rapidi scioglilingua di un’opera buffa; mentre sullo sfondo, di tanto in tanto, un coro ‘statico’ snoda polifonie arcaicizzanti o interagisce, quasi a mo’ di coro greco, con le riflessioni della protagonista. Una protagonista che si sdoppia nelle due figure, della cantante e dell’attrice, in una sorta di gioco di specchi espressivo.

L’abile perizia compositiva di Llorca, nel disegnare complessi contrappunti e sovrapposizioni stilistiche - che tra gli altri ci ricorda l’approccio di un John Adams - può sortire l’effetto di una dimensione quasi astratta, straniante, ma che ci pare ben lontana da quella che potrebbe appartenere ad una dimensione di solitudine metropolitana contemporanea, che l’autore intendeva evocare. La sensazione è che ci sia come una sorta di spazio incolmabile tra le parole di ciò che si vuole narrare, con un linguaggio molto semplice e quotidiano, e una musica che si muove, si stratifica e decolla verso altre dimensioni. Ciò non toglie che si incontrino momenti indovinati come l’aria dal ritmo incalzante in cui la protagonista evoca la routine del passare dei giorni della settimana.

Scenografia essenziale, con belle proiezioni, così come la regia di José Luis Arellano, che riesce con garbo e perizia a gestire la relazione tra le due donne, che  rappresentano come due anime, quella che parla e quella che canta, di un’unica persona. Efficace e disinvolta l’interpretazione dell’attrice Mabel de Pozo, pregevole la prestazione vocale di Sonia de Munck che, con gusto ed eleganza, si destreggia nei complessi passaggi sul registro acuto e di agilità di questa partitura.

 

 

 

 

 

 

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